Aeroporto, i dubbi di Verona restano. E intanto si tratta con Malpensa per una nuova holding

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    Il tempo passa ma i nodi restano. Nell’ultimo consiglio provinciale il presidente della Provincia Daniele Molgora aveva spiegato che l’accordo con Verona è “a un passo” e i protagonisti bresciani continuano a tener fermo il documento elaborato dal tavolo tecnico. In riva all’Adige, però, restano almeno un paio di dubbi: la valutazione economica degli scali e il “potere di veto” sulle alleanze. Senza contare che proseguono i contatti veronesi con Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate. Cosa che potrebbe complicare le cose. Ma andiamo con ordine. 

     

    Quanto vale l’aeroporto?

    Primo punto. Il pool di esperti chiamati la scorsa estate ad elaborare una bozza di intesa che consentisse di siglare la pace dei cieli tra le due sponde del Garda, nelle scorse settimane ha concluso il suo lavoro. In base a quanto scritto nel documento la valutazione del sistema aeroportuale del Garda – vale a dire gli aeroporti di Montichiari e Villafranca – è fissata in almeno 107 milioni di euro. Il che vuol dire che Brescia, per salire al 25 percento, dovrebbe sborsare 20 milioni. Cifre che avevano creato molti mal di pancia a Verona, ad iniziare dalla senatrice Bonfrisco (Pdl) che proprio un mese fa, alla vigilia della presunta firma, aveva tuonato “Io non ho mai visto vendere un gioiello di famiglia al minor offerente…”. Ieri, durante una commissione del Comune di Verona, l’assessore Enrico Toffali ha spiegato che sarebbe bene che il cda indicasse una società indipendente – circola il nome dell’olandese Kpmg – di rifare i conti. Poi ha però aggiunto che l’aumento prevedibile non sarebbe significativo: più o meno un 5%. Le voci bresciane levatesi in questi giorni (Bettoni e Campana) hanno invece ribadito che le cifre sono quelle contenute nella bozza d’accordo e che da lì non ci si muove.

     

    Chi decide?

    Punto secondo. Il documento elaborato dal tavolo tecnico prevede un Cda con 4 veronesi, 2 bresciani e 2 trentini e l’obbligo di avere il 76% dei soci favorevoli per ogni ipotesi di alleanza strategica. Ieri l’assessore Toffali ha spiegato che uno dei nodi più delicati è proprio questo, legato in maniera stretta al tema delle alleanze. Verona ha un grande aeroporto ad ovest (Malpensa), uno a nord (Monaco) e uno a est (Venezia). “Per non finire stritolati come un bicchiere di vetro – ha detto – dobbiamo allearci con uno dei 3”. L’ipotesi più probabile oggi come oggi è Malpensa per creare quel sistema aeroportuale del nord Italia (Linate, Malpensa, Orio al Serio, Montichiari e Villafranca – ciascuno con le proprie specificità) di cui si è parlato molto nei mesi scorsi. Ma proprio qui si annida l’obiezione che il Comune di Verona muove all’intesa tecnica. “La necessità di decidere sempre col 76% rischia di paralizzarci”: ha spiegato Toffali; Verona ha oggi il 51% dell’intero sistema, perché dovrebbe rinunciarvi proprio mentre si sta per fare la scelta strategica più importante? L’potesi di Palazzo Barbieri è allora quella di decidere l’alleanza da fare (orientamento verso Malpensa) e solo dopo, magari, introdurre la regola del 76%. Si spiegherebbe così anche lo slittamento della firma dell’intesa con Brescia fissato inizialmente lunedì 28 febbraio.

     

    Una holding con Malpensa e Orio al Serio?

    Non è un caso poi che oggi sia a Verona proprio il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, con il quale istituzioni e mondo economico scaligero affronteranno tra gli altri il tema aeroportio Domani è inoltre in agenda un vertice tra i soci veronesi per mettere a punto le modifiche all’accordo da sottoscrivere con Brescia. Ma soprattutto il 10 marzo ci sarà l’incontro a Milano con i vertici della Sea, la società di gestione di Malpensa e Linate. Stamane intanto il Sole 24 Ore scriveva dell’ipotesi di una holding in cui far confluire Sea, Sacbo ed eventualmente anche la Catullo. Molto probabilmente, si legge in un articolo dell’inserto Lombardia, sarà questa la soluzione con cui la società di gestione di Malpensa e Linate, guidata da Giuseppe Bonomi, tenterà di convincere a convolare a nozze con i soci dell’aeroporto di Bergamo. Dopo aver ceduto il 19% delle quote 2 anni fa, Sea ha sottoscritto l’anno scorso con Sacbo un accordo finalizzato alla definizione di un piano strategico comune. Una collaborazione che ora Milano vuole far diventare più organica, con l’obiettivo di arrivare a definire un unico piano industriale. Tuttavia il progetto incontra l’opposizione di buona parte degli azionisti della Sacbo che non vogliono perdere la loro indipendenza. Da qui l’idea non di una fusione tra le due società ma di una holding che le contenga, aperta magari a Brescia e Verona con cui le trattative proseguono. Certo è che se l’intesa venisse portata avanti e chiusa solo da Verona, Brescia rischierebbe di poter incidere poco sullo sviluppo del “suo” aeroporto.

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    1. Mah…io so solo che a Montichiari non c’è un volo da mesi. Adesso dicono che svilupperanno il cargo ma a me sembra evidente che Verona o Milano non hanno il minimo interesse a sviluppare Montichiari

    2. Ma Brescia si è mossa proprio per poter contare qualcosa nelle decisioni sull’aeroporto!!! Pensare che la terza provincia d’Italia per Pil abbia un’aeroporto in mano a una concorrente come Verona non è tollerabile! Credo che mai come inq uesto caso vogliamo essere tutti padroni a casa nostra!

    3. Finalmente sembra che qualcosa si muova,Verona e Brescia sono alla finale e non à tutto anche la Sea fa la corte ai due aereoporti. Se questo dovesse avvenire in un future recente cambierebbe tutto e questo sta bene. Pare che nel bresciano sia istallato il Cargo di tutto il Nord Italia e questo è bello per l’industria e, se ve ne sarà delle briciole ancora a Montichiari con voli passeggeri. Speriamo che pure a Brescia vi siano rotte per il pubblico!!!!!!

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