Milani va a parlare della Strage in un incontro organizzato dall’estrema destra. La sinistra lo contesta (ma ha ragione lui)

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     Daje al traditore. E’ questo che devono avere pensato i militanti dell’estrema sinistra che sabato sera – al President Hotel di Roncadelle – hanno contestato non solo (o non tanto) l’iniziativa dell’estrema destra di Casa Pound. Ma soprattutto la presenza alla serata di Manlio Milani, presidente dell’associazione che raccoglie i familiari delle vittime della Strage del ’74. L’iniziativa era dedicata proprio alla tragedia di piazza Loggia: 8 morti e 94 feriti per una bomba di chiara matrice neofascista E Milani – che di destra certamente non è – ha accettato l’invito di Casa Pound.

    Una scelta coraggiosa che si inserisce in un percorso avviato molti anni fa con l’obiettivo di costruire una memoria condivisa sulla Strage. A destra l’hanno accolto. Mentre a sinistra l’hanno pesantemente attaccato. Perchè? La risposta – francamente – sembra essere una sola. Forse qualcuno ritiene giusto continuare a spiegare cosa fu quella strage a chi già lo sa, quasi appropriandosi della sua memoria, invece di “sporcarsi le mani” e “contaminarsi”, confrontandosi con quelli che vengono chiamati “fascisti”. Ma se è così, quel qualcuno sbaglia di grosso. E a Milani va tutta la solidarietà di bsnews.it.

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    1. non vengono chiamati fascisti: sono fascisti. amano chiamarsi fascisti del terzo millennio, praticano lo squadrismo ed i loro fondatori sono stati per anni in clandestinità o all’estero. numerose le condanne penali. io non sarei andato: sono da isolare.

    2. A QUELLI CHE HANNO CHIESTO LE DIMISSIONI DI MILANI… SPIEGATEMI UNA COSA: VOI QUANTI PARENTI UCCISI AVETE NELLA STRAGE??? VERGOGNATEVI.

    3. Il problema è che quella strage, come tutte le stragi terroristiche fatte dai neofascisti negli anni settanta non avevano come principale obiettivo la scelta delle vittime, ma proprio perchè volevano spargere il terrore nel paese, colpivano indistintamente "nel mucchio". Così è avvenuto il 28 maggio in Piazza della Loggia. Milani è sì un diretto familiare di una delle vittime, ma indirettamente rappresenta tutte quelle miglia di persone che quel giorno manifestavano per la democrazia e contro i rigurgito fascista, per dirla con le parole dell’oratore ufficiale Franco Castrezzati, che in quegli anni, grazie alle compiacenze di settori deviati dello Stato, cercava di rialzare la testa. Non ho avuto parenti tragicamente colpiti, ma quel giorno, dopo aver trovato mio padre con lo sguardo perso al centro della piazza, ho vagato, tra i cadaveri orribilmente mutilati, alla ricerca di mio fratello. Non potrò e non voglio dimenticare quel tragico momento che ha segnato profondamente la mia giovinezza ed è per questo che mi è parso tragicamente incauto l’incontro del Presidente dei familiari delle vittime con Casa Pound. che,forte dei depistaggi e dell’inquinamento delle prove che in questi anni hanno impedito l’emergere della verità, va alla ricerca di consensi, attraverso una falsa e strumentale pacificazione, che la storia e le nostre coscienze mai potranno concedere agli eredi del fascismo, anche se si avventura nel terzo millennio.

    4. HA RAGIONE LUI? mi sembra un pò azzardata l’affermazione della Redazione messa nel titolare l’articolo proposto.Io sarei stato più cauto sia se fossi stato in redazione sia se lo fossi nei panni di Manlio Milani che stimo per il suo impegno ma che non approvo im questo sua apertura di discussione con questi fascisti moderni che reputano eclatante l’occasione fornita loro, per lo sviluppo delle loro tesi perverse.

    5. Chi ha invitato Milani a dimettersi dovrebbe dimettersi da uomo. Quella fu una strage di stampo neofascista ed è noto. Ma mi spiegate perché dovremmo perdere l’occasione di ribadirlo a chi non la pensa come noi? Dobbiamo continuare a dirlo solo agli antifascisti e tenerlo "segreto" agli altri? Il compito di gente come Milani è proprio quello di affermare certe verità a prescindere dalla sede.

    6. Per poter giudicare, ci vorrebbe quantomeno una cronaca che riporti come si è svolto l’incontro di Milani con questi signori. Chi ha detto che cosa? Altrimenti parliamo tutti tanto per parlare.

    7. Milani non deve essere un prete che celebra la messa ai suoi fedeli, ma un evangelizzatore che porta la verità a chi non ce l’ha.

    8. chi ha delle idee non teme di confrontarsi con la parte contarria. Qielli che criticano Milani sono solo dei poveretti che hanno paura di perdere lw (poche) certezze che credono di avere. Poveri di spirito, di coraggio e di idee. Sono proprio come quei giudici dell’inquisizione che si rifiutarono di guardare nel cannocchiale di Galileo. O meglio ancora, sono solo dei professionisti ai quali non importa la verità ma solo una rendita di posizione.

    9. Non condivido una sola lettera dello scritto della redazione, con cui solitamente concordo.

      A Colonia, pochi anni fa, il borgomastro (conservatore) della città invitò i concittadini a un "cordone" sanitario contro i fascisti europei scesi in piazza quel giorno (fra cui il buon Borghezio) per un fantomatico convegno.

      Ci sono limiti che non si possono superare.

      Per questo concordo con chi ha chiesto le dimissioni di Milani.

      Marcello Trapletti

      un ex insegnante bresciano, socialista, in piazza quel 28 maggio.

    10. E’ difficile stabilire dei limiti alla libertà di una persona che decide o meno di partecipare a una iniziativa pubblica. E’ pur vero che , quando la persona in questione rappresenta non solo se stesso ma una "storia" , un percorso ben preciso , diventa stridente e non a tutti comprensibile il perchè di una tale scelta. Nel caso specifico: io non sarei andata, e non per "non contaminarmi" , ma perchè non esiste motivo di confronto con queste persone che nulla possono nel farmi dimenticare quel 28 maggio e quei morti che non hanno ancora avuto giustizia.

    11. E’ difficile stabilire dei limiti alla libertà di una persona che decide o meno di partecipare a una iniziativa pubblica. E’ pur vero che , quando la persona in questione rappresenta non solo se stesso ma una "storia" , un percorso ben preciso , diventa stridente e non a tutti comprensibile il perchè di una tale scelta. Nel caso specifico: io non sarei andata, e non per "non contaminarmi" , ma perchè non esiste motivo di confronto con queste persone che nulla possono nel farmi dimenticare quel 28 maggio e quei morti che non hanno ancora avuto giustizia.

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