La Finanza sequestra tre impianti

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    Continua l’impegno preventivo e repressivo dei Reparti dipendenti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brescia per contenere il fenomeno dei reati extratributari in particolare a contrasto dei reati ambientali scaturenti da processi produttivi industriali.

    Nei giorni scorsi i finanzieri della Tenenza di Manerbio (BS), guidati dal luogotenente Vittorio Marino, con l’ausilio di un tecnico della Provincia di Brescia, hanno eseguito un sopralluogo ai capannoni in uso ad una società cooperativa della bassa bresciana esercente il recupero e trattamento rifiuti di materie plastiche.

    Dal sopralluogo effettuato presso la società cooperativa, condotta da una signora bresciana di anni 47 circa, è emerso che da alcuni anni viene prodotto granulato plastico utilizzato per fabbricare i più svariati oggetti e manufatti per l’arredo urbano. Tale produzione avviene con il recupero di materie plastiche che, dopo idonea lavatura e specifica lavorazione, si ottiene il prodotto rigenerato ed immesso nel circuito produttivo industriale quale materia prima.

    Poiché dalla lavatura e dai processi di lavorazione anzidetti scaturiscono acque e fumi inquinanti, la società cooperativa in questione aveva l’obbligo di richiedere alla Provincia di Brescia specifiche autorizzazioni che, prima di concederle, avrebbe dovuto collaudarne l’idoneità di lavorazione. Il responsabile legale dell’azienda ha disatteso tale obbligo. Tuttavia è bene precisare che gli impianti utilizzati per la produzione del “rigenerato plastico” della società bresciana sono funzionali allo scopo. La negligenza del responsabile legale, sostanzialmente, è riconducibile alla mancata richiesta delle autorizzazioni amministrative necessarie.

    Nella considerazione che le irregolarità constatate hanno rilevanza sia penale che amministrativa, le tre linee produttive, 190 quintali di rifiuti plastici ancora da trattare e 340 quintali di “prodotto rigenerato” pronto per essere commerciato, sono stati sottoposto a sequestro. Il responsabile legale è stato denunciato all’Autorità giudiziaria bresciana che ha convalidato nel frattempo i sequestri operati dalla polizia giudiziaria.

    La normativa del settore è piuttosto severa. E’ previsto l’arresto fino a due anni oltre ad una ammenda fino a 26mila euro. Nei casi più gravi è prevista anche la pena della reclusione fino a sei anni.

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