Matisse, dal 7 maggio apre una nuova sezione con le litografie di Paolo VI

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    Dal 7 maggio, la mostra MATISSE. La seduzione di Michelangelo, allestita al Museo di Santa Giulia a Brescia, si arricchisce di una nuova sezione, Matisse nella “Collezione Paolo VI” – curata da Maurizio Bernardelli Curuz, direttore artistico di Brescia Musei, e da Paolo Bolpagni, direttore artistico della Collezione Paolo VI – che presenterà 9 litografie del maestro francese realizzate tra il 1950 e il 1951 a partire dai disegni preparatori per la Cappella del Rosario di Vence, in Provenza, e donate in seguito dal figlio dell’artista a papa Montini.

    Queste grafiche, concesse in prestito dalla Collezione Paolo VI di Concesio (Brescia), che conserva ed espone il vastissimo patrimonio di migliaia di opere d’arte del Novecento appartenute al pontefice, sono coeve ai lavori preparatori e di realizzazione della Cappella di Vence, e la loro tiratura precede probabilmente la consegna della cappella stessa. “Un capitolo nuovo che s’aggiunge a una mostra di livello internazionale – afferma Bernardelli Curuz – I disegni realizzati dal pittore per la cappella di Vence mostrano un Matisse che fa decantare gli intrecci vitali del cosmo, l’inesausta e aggrovigliata pulsione della vita in funzione di un’arte sempre più classica e sintetica, sempre più indirizzata a cogliere il cuore delle rappresentazioni sacre. Se nel percorso precedente possiamo evidenziare la voluttà, la pace e il tumulto della vita, qui troviamo il respiro eterno di un Cristianesimo apollineo”.

    “Queste nove litografie (fra cui tre “prove d’artista”) realizzate da Matisse nel 1950-51 – scrive Bolpagni – rappresentano un intervento artistico complesso e profondamente sentito. Tra i soggetti presenti nelle decorazioni della Cappella, quelli trattati nelle nove litografie della Collezione Paolo VI sono fra i più suggestivi: cinque studi per la Vergine e il Bambino, tre teste della Vergine, un San Domenico, risolti in termini di pura linea. Dal punto di vista formale si può constatare un processo di sintesi rarefatta, che esprime un’idea di classicità fuori dal tempo. Dai pochi semplici tratti che compongono queste figure emerge anche la spiritualità personalissima di Matisse, il quale non si stanca mai di manifestare, pur vecchio e malato, ormai vicino alla fine (morirà nel 1954), la propria contentezza per il dono della vita e dell’arte, e ci insegna a osservare il mondo – e il Mistero che lo trascende – con gli occhi incantati di un bambino”.

     

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