Non passa il decreto salva-Brescia

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    Brescia chiedeva solo una cosa: che non venissero computati ai fini del patto di stabilità i proventi "derivanti dalla distribuzione dei dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in essere da società quotate sui mercati regolamentati operanti nel settore dei servizi pubblici locali". Pareva che il decreto potesse essere approvato, grazie all’intercessione dei politici-amministratori bresciani Molgora e Paroli, grazie all’interessaento del Ministro Tremonti, invcece non se n’è fatto nulla, ieri il decreto, inserito nel "milleproroghe", è stato bocciato dalla Comissione Affari Costituzionali del Senato, e la città torna a preoccuparsi.

    Anche il sindaco Paroli, che sulle colonne di Bresciaoggi dice: «La vicenda non è facile, ma non mi arrendo. Molti parlamentari bresciani hanno capito la situazione e ci stanno dando una mano. Sanno che questa è una correzione da fare e contiamo sui possibili nuovi provvedimenti. La situazione è paradossale, visto che non siamo noi a negare la giusta esigenza di fare bilanci virtuosi, ma è il patto, così com’è formulato, che è irragionevole. Il nostro è un bilancio sano, come lo erano quelli dei nostri predecessori: non trascina un indebitamento ingiustificato. A creare il problema è stata la decisione di mettere a bilancio, in una sola tranche, il maxi dividendo di A2A di 60 milioni di euro. Ciò ha portato a soluzioni insostenibili. Il Governo non può chiederci di avere un maxi dividendo ogni anno… Ero di fronte alla decisione tra il ridurre i servizi dovuti ai cittadini e l’uscire dal patto di stabilità, e la scelta è stata quasi obbligata. Del resto, anche Corsini, a suo tempo, uscì dal patto. Mi auguro, comunque, che non si tratti di una scelta definitiva: ci sono altri provvedimenti su cui lavorare per evitare sanzioni e lo faremo».
    a.c.

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