Il giudice lo estende a tutti

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    E’ arrivata ieri la terza bocciatura giudiziaria per il bonus bebè ideato dalla Giunta Paroli. Questa volta il giudice del lavoro Gianluca Alessio definisce atto discriminatorio e ritorsivo la delibera del 30 gennaio che ha annullato tout court l’erogazione del bonus, sia per immigrati che per cittadini bresciani, e ordina alla Giunta di ripristinarla riaprendo i termini di presentazione delle domande sino al 30 giugno pubblicizzando l’ordinanza sui giornali locali. Un nuovo schiaffo alla politica sociale del Comune.
    Pesanti le prime parole di Paroli che definisce l’ordinanza: «un’invasione di campo, un atto grave che lede la discrezionalità e l’autonomia dell’amministrazione, un vulnus che fa male alla giustizia e alla città. Non abbiamo più fiducia in questo Tribunale del lavoro: in esso non abbiamo trovato quell’equilibrio e quella coerenza che avrebbero dovuto portarlo a dichiararsi incompetente sulla materia». Gli fa eco l’assessore Fausto Di Mezza: «Questa sentenza è di una gravità inaudita, coinvolgeremo la politica a livello nazionale. Il nostro Paese si basa sulla divisione dei poteri, ma qui un giudice interferisce sul potere esecutivo. In nome di quale popolo ha pronunciato questa sentenza? Del popolo che ha votato il Pdl o di quello della Cgil? È specioso che la Cgil si rivolga al giudice del lavoro: questa è una sentenza di carattere politico. Il giudice non vuole cambiare il bonus bebè, vuole cambiare il sindaco di Brescia».
    Ormai è questione di princio, la Giunta vuole andare sino in fondo e si prepara a un ricorso.
    a.c.

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    UN COMMENTO

    1. Ha ragione Di Mezza. Ma del resto dalla giustizia che ci ritroviamo in Italia cosa ti vuoi aspettare? Alle volte penso che noi italiani (parlo ovviamente per la minoranza di persone oneste)siamo proprio un popolo di pirla a tollerare questo andazzo.

    2. Di Mezza dice: "In nome di quale popolo ha pronunciato questa sentenza? Del popolo che ha votato il Pdl o di quello della Cgil?"
      In nome del Popolo Italiano, quello che rispetta la Costituzione e le Leggi votate in Parlamento e in vigore in tutta Italia.
      Certo non i nome di chi pensa che, avendo vinto le elezioni, può deliberare infischinadosene delle leggi vigenti e andando contro i dettami della Costituzione.
      Se le norme prevedono che con il semaforo rosso non si passa, la Giunta non può deliberare diversamente. Anche se la maggioranza dei cittadini l’ha votata!
      Se poi chi mi precede si considera un pirla … beh, non posso che dargli ragione!

    3. Quando si vuole difendere un "principio" bisognerebbe essere certi che sia veramente un principio. La scelta della giunta Paroli è una scelta discriminatoria, non di principio, è libero ovviamente di difenderla in tutte le sedi anche contro la magistatura locale, (non c’è bisogno di insultarla) tuttavia ritornare sulle proprie decisioni in politica non è mai segno di debolezza, è segno di saggezza.
      Il sindaco dovrebbe ascoltare i consigli alla prudenza piuttosto che le grida sgangherate di alcuni suoi assessori.

    4. e allora perchè non a tutta la provincia ma solo ai cittadini bresciani deve essere erogato? e poi… siamo noi italiani a non avere figli… gli stranieri ne hanno tanti senza incentivi.

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