L’opposizione polemica

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    Prefettura di Brescia, celebrazione della Festa della Repubblica: dopo gli interventi del sindaco Paroli e del presidente della Provincia Cavalli tocca al forzista Sandro Fontana prendere la parola. Giusto il tempo di entrare nel vivo del discorso e tre esponenti politici, prima Francesco Ferrari, candidato alle europee con il Pd, poi Laura Castelletti e Dionigi Guindani socialisti candidati alle provinciali, abbandonano in segno di protesta la sala, indignati per le parole di Fontana. L’ex senatore, invitato a parlare dal viceprefetto Attilio Visconti, ha trattato nel suo discorso il tema della riforma della Costituzione, pronunciandosi favorevolmente circa un accrescimento dei poteri del premier, ipotizzando una riduzione del numero dei parlamentari e la creazione di un Senato delle autonomie locali. A queste parole i tre se ne sono andati, puntando il dito contro Fontana ma anche contro chi l’ha invitato a parlare. Ferrari si lamenta della mancanza di parcondicio (affermando che la democrazia non si manifesta facendo parlare una parte sola). Paroli liquida il fatto giustificando il gesto dei tre come mera azione propagandistica in vista delle imminenti elezioni.
    a.c.

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    1. Un Premier che si reca in ritardo alla parata del 2 giugno per continuare la pennichella mattutina, la dice lunga sul rispetto portato dal blocco "Forzista" verso la Repubblica e la Costituzione.
      Cogliere le celebrazioni del 2 giugno per attaccare i contenuti della Carta è un altro segno di tale atteggiamento.
      A Brescia poi, dove la Costituzione è stata calpestata dalla Giunta (vedi bonus bebè solo ai nbimbi ariani), si capisce che la Costituzione della Repubblica sia a dir poco "fastidiosa".
      Bene hanno fatto Castelletti, Ferrari e Guindani a lasciare la sala.
      Adesso, dopo aver svuotato la sala, dovrebbero riempire la Piazza.

    2. Sandro Fontana,politico di chiara ex fama,ex-democristiano doc mai realizzatosi in modo compiuto,virgulto,oggi un po’ appassito, della “Brescia Bene che conta” le spara proprio grosse! Egli si ritrova in tutte le salse del sottobosco politico attuale ma stupisce come riesca a ricoprire,ancora, importanti incarichi anche nella Fondazione Micheletti. Il povero Micheletti,sulla cui fede repubblicana e democratica nessuno può permettersi di nutrir dubbio,si sarà già rivoltato nella tomba nel sentir Sandro “nostro e ….loro nello stesso tempo”, dirigere il coro del nuovo Bonapartismo di casa Italia. Perche non lo dimettono da Presidente della Fondazione Micheletti visto come Egli si esprime impudentemente e "coram populo"?

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