La sfida della Loggia continua

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    Sta diventando una vera e propria battaglia giuridico-legale nella quale la Loggia vuole a tutti i costi avere la meglio. Piuttosto che sborsare poche migliaia di euro in più per estendere il bonus alle famiglie di genitori immigrati residenti in città la giunta Paroli ha intrapreso una strada legale che non si sa quando finirà. Per gli amministratori è una questione di principio, secondo loro nessun tribunale, a maggior ragione quello del lavoro, può dettare la politica sociale di una giunta democraticamente eletta dai cittadini. Nei giorni scorsi è stato depositato il reclamo contro l’ordinanza del 13 marzo scorso che definì discriminatorio e ritorsivo il ritiro del bonus in quanto esteso a tutti, italiani e immigrati. Piuttosto che darlo a tutti la Loggia lo volle ritirare, e il giudice Gianluca Alessio lo impedì. Ora il ricorso presentato in corte d’appello e al tribunale ordinario. L’assessore ai Servizi Sociali Giorgio Maione, Forza Italia, assicura che la Giunta ha l’appoggio dell’avvocato Mariconda che è certo della correttezza giuridica dell’ordinanza-bonus.
    A presto la nuova puntata.
    a.c.

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    UN COMMENTO

    1. la decisione del comune viola gli articoli 43 e 44 del Testo unico sull’immigrazione. Inoltre, "il Bonus bebè non può essere un mezzo idoneo a favorire la natalità dei cittadini italiani residenti a Brescia, poichè deliberato nel 2008 in favore dei nati nel 2008 e, perciò, non appropriato né necessario per favorire la natalità". La somma di mille euro, poi, "non è sufficiente a determinare nessun cittadino italiano (dotato di un minimo di razionalità) a procreare".
      Il tribunale ha ordinato, quindi, al comune "di eliminare tale discriminazione e i suoi effetti, attribuendo, mediante i provvedimenti ritenuti più idonei, il beneficio a tutti gli stranieri che ne facciano richiesta e siano in possesso degli ulteriori requisiti, diversi dalla cittadinanza".

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