Pd, debutta fra entusiasmi e critiche la nuova area Corsini

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    E’ un bilancio tra chiaro e scuro quello dell’incontro di venerdì, in via Risorgimento, in cui l’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini ha tenuto a battesimo il nuovo “Centro di iniziative politiche e culturali” che punta a raccogliere il fronte riformista di provenienza diessina oggi schierato con Bersani. Un’iniziativa promossa già da 40 nomi, tra cui sindaci (Padenghe, Bovezzo, Moniga, Vestone e Botticino) e autorevoli esponenti della storia della Quercia (Paolo Corsini, Carlo Panzera, Claudio Bragaglio e Carlo Fogliata).

     

    Nella serata non sono mancati gli entusiasmi, ma anche i mal di pancia. Durante il dibattito, infatti, il segretario cittadino Giorgio De Martin – con Del Bono guida del fronte interno che comanda la città –  è intervenuto per sottolineare che quella nata “non è un’associazione, ma una corrente di cui non c’era bisogno” e che “esiste già un’associazione di cultura politica di Corsini”. Mentre il segretario provinciale Piero Bisinella ha – sostanzialmente – posto sotto osservazione la nuova realtà affermando che il nuovo contributo è benvenuto se non rappresenta un ulteriore elemento di divisione del partito, ma di confronto e apertura verso l’esterno.

     

    Nel frattempo, comunque, un dato di fatto c’è. All’interno del Pd bresciano è nata una nuova corrente. O meglio: una corrente che già esiste – l’ala sinistra della mozione Bersani, quella che oggi fa riferimento a nomi come Claudio Bragaglio, Paolo Pagani e Paolo Corsini – ha deciso di allargarsi e strutturarsi per recuperare qualche ex diessino disperso. Affiancandosi alle diverse anime che già esistono: i lettiani (che hanno in Gianantonio Girelli e Guido Galperti i principali riferimenti), l’asse De Martin – Del Bono – Ferrari (forte soprattutto in città) e il gruppo di Partire da Brescia (Gianluca Delbarba e Riccardo Frati).

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    UN COMMENTO

    1. CHIUDETE LA PORTA che C’E’ CORRENTE !!!!!!!!!!!!! ANZI LASCIATELA APERTA CHE FORSE E’ LA VOLTA BUONA CHE SI PORTA VIA CORSINI!!!!!!!

    2. Ho ascoltato Paolo Corsini esporre le sue idee sulle modalità di impegno che lui propone ai suoi compagni di partito del PD.
      Il discorso era rivolto al partito e la larghissima parte dei temi trattati aveva un significato domestico, non privo di interesse per chi non milita in quella formazione politica, ma certamente non coinvolgente. Interessante, non ignorabile, ma non coivolgente.

      Un passaggio ha fatto eccezione, non solo perchè dichiaratamente rivolto alle altre formazioni politiche, ma soprattutto perchè riguardante un nodo ineludibile della politica e della società.
      Corsini ha lucidamente qualificato l’incidenza del berlusconismo nella società, e, di conseguenza, nella politica, come l’emergenza democratica del paese.
      E ha sostenuto che l’emergenza vada affrontata con una nuova edizione del compromesso storico tra le forze democratiche del paese, un patto d’azione che affronti il tema del superamento del berlusconismo rinviando la dialettica politica al ristabilimento di un ordine effettivamente domocratico, che consenta a una nazione ingessata di riprendere a crescere e a svilupparsi.

      Concordo senz’altro nell’analisi che individua nella diffusione, ormai a ogni livello, dei modelli berlusconiani la causa dell’ingessamento della nostra nazione, la ragione del blocco della mobilità sociale e dell’avvilimento dell’intrapresa. E concordo con Corsini nel ritenere che un problema di tali dimensione e importanza vada affrontato da un’intesa larga su di un programma minimo, con rinvio di ogni altra questione a dopo il superamento della lunga e opaca parentesi berlusconiana.
      Con le seguenti precisazioni, però.

      L’esistenza di una emergenza democratica è sotto gli occhi di tutti; essa, tuttavia, proprio per le modalità con le quali il berlusconismo ha pervaso la società italiana, è conseguenza di un fattore ancora più grave e rilevante, costituito dall’emergenza culturale, che implica la perdita di parametri etici e morali.
      Il lavoro al quale deve votarsi, quindi, l’intesa delle forze politiche democratiche, deve essere di ricostruzione culturale di un’intera nazione, assueffatta, in vent’anni, al convincimento che le relazioni umane e sociali siano conformate sul modello del “Grande Fratello”, de “L’isola dei famosi”, delle veline e dei tronisti.
      Solo affrontando il nodo approcciandolo da questo lato si restituirà il paese a dinamiche autenticamente democratiche: la democrazia, le libertà e i diritti, non possono affermarsi, conservarsi, consolidarsi, se di essi non è avvertito il bisogno in modo forte.

      Quanto allo strumento, il riferimento al compromesso storico non mi entusiasma, per il ruolo subalterno a cui consegna, come ha consegnato a suo tempo, le forze politiche e componenti sociali non appartenenti al “nocciolo duro” del compromesso stesso.
      Come modello mi attrae più quello del CLN, sia perchè la missione di quella grande intesa mi sembra più affine all’attuale (fatte le debite differenze: grazie al cielo non siamo militarmente occupati da eserciti stranieri), sia, soprattutto, perchè in quel patto la dignità era riconosciuta alle idee, prima ancora che ai pesi, e lo schieramento era veramente aperto a tutti, con l’unica pregiudiziale di volere un’Italia unita, libera, democratica e plurale.

      La discussione aperta da Paolo Corsini è, quindi, estremamente importante, e nessuno può snobbarla. Soprattutto i socialisti.

    3. Invece di parlarsi addosso dovrebbero unirsi per combattere il potere strabordante di CL e compagnia delle opere in Brescia. Non se ne può più.

    4. Un quadro lucido e asssolutamente corretto, quello dipinto dal signor Lorenzo. Temo, tuttavia, che le difficoltà riposino ad un livello ancor meno alla portata di agevole recupero. Non sono solo i parametri, etici e morali, ad essere venuti meno. Sembrano scomparsi piuttosto gli stessi valori, etici e morali, che a quei medesimi parametri avrebbero potuto fare riferimento. Manca l’esempio ma, soprattutto, manca chi l’esempio senta il bisogno di seguire. Qualunque discussione, in questo senso, è certamente meritevole di attenzione, ma, forse, un maggiore e comune impegno all’interno di realtà, sociali e politiche, già esistenti, sarebbe più proficuo di un’ennesima nascita di una ennesima corrente che, strumentalizzando in qualche modo malumore, pessimismo e disillusione, non porti infine che a disgregazione e a distrazione da obiettivi che nessuno ha voluto ad oggi disconoscere e per i quali già si sta lottando.

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