Il Prc sulla crisi del Gruppo Burgo

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    Riportiamo il comunicato del segretario provinciale di Rifondazione Flavio Bertocchi sulla crisi del gruppo Burgo di Toscolano Maderno.
     

    Il Gruppo Burgo ha deciso la chiusura di una delle due linee di produzione dello stabilimento di Toscolano Maderno (Bs).

    Questo stabilimento, infatti, è costituito da una linea di produzione di carta patinata (per stampe a colori, di qualità) e da una di carta naturale (quella usata per libri).

    A detta della Burgo, quest’ultima produzione non regge più il mercato in quanto i costi di produzione superano i ricavi: di conseguenza l’azienda decide unilateralmente di uscire da questa produzione chiudendo la linea corrispondente.

    Il risultato immediato è la dichiarazione di 100 esuberi su 300 dipendenti complessivi di Toscolano; in realtà, poiché la linea mantenuta in attività non sarà in grado di assorbire i 200 dipendenti che rimarrebbero, quello che si profila all’orizzonte è la chiusura totale di detto stabilimento.

    Con l’attacco ai livelli occupazionali di Toscolano il Gruppo Burgo non fa che proseguire la linea di pesante riduzione dei livelli produttivi e occupazionali: nel corso degli ultimi anni, ad esempio, il gruppo cartario ha chiuso la linea 2 di Tolmezzo (Ud), la linea 7 di Villorba (Tv), gli stabilimenti di Chieti e Marzabotto (Bo), oltre a ricorrere in maniera piuttosto ingente alla messa in cassa integrazione dei dipendenti come, sempre a titolo d’esempio, a Mantova e Trieste.

    Se oggi il problema si chiama Toscolano, nel futuro potrebbe trattarsi di tutti gli altri stabilimenti Burgo: il Gruppo, infatti, anche nell’ultima Relazione al Bilancio ribadisce gli obiettivi di “riduzione della capacità produttiva per adeguarla alla domanda” e della necessità di perseguire il miglioramento degli equilibri finanziari e patrimoniali “anche attraverso la dismissione di asset non strategici”.

    Per uscire dal linguaggio aziendale: chiusura di impianti o di stabilimenti e conseguente taglio dei posti di lavoro.

    Non si accenna, quindi, a Piani Industriali di rilancio, di diversificazione delle produzioni, di ricerca e innovazione: l’unica preoccupazione è quella di tagliare i costi per aumentare la redditività, anche nel caso in cui, come per Toscolano, gli stabilimenti siano in attivo.

    Il livello degli investimenti di conseguenza è ridotto al lumicino: se nel 2009 le risorse investite sono state pari a 56 milioni di euro, nel 2011 gli investimenti annunciati si riducono a 30 milioni, di cui 20 per il solo stabilimento di Burgo Ardennes in Belgio. Il Gruppo Burgo, infatti, ha stipulato un accordo con il Governo del Belgio in base al quale l’impresa ho fornito al Governo belga precise garanzie occupazionali ed cambio ha ottenuto l’autorizzazione a realizzare e gestire una centrale turbogas nonché sgravi fiscali e incentivi economici.

    Seppur con aspetti critici (nuova centrale turbogas) il Governo belga ha attivato un intervento concreto per difendere l’industria e i posti di lavoro.

    Anche in Francia il Governo si è attivata. In Francia, infatti, esiste una legge che stabilisce una ripartizione della pubblicità garantendo che il 60% di questa sia destinata alla carta stampata; in Italia non esiste niente di simile e anche da questo deriva la grave crisi dei giornali su carta stampata.

    Ma tornando agli investimenti 2011 della Burgo, se 20 milioni finiscono in Belgio, questo significa che per gli 11 stabilimenti italiani rimarranno non più di 10 milioni complessivi: meno di 1 milione per stabilimento, il che significa limitarsi alla sola manutenzione ordinaria.

    Quello che prevale nel Gruppo Burgo, come in molti altri gruppi industriali, è la dimensione finanziaria: il peso di Mediobanca, di Generali, Unicredit e tutti gli altri soggetti finanziari presenti nel capitale societario segna in maniera pesante le strategie del Gruppo orientate alla massima redditività nel brevissimo termine, senza strategie industriali e senza preoccuparsi troppo delle conseguenze sociali dovute alla continua riduzione dei posti di lavoro.

    La linea della Burgo è inaccettabile anche a fronte dei dati economici della prima semestrale 2010 (gennaio – giugno) che indicano un aumento positivo di tutte le voci di bilancio: rispetto al corrispondente periodo del 2009, crescono i ricavi totali e il margine operativo lordo, aumentano in maniera significativa reddito operativo e risultato operativo, si riducono gli oneri finanziari.

    Il risultato finale è che mentre al 30 giugno 2009 la semestrale chiudeva con un passivo di 15 milioni di euro, al 30 giugno 2010 la Burgo chiude con un attivo 6 milioni di euro.

    A fronte di questi dati, che non giustificherebbero scelte così restrittive da parte della Burgo sorge spontanea la preoccupazione che l’obiettivo della massima redditività, per soddisfare i soggetti finanziari che la controllano, finisca per impoverire ulteriormente l’attività industriale (e quindi i livelli occupazionali) puntando principalmente su attività molto redditizie ma che impiegano un basso livello di manodopera.

    Si tratta, in particolare, della produzione e vendita di energia che ormai costituisce oltre l’11% dei ricavi del Gruppo Burgo: non vorremmo che con la scusa di ottenere impianti per la produzione di energia da impiegare nell’industria cartaria, in realtà alla Burgo interessino solo centrali termoelettriche e inceneritori per fare i soldi con l’energia prodotta e venduta.

    Il nostro timore, quindi, è che una volta realizzate centrali e inceneritori la Burgo chiuda gli stabilimenti cartari per mantenere in vita soltanto questi impianti che funzionano con poche decine di lavoratori ma garantiscono ingenti ricavi.

    Come in tutti gli altri settori produttivi, anche per il cartario manca una Politica Industriale degna di questo nome.

    Il Governo di Pdl e Lega è impegnato esclusivamente in politiche di tagli pesantissimi di Bilancio causa di imminenti “massacri sociali” e assiste passivamente, con promesse demagogiche, alla cancellazione del patrimonio industriale italiano con la conseguente cancellazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro. I Governi di Belgio e Francia, a modo loro, hanno dimostrato che è possibile per il livello pubblico realizzare scelte diverse.

    Matteo Gaddi – Responsabile Nord Rifondazione Comunista

    Fiorenzo Bertocchi – Segretario Prc di Brescia

     

     

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