Ferrari scrive della cultura padana

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    La vicenda grottesca del Sole delle Alpi, improvvisamente apparso nel cielo di Adro e collassato nel giro di un mese (la più fulminea implosione di una stella nella storia dell’universo), è iniziata, in realtà, il 16 giugno 2006, quando il sindaco Oscar Lancini spedisce alla Amministrazione provinciale formale richiesta di “posare all’interno della costruenda rotatoria sulla S.P. XI Rovato-Iseo un’opera in cemento”rappresentante, come da relazione allegata, il Sole delle Alpi. Il 27 marzo 2007, la Provincia comunica il ‘nulla osta’, “a condizione che il diametro massimo della medesima non risulti superiore a mt. 7″. A parte le responsabilità del presidente della Provincia e dell’assessore competente dell’epoca, che saranno chiamati a risponderne qualora l’opera si realizzasse, ciò che conta è la relazione allegata, perchè è lì che risiede il fondamento della tesi del sindaco Lancini, secondo cui il Sole delle Alpi non ha un significato politico ma è “il simbolo celtico più diffuso in Lombardia”. Tanto che, scrive, “la popolazione Adrense e Torbiatese aveva il costume, anche in tempi recenti, di porre il simbolo celtico come ornamento propiziatorio, quantomeno, sui portali di accesso alle abitazioni”. Anche in tempi recenti. Mio padre, che è nato da quelle parti, mi raccontava di trecce d’aglio appese alle porte delle case, per scacciare diavoli e streghe, mai di soli e di celtiche amenità. Ma mio padre era un povero bracciante, con in tasca il diploma di seconda elementare, ottenuto al ritorno dal servizio militare, in una scuola serale per contadini analfabeti. La memoria di quel mondo arcaico, che porto con me, non può certo competere con la sapienza del prof. Andrea Rognoni, direttore di un Centro Regionale delle Culture Lombarde (via Alberto da Giussano, 10, Busto Arsizio: ma pensa…), autore della fondamentale relazione in oggetto.

    Tuttavia, tale relazione è un cervellotico minestrone, senza alcun fondamento storico, di ingredienti eterogenei: dal cristogramma delle prime comunità cristiane alla stella di David, dall’astrologia a idee pseudo platoniche, dalla subcultura razziale alle teorie della reincarnazione. Il tutto, assimilato e digerito, sarebbe giunto fino a noi, grazie alle tribù galliche che “hanno portato nel bresciano il Sole delle Alpi”. Perciò, sostiene il luminare padano – il monumento di Adro ispirato al Sole delle Alpi potrebbe svolgere un ruolo di monito al recupero di una saggezza primordiale, di radici precristiane ma di modulazione biblica ed evangelica, destinate finalmente a redimere l’umanità da ogni errore e farle conoscere una condizione di armonia e benessere universale”. Saggezza primordiale, modulazione…? Boh. Entrare nel merito è inutile. E inutile sarebbe spiegare ai leghisti che quello che loro chiamano Sole delle Alpi (appropriazione recente, del resto) è un simbolo che non ha radici territoriali, poichè è rintracciabile, in ragione della sua elementare allusività che rimanda al sole e alla natura (cioè alla vita), in tutte le culture antiche e in tutti i continenti, estremo oriente e civiltà precolombiane compresi. Un gruppo di cittadini di Lucera (FG), vantando un grande ‘fiore della vita’ sulla facciata della loro Chiesa di San Domenico, hanno proposto un gemellaggio al sindaco di Adro tra il Sole delle Alpi e il Sole del Tavoliere. Poveri padani, quanto sono fragili le loro radici se le simbologie ‘celtiche’ sono condivise anche da cinesi e messicani, da turchi e ‘terroni’.

    Non è un’operazione politica, dice il sindaco Lancini, colorando di verde la scuola, dedicandola a Gianfranco Miglio, riempiendola di simboli leghisti, inaugurandola con esponenti leghisti. Egli  rivendica la tradizione locale del simbolo sulla base di una consulenza storica. Peccato che sia quella di un fantomatico centro studi che non compare neppure in internet, che non ha un comitato scientifico, che non fa studi né ricerche. E il cui direttore, che nessuna università al mondo ha mai conosciuto, non ha pubblicato un solo saggio storico, occupandosi del dialetto varesotto e di toponomastica lombarda, di astrologia e di reincarnazione. Di più: il consulente del sindaco Lancini tiene una rubrica su Radio Padania (ma va…) che si è segnalata per le volgarità e i picchi di demenza che il conduttore scarica in onda. Non posso citare qui le sue frasi sugli omosessuali e su Anna Frank: c’è un limite che non voglio varcare. Del resto, si trova tutto in internet. Mi limito a segnalare, come prova di affidabilità scientifica, la sua tesi sulle cause del terremoto in Abruzzo (ascoltatelo qui sotto in Bacheca): l’Aquila è stata distrutta perchè costruita sulla pianta della città di Gerusalemme e la basilica di Collemaggio è crollata perchè su una lastra del pavimento è ritratta una torre sormontata da una mezzaluna. La rubrica radiofonica si chiama ‘Cultura padana’. Un nome appropriato, non c’è che dire. (da www.pierangeloferrari.it)

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