Fine del processo: tutti assolti

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    E’ stata scritta la parola fine. Dopo un attesa di sette anni gli imputati nel caso giudiziario della scuola dell’infanzia Sorelli possono finalmente camminare a testa alta. Si sono sempre detti innocenti, ma le accuse furono infamanti: pedofilia. Due degli otto (sei maestri, bidello e sacerdote) imputati hanno trascorso un anno in carcere, le loro vite sono cambiate per sempre ma finalmente ora sono riusciti a far valere la loro posizione.

    La Corte di Cassazione di Roma ha rigettato i ricorsi del procuratore generale di Brescia e delle parti civili coinvolte ed ha assolto in via definitiva gli 8 imputati. Un anno fa Giancarlo Tarquini aveva emesso la sentenza di assoluzione di secondo grado.

    Il commento della Curia:
    «Accogliamo con gioia e sollievo la sentenza di piena assoluzione pronunciata dalla Cassazione nei confronti dei sei insegnanti, del bidello della scuola Sorelli e di don Stefano Bertoni.
    Sette anni di sospetti, dubbi, incertezze. Nessuna prova esistente. Speriamo che questo basti ad affermare con certezza che da noi un crimine così terribile, come quello degli abusi pedofili sui bambini di una scuola dell’infanzia, non è avvenuto.
    In questi anni sono state coinvolte molte persone messe sotto accusa per il fatto di rivestire i panni di figure educative e dall’altra parte tanti genitori angosciati da un dubbio terribile: la violenza sui propri figli. Non sono finite sotto processo, però, solo le persone, è stato minato un intero sistema educativo, la sua credibilità e quel “patto educativo” di sana collaborazione tra famiglie, istituzioni, scuola e Chiesa così tipico della terra bresciana. Abbiamo rischiato molto. Il sospetto che si fosse consumato questo crimine si è fatto strada nelle relazioni umane e in quelle istituzionali; e tutti sappiamo che quando il dubbio s’insinua il bene compiuto, seppur grande, cade nell’oblio e la fiducia si sgretola. Anche per questo la pedofilia è un male assoluto. La pedofilia ha questo potere. Se si uccide l’innocenza dei bambini si fa del male anche alla società e al suo futuro. Non solo, quindi, coinvolge i protagonisti in nome di una responsabilità personale, ma mette in crisi la fiducia collettiva e la società diventa inequivocabilmente più debole.
    Il caso Sorelli ha certamente fatto scoprire a Brescia di essere vulnerabile. Proprio la Brescia che per istituzioni, maestri, ma soprattutto per quella rete umana di educatori è conosciuta in Italia e nel mondo come capitale dell’educazione. Abbiamo rischiato tantissimo in questi anni, ma oggi a Brescia, grazie al cammino della magistratura e all’impegno di molti, possiamo dire insieme: “Tutto questo male non è avvenuto”. La società bresciana merita adesso di poter guardare avanti con fiducia, merita di tornare ad essere fiera di una storia di capacità e passione educativa che mai è venuta meno. La speranza è che il cuore della città, i suoi cittadini, i protagonisti di questi anni da incubo abbiano il coraggio di sentirsi sollevati.
    La sofferenza delle persone coinvolte in questa vicenda, giudicata dai giudici di “contagio emotivo e sociale”, è stata enorme e nessuno, forse, potrà restituire loro piena serenità per ciò che hanno vissuto. Trovare pace richiederà tempo. Servirà un processo di riconciliazione di cui qualcuno dovrà farsi carico e la verità emersa esigerà, forse, anche il tempo del perdono e i modi della giusta riparazione.
    Grazie per l’attenzione».
    Don Adriano Bianchi
    Direttore ufficio per le comunicazioni sociali

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