Bentornato Aldo Busi

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Renato Borsoni - www.bsnews.it
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di Renato Borsoni – E allora, Aldo, bentornato. Bentornato tra noi quando speravamo che tornassi: e cioè prima del tempo, con una bella polemica degna di te, come forse nemmeno tu te l’aspettavi da te stesso, anche perché quell’Isola dei Famosi andava vissuta da vicino per saggiarne comunque l’impossibilità dell’incontro tra te e quella cosa (io ne scrivo, ma la conosco soltanto per gli stralci che ci regala il Blob quotidiano di Ghezzi che con la sua fulminante selezione ci esime in parte dal dovere di parlare di qualcosa senza averla vista). Bentornato: con la speranza da parte dei tuoi lettori che dopo gli indispensabili cedimenti alle interviste di questi giorni tu ritrovi anche la strada della scrittura meditata e fluente che un quarto di secolo fa ci apriva il cuore e ci faceva sfrigolare il cervello. A me, caro Aldo, il tuo primo romanzo (“Seminario sulla gioventù”) ha fatto l’effetto –avevo più di sessant’anni quando l’ho letto –  di un secondo romanzo di formazione, dopo il primo che io considero, udite udite, “ I Quaranta giorni del Mussa Dagh” di Werfel: qualche centinaio di pagine (le tue) che mi hanno aiutato a rimettere in moto i rapporti con gli altri, a ripulire un po’ di escoriazioni della mezza età, forse (senza esagerare) a prepararmi ad affrontare meglio l’altra mezza.

A ben vedere, è stato bene per molti di noi che tu provassi a sbattere la testa: forse addirittura una lezione. Quanti di noi (è sottinteso che ci intendiamo sul termine “noi”), se ovviamente avessimo o avessimo avuto il tuo appeal, avrebbero accettato di andare a “confondersi” con una banda dell’Isola dei Famosi?

A tavola, a casa mia, dove tu sai che ti vogliamo bene, ci siamo detti: “Ma chi glielo fa fare?” Ora sei riuscito a farci dire: “Ha fatto bene ad andare. E ancora meglio a tornarsene anzitempo. E soprattutto in questo modo” Poi, ti hanno radiato da tutte le scuole del regno. Succedeva così, quando io ero ragazzo: vagamente me lo ricordo ancora. Toccava ai reprobi, forse della politica, forse della società, forse della razza. E, forse, era soltanto una minaccia per chi non si comportava conformemente a scuola.

Oggi il regno – o l’impero – è quello della televisione che sta diventando anch’essa una scuola: una Grande Sorella alla quale non possiamo sfuggire, e se tentiamo di infrangere le regole arriva la radiazione. Salvo intrecciare una relazione incestuosa con il Grande Fratello.

DA IL QUOTIDIANO IL BRESCIA – 26 MARZO 2010

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