Gussalli Beretta: “Il vero asset aziendale? La formazione continua” *

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    di Roberto Giulietti – “L’asset più importante in un’azienda è il capitale umano e la sua formazione continua è un tema fondamentale per la crescita di un’impresa. L’aggiornamento costante di tutti i propri dipendenti è inoltre una delle principali leve strategiche sulle quali puntare per uscire dalle crisi”. Così Franco Gussalli Beretta, amministratore delegato della Fabbrica d’armi Pietro Beretta di Gardone Valtrompia, illustra il ruolo che ha la formazione all’interno della propria azienda e aggiunge: “Per troppo tempo si è intesa la formazione come una cosa che ‘distraeva’ tempo e risorse dall’impresa e non come qualcosa che creando un ‘bene individuale’ potesse contribuire alla crescita collettiva dell’azienda. Oggi, per fortuna, moltissimi imprenditori hanno capito l’importanza di compiere questo salto culturale e si sono resi conto che non è più possibile non fare formazione”.

    Anche perché sempre più spesso la realtà all’interno delle aziende spinge gli imprenditori a dover affrontare il tema così come è successo alla Beretta. “Anni fa – spiega l’a.d. – con i nostri collaboratori ci siamo accorti di alcune difficoltà oggettive presenti in azienda dovute alla mancanza di figure professionali e tecniche che avessero competenze specifiche nel settore armiero. Ci siamo guardati attorno e ci siamo accorti che il mercato del lavoro non offriva quello che cercavamo e per questo abbiamo cominciato a pensarci, come impresa, creando qualcosa che fosse più strutturato rispetto all’inserimento di giovani per la tradizionale “gavetta”.

    L’ultimo progetto per un apprendistato professionalizzante nato all’interno della Beretta è partito a dicembre scorso con l’appoggio del sindacato dopo aver coinvolto le ultime classi di quattro istituti tecnici industriali e professionali bresciani. Le finalità del piano di lavoro sono quelle di “favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di neodiplomati, risolvere il problema legato alla carenza di personale operativo altamente specializzato e contribuire a creare un rapporto sul territorio tra impresa e scuola”. Il progetto ha consentito l’inserimento in Beretta, con un contratto triennale di apprendistato, a quindici neodiplomati. Il percorso formativo li vede impegnati in aula con docenti esterni per un totale di 1.000 ore in due anni mentre il resto del tempo sono occupati “on the job” nei reparti dell’azienda nei quali sono stati inseriti e dove sono assistiti da 4 tutor aziendali. “Alla fine dei tre anni i ragazzi avranno le competenze necessarie per diventare i futuri capi reparto, le colonne portanti dell’azienda”. Ma non è ancora sufficiente. “Come Fabbrica d’armi Pietro Beretta – aggiunge Franco Gussalli Beretta – siamo convinti che il futuro, anche del nostro settore, si giochi sulla capacità delle imprese di fare ricerca avanzata, innovazione, per questo abbiamo sempre creduto in uno strumento come il Csmt (Centro Servizi Multisettoriale e Tecnologico) dove imprese, università ed enti locali si incontrano e si confrontano. Lavorare con i giovani serve per aprire le menti e per chi, come noi, guarda al futuro non è cosa da poco”.

    Altrettanto certo è che non tutti gli imprenditori hanno alle spalle aziende, e quindi capitali e strutture, in grado di svolgere la formazione in modo autonomo, “ed è per questo che l’Associazione industriale bresciana gioca un ruolo molto importante”, in prima persona con il proprio Centro di formazione professionale ma anche come intermediario e interlocutore del dialogo con il sistema scolastico provinciale. “Come vice presidente dell’Aib del settore education – dice Gussalli Beretta – uno dei nostri principali obiettivi è quello di ridare visibilità e dignità alle scuole professionali e tecniche. Per troppo tempo sono state poco considerate da famiglie e studenti con il risultato che nelle nostre aziende mancano persone competenti. Oggi con soddisfazione registriamo che i ragazzi stanno invece tornando a fare quel tipo di scuole”.

    A suo avviso si potrebbero migliorare le norme che regolano l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro?

    "Tutto è sempre migliorabile. Di certo l’apprendistato professionalizzante è uno strumento che favorisce un approccio corretto tra formazione e lavoro, e come tale andrebbe sviluppato, magari ispirandosi a modelli più avanzati. Penso ad esempio a quello tedesco, che promuove direttamente dalle scuole questa modalità di inserimento nel mondo del lavoro ed offre sgravi di costo alle aziende che assumono giovani con contratti di apprendistato. I risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti. Ritengo che funzionerebbe molto bene anche da noi, perché stimolerebbe i ragazzi ad accedere a professionalità di cui le aziende manifatturiere hanno bisogno".

    Il sistema industriale dispone di Fondimpresa, uno strumento che dovrebbe finanziare la formazione secondo le esigenze di ogni singola azienda. Le imprese però lo usano poco, perché?

    “Troppa burocrazia. In Italia è stato adottato un sistema poco snello a confronto di altri Paesi europei, come la Francia, dove accedere a questi finanziamenti è più semplice. Più in generale, sul tema della formazione credo esista un deficit di comunicazione. Si dovrebbe comunicare di più e meglio il ruolo fondamentale della formazione per il futuro delle nostre aziende. Anche la sottovalutazione delle possibilità offerte da Fondimpresa è una conseguenza della scarsa comunicazione che esiste sull’argomento”. 

    Si parla tanto di fuga dei cervelli, secondo Lei abbiamo qualcosa da imparare dalle esperienze di altri Paesi per evitare questo fenomeno?

    “Non credo. La nostra esperienza nel mercato Nord americano ci ha insegnato che la cultura americana del lavoro è completamente diversa dalla nostra. In tema di formazione, ad esempio, solo alcune grandi aziende dicono di impegnarsi in tal senso. Nelle medie e piccole realtà non esiste formazione del personale. Lo Stato ti aiuta soprattutto snellendo gli adempimenti burocratici, ma poi verifichi che sono strumenti poco utilizzati. Altra mentalità, altro attaccamento all’azienda”.

    In conclusione, come sta andando il mercato per la Fabbrica d’armi Pietro Beretta?

    “Il 2011 è iniziato con difficoltà per il mercato europeo e sostanzialmente rispecchia l’andamento del biennio precedente. Qualche segnale di piccola ripresa si registra invece dal mercato Nord e Sud americano mentre tra i nuovi sbocchi commerciali particolare attenzione è rivolta nei confronti della Russia. Per quanto riguarda il Nord Africa, cominciavano ad esserci alcune opportunità ma oggi ovviamente è tutto bloccato”.

    Cina, Brasile, India, le grandi economie che hanno risentito poco della crisi internazionale: sono mercati di interesse per il vostro settore?

    “Poco, sia per le regolamentazioni presenti in quei Paesi in materia di armi sportive sia per la scarsa tradizione che hanno nella caccia e nel tiro a volo. Recentemente però abbiamo firmato un contratto per la fornitura, in due anni, di 35 mila carabine Mx4 alla polizia indiana”.

    *Questa intervista è apparsa sul numero di Aprile del mensile 12 Mesi 

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    1. sono fiero di essere italiano finche ci saranno persone come il mio carissimo compagno di universita’ dott Franco Gussalli Beretta.
      Giovanni Redi di Arezzo

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