Bracconaggio senza controlli

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    Chiusura anticipata per la più importante operazione di repressione del bracconaggio nelle Alpi e Prealpi lombarde: all’apice del passo dei migratori, la doccia fredda arriva direttamente dal Ministro Zaia, che ha disposto la chiusura anticipata dell’operazione antibracconaggio che ogni anno, nelle valli bresciane, contrasta con grande efficacia la caccia illegale.

     

    Si chiama ’Operazione Pettirosso’ ed è attuata dal NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, l’importante attività nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio che tuttora affligge le valli bresciane. Quest’anno l’attività era già partita con un forte handicap, fare un campo di circa 4 settimane, contro le 5 degli anni passati. Ma ora, proprio nel momento più intenso del passo dei piccoli uccelli migratori, arriva lo stop: si dispone la chiusura anticipata del campo, e quindi dal prossimo fine settimana il rischio è l’impunità per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane.

    I forestali fino ad oggi hanno trasmesso alla Procura più di 70 notizie di reato (l’anno scorso la campagna si concluse con oltre 120 bracconieri colti sul fatto), quasi tutte per uccellagione, affrontando con fermezza e estrema professionalità situazioni di particolare gravità: si ricorda ad esempio il tentativo di fuga su una moto da trial di un bracconiere, sorpreso sul fatto, che ha quasi investito un forestale ferendogli il braccio, per poi venire bloccato dagli altri agenti; un uccellatore colto in flagranza di reato con 6 reti tese e altre 10 reti nel capanno; successivamente una bonifica della stessa zona ha portato alla scoperta di altre ben 27 reti tese.

    La tutela della biodiversità, la legalità venatoria, il rispetto per il popolo migratore è affidato a queste forze: l’attività di vigilanza venatoria della guardie volontarie delle associazioni ambientaliste è resa sempre più difficile, infatti, alle mille difficoltà burocratiche che ostacolano la loro attività; ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d’azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che dovrebbero, invece che gioire per la rallentata attività di controllo della caccia illegale, sostenere l’impegno dei cittadini attivi nella tutela dell’ecosistema.

    WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC, insieme al sindacato SAPAF (Sindacato Autonomo di Polizia Ambientale e Forestale), confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai Ministri delle Politiche agricole e dell’Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l’illegalità ambientale.

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