“Mannaggia alla miseria”

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Renato Borsoni - www.bsnews.it
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di Renato Borsoni – “Mannaggia alla miseria” è il titolo dell’ultimo film di Lina Wertmuller: un tv-movie fresco e serio, girato con la nonchalance della grande cineasta e con il piglio partecipativo di un’artista che sa guardarsi attorno. Scorrevano le immagini, mercoledì sera in tv, e rivivevo – in una ambientazione napoletana asciutta e sincera –  quanto di vissuto anche bresciano mi toccava il cuore e non soltanto il cuore. Per esempio, per la prima volta ho visto passare una firma inedita:

regia di Lina Job Wertmuller. Grande, dolce Lina: un omaggio al compagno di vita e di lavoro che pochi anni fa ha lasciato sole alla Palazzina di Rodengo le sue donne, Lina e Maucì. Per Enrico la Palazzina dell’infanzia, delle meditazioni, dei lunghi e mai inutili incontri con gli amici di qui e di fuori, passeggiando nei campi intorno, o davanti ai caminetti sparsi per la casa. Ti avevo sentito, Lina, il giorno prima, esprimere le tue opinioni affilate sull’attualità: un po’ come i titoli delle tue opere, pronte per affettare la realtà e farcela vedere dentro com’è fatta. “Mannaggia alla miseria” ha un bel cast di attori, e in un piccolo curioso ruolo c’è anche Maucì, nella parte della figlia minore di una Piera degli Esposti in grande spolvero.

Ed ecco che  ritorna Brescia perché proprio qui sul divano di casa dove vediamo il film, Piera degli Esposti – vicina all’altro grande Tino Schirinzi – con la sua fluviale esplosiva sintassi parlava del suo “Storia di Piera” che proprio a Brescia (dove provava “Rosmersholm” di Ibsen) aveva terminato di scrivere e me ne aveva consegnato una copia allo stato brado. Ci rivedemmo un pomeriggio in camerino prima delle prove, e le raccontai le mie impressioni: non so chi era più puerilmente  commosso fra noi due, io lettore non professionale che era stato preso alla gola dalla storia e dalla circostanza, lei ad ascoltare forse la prima recensione dell’uomo della strada. (Lo spettacolo, forse qualcuno lo ricorderà, fu un successo strepitoso: i due gareggiavano in bravura, dentro il disegno registico di Castri che scardinava tutte le memorie delle messinscene ibseniane). Storie bresciane, in qualche modo. Intanto Job un segno ben visibile l’ha lasciato: quella grande croce ricurva che aveva accolto l’arrivo di un papa e oggi si piega sulla gente di Vallecamonica.

DA IL QUOTIDIANO IL BRESCIA – 4 GIUGNO 2010

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