Cgil boccia il rimpatrio

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    E’ dei giorni scorsi la notizia che il comune di Brescia contribuirà a sostenere le spese economiche per il rimpatrio degli immigrati rimasti senza lavoro. Aiuto concreto a persone in difficoltà o un metodo per "sbarazzarsi" di persone in qualche modo problematiche per la società?

    La Cgil opta per la seconda ipotesi e spiega le proprie ragioni un un comunicato diffuso agli organi di stampa: «Un incentivo per spingere immigrati in difficoltà, appartenenti a categorie fragili e svantaggiate, a rientrare nel Paese di origine, sgravando così l’amministrazione dal programmare percorsi di reinserimento sociale: è più facile rimuovere i bisogni sociali che cercare di risolverli. Che bisogno c’è di ricorrere a programmi di rientro volontario per categorie ben specifiche, già di competenza dell’Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), per legittimare la volontà di allontanare da Brescia immigrati fragili e in difficoltà economica?. Che bisogno c’è di proporre alla generalità degli immigrati in difficoltà un rientro al Paese di origine, dopo che ha affrontato anni di sofferenze e di attese per un permesso di soggiorno? Sarebbe più opportuno porre in essere misure di rafforzamento sociale, piuttosto che programmare il loro allontanamento. Come può il Comune pensare di invogliare al rimpatrio volontario chi ha messo in gioco la propria vita per raggiungere il nostro Paese dandogli un piatto di lenticchie di circa 500 euro, cifra molto inferire al costo sostenuto per raggiungere l’obiettivo di un permesso di soggiorno? Noi riteniamo che l’iniziativa posta in essere sia offensiva nei confronti delle migliaia di immigrati regolari e residenti nella nostra città, che le persone deboli e fragili debbano essere tutelate ed aiutate qui senza spingerle alla disperazione e che i rifugiati, le donne sole con minori, i disabili e gli ammalati, che questa amministrazione ha deciso di abbandonare al loro destino, meritino maggior rispetto e attenzione in nome di una civiltà che Brescia nel passato ha sempre saputo esprimere».

    La cifra stanziata dal comune è 60mila euro, utili per il rimpatrio di circa 120 immigrati (400 euro a persona più la copertura del costo del biglietto aereo per il ritorno nei paesi d’origine).
    a.c.

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    1. La posizione del Comune di Brescia fa ridere come la reazione del Sindacato che farebbe bene ad interessarsi ed a contestare il serio che succede nel mondo del lavoro e non il faceto Parol-Rolfiano.
      Suvvia,chi è quell\’imbecille che va via dall\’Italia per 400 miseri euri? lasciando un paese che vive di nero:manca lavoro? certo ma non il lavoro nero.Prego informarsi,signori.Ed allora perchè tornarsene da quell\’inferno da cui si proviene,quando quì,nella felice realtà italiana, di riffe o di raffe si riesce a sopravvivere un pò meglio?

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