Brescia rimane città solidale

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    di Federica Pepetti – Don Gabriele Filippini, già responsabile delle comunicazioni per la diocesi di Brescia, oggi, oltre che collaboratore fisso della rivista “Madre” é il parroco di San Nazario e Celso. La sua parrocchia comprende zone ad alta residenza di migranti come la stazione. Inoltre, don Gabriele, forse suo malgrado, si é ritrovato al centro di una polemica mediatica, insieme a don Neva, per un articolo pubblicato sulla rivista Città e Dintorni.

    Partiamo dall’attualità. Secondo l’ultimo rapporto Caritas nella nostra provincia si assiste alla concentrazione più elevata d’ immigrati, il 12,9 per cento, la più alta in Italia. Lei svolge la sua funzione di parroco in una zona che ben fotografa tale realtà, come considera, quindi, l’integrazione a fronte di tali cifre?

    Va premesso che l’integrazione é un fenomeno complesso e spesso sofferto. In Italia ed in particolare nella nostra provincia i grandi numeri dei flussi migratori sono stati causati dalla forte domanda di lavoro che esisteva. Fino a pochi anni fa tutti i presidenti della Province o della Camere di Commercio concordavano sulla necessità di manodopera straniera perché gli italiani si rifiutavano di svolgere certi lavori. Poi é subentrata la crisi ed è diventato tutto più difficile. Dalla nostra parrocchia che può essere considerata un buon osservatorio ci accorgiamo del disagio esistente. Giusto per fare un esempio, delle 38 famigle che ogni giorno vengono in parrocchia per ritiare un pacco di alimentari ben 36 sono straniere, segno che la crisi colpisce proprio i più deboli. E’ evidente che in questo contesto, dove molti nuclei famigliari sono letteralmente sul lastrico, si acuiscono anche le tensioni e i rapporti con i “locali” sono meno distesi. Ma, per fortuna, all’oratorio, altro luogo privilegiato per tentare qualche riflessione, i rapporti sono abbastanza distesi e i bambini non vivono grosse difficoltà.

    Non si può nascondere, però, che la zona della stazione viva un certo disagio dovuto alla presenza di una costante microcriminalità…..

    In tutte le stazioni, esattamente come nei porti, luoghi dove esiste un crocevia umano che ospita arrivi e partenze di persone diverse e con diversi gradi di educazione e sensibilità, si verificano dei disagi con episodi di degrado, anche se a me questa parola non piace. In questo senso Brescia non fa eccezione. Qui esiste anche una consulta alla quale io partecipo e devo ammettere che non ho mai sentito toni razzisti, ma la richiesta di maggiore sorveglianza da parte delle Forze dell’Ordine, cosa che effettivamente é stata realizzata. Inoltre, le nostre fobie non giovano alla soluzione del problema perché dove gli spazi rimangono vuoti la malavita ha buon gioco e prolifera.

    Lei ha seguito le vidende degli sfratti e del presidio degli immigrati in via Lupi di Toscana ?

    No, anche se mi riferiscono che nolte famiglie sono vicine all’ambiente ecclesiale. Capisco i proprietari delle case che non vedono gli affitti da mesi e nello stesso tempo comprendo la difficoltà a pagare da parte di chi ha perso il lavoro. Sarebbe auspicabile un intervento solidaristico da parte delle Istituzioni, in attesa che l’economia riprenda e migliori la situazione in generale.

    Secondo lei Brescia é diventata più razzista rispetto a venti anni fa?

    Rimango convinto che una comunità debba rimanere sempre vigile nei confronti di fenomeni come il razzismo che atteschiscono lentamente, credo, però, che Brescia sia e rimanga una città aperta. Nonostante alcuni slogan della Lega noto anche  come chi li sbandiera, spesso, é comunque disponibile a dare una mano a chi ha bisogno, senza porsi il problema se sia straniero o meno.

    Lei é sicuramente più ottimista rispetto a don Corazzina o padre Toffari che in una lettera di pochi mesi fa denunciavano il dilagare di una cultura razzista anche nelle parrocchie….

    Per quanto posso vedere o conoscere la situzione non é drammatica, poi in altre parrocchie, forse, potrà essere diversa.

    Lei ha scritto un pezzo su “Città e Dintorni” con il quale si é attirato le polemiche del centro destra, visto che l’articolo é stato interpreatato come una “condanna culturale”, non solo del belusconismo, ma anche di molti uomini e donne di destra.

    Prima di tutto deve essere sottolineato come il pezzo si riferisse ad un mio intervento in occasione della presentazione libro di Rosy Bindi “Quel che é di Cesare”, un intervento datato maggio 2010, un periodo che non aveva ancotra visto il verificarsi di vidende come quella di Adro. Secondo me é errata l’interpretazione che ne é stata fatta perchè l’articolo non può essere letto alla luce di polemiche successive. Ribadisco, comunque, che nei confronti del “berlusconismo, inteso come fenomeno culturale lo spirito evengelico deve vigilare.

    A Brescia esiste ancora l’impegno politico dei cattolici?

    L’impegno politico dei cattolici era più visibile quando erano riunito nello stesso partito, adesso sono dispersi in ogni formazione. Poi é fuor di dubbio che anche l’impegno militante conosce stagioni diverse.

    Secondo lei anche certe famiglie della borghesia cattolica bresciana si sono ritirate da tale impegno?

    Per fortuna il cattolicesimo non é appannaggio solo di alcune famiglie e nemmeno l ‘impegno  in ambito laicale, ma con la riduzione del numero dei sacerdoti il problema dell’intervento dei laici si pone con forza.Sulla scia del principio “dare a Cesare quel che é di Cesare e a Dio quel che é di Dio” per i credenti laici svolgere dei compiti, al di fuori di quello pastorale, che spetta ai sacerdoti, sarebbe auspicabile.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    UN COMMENTO

    1. Apprezzo l\’atteggiamento di sano realismo, di sobria visione delle cose espresso da don Gabriele. La politica non si fa con le emozioni, ma con la testa e con il cuore.

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