I fumi radioattivi torneranno a Brescia. Intanto l’azienda parla di allarmismo ingiustificato: “Limiti superati di pochissimo, nessun pericolo per la salute”

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    Saranno riportati all’Alfa Acciai i due container con residui di fumi di acciaieria trovati a Portovesme con una radioattività superiore al consentito. Lo ha deciso il Prefetto di Cagliari che ha presieduto oggi un vertice per dare il via al provvedimento con un decreto. Anche le Procure della Repubblica di Cagliari e di Brescia aveva aperto una inchiesta sul carico radioattivo che era stato bloccato la settimana scorsa all’ingresso della fabbrica Portovesme Srl, nel Sulcis Iglesiente. Si tratta di tre tir container che hanno trasportato circa 70 tonnellate di fumi d’acciaieria partiti dalla Alfa Acciai di San Polo Brescia, e giunti in Sardegna dopo un viaggio in nave da Genova a Cagliari.

    Intanto l’azienda, in serata, ha diramato un comunicato in cui parla di “allarmismo ingiustificato” e ridimensiona la vicenda. Si tratta infatti, precisa Alfa Acciai, di un lieve superamento dei limiti; inoltre – prosegue la nota – l’azienda ha messo in atto da tempo un elevato controllo sull’intero ciclo produttivo e ha profuso il massimo impegno per mitigare l’impatto ambientale della propria attività industriale.

    ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO:

    Alfa Acciai di Brescia, alla luce della convocazione del tavolo istituzionale in Prefettura per lunedì 7 febbraio, ha ritenuto di mantenere una linea di riservatezza riguardo alla vicenda emersa venerdì 28 gennaio scorso, circa la presunta radioattività nei fumi trasportati da camion presso l’ azienda di trasformazione Portovesme, in Sardegna. L’ampio risalto della vicenda anche in ambito locale, impone ora una precisazione al fine anche di ridimensionare un allarmismo ingiustificato in tema di salute pubblica e tutela ambientale, temi sui quali l’azienda è sensibile e attenta da sempre, come dimostrano gli ingenti investimenti effettuati . Innanzitutto Alfa Acciai ribadisce che ci sono stati ampi e documentati riscontri che in questi anni nessuna traccia di radioattività pericolosa ha attraversato il sistema produttivo dell’impianto di San Polo a Brescia e che, quindi, sia l’azienda, sia i suoi esperti qualificati, sia le autorità deputate al controllo, sono in grado di confermare le più ampie garanzie in questo senso. L’intero processo produttivo è risultato negli anni sotto controllo, tant’è che l’attività non ha dovuto subire interruzioni e sta proseguendo in piena sicurezza. L’azienda precisa che sono stati individuati su due dei tre container partiti da Brescia e arrivati in Sardegna valori che superano lievemente il livello di legge (qualche migliaio di Becquerel/kg ), tanto da non presentare nessun rischio per la salute, come già rilevato da numerosi pareri tecnici autorevoli, e ribadito nell’incontro presso la Prefettura di Cagliari di ieri, come riportato da agenzie di stampa. La vicenda evidenziata nell’impianto di Portovesme non ha nulla a che vedere con gli accadimenti emersi nel 1997, episodio oggi molto menzionato, allorchè fu riscontrato in azienda un superamento di valori di radioattività pari a oltre 200mila bequerel.

    Il gruppo Alfa Acciai da lunga data si colloca ai massimi livelli di tutela ambientale. L’azienda infatti, è stata la prima acciaieria in Italia a dotarsi nel 1983 della nuova generazione di impianti per la filtrazione dei fumi, seguito poi nel 1997 dall’attuale sistema di controllo radiometrico lungo tutto il processo produttivo, che negli anni ha dimostrato tutta la sua validità. Tant’è che è stato adottato da altri impianti produttivi non solo del settore (ad esempio il termoutilizzatore). L’ azienda intende comunque cogliere questa occasione per ricercare ulteriori miglioramenti al proprio sistema di radioprotezione , anche avvalendosi dell’ ampia competenza presente nell’ Arpa e nella ASL, con la cui collaborazione ha già adottato un regime di rigoroso monitoraggio dell’emissione di fumi. E’ proprio per questo motivo che Alfa Acciai ha richiesto alla Prefettura di Cagliari che i container oggetto delle verifiche vengano riportati alla base di San Polo, per ulteriori controlli tesi a migliorare il sistema e quindi per evitare il ripetersi di vicende analoghe che , pur marginali come impatto, possono generare tanta preoccupazione.

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