Portale internet “troppo costoso”. L’Università di Brescia ancora al centro delle polemiche

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    di Andrea Tortelli – Centoventimila euro per realizzarlo. Ventimila euro all’anno per mantenerlo. Più Iva. Più interventi straordinari. Dopo il caso dei 150oristi (stipendiati dall’università per piccole mansioni in favore degli altri studenti) mandati a fare da pubblico in una trasmissione di Rete4, l’università bresciana torna al centro dell’attenzione per i costi del suo nuovo portale internet. A “denunciare” la situazione è ancora – dal suo blog – Andrea Curcio, studente e senatore accademico dell’Ateneo (per la lista “Progetto Ingegneria”). “Ad oggi”, scrive Curcio, “il portale (www.unibs.it) si presenta di difficile gestione, frammentato, confusionario e quindi poco user-friendly”. Di qui la decisione del rettore Sergio Pecorelli di procedere a un restyling. Il 29 giugno di quest’anno, il Cda dell’ateneo ha così deliberato “una serie di concordati con il consorzio Cineca (che raccoglie 50 università italiane e di cui l’ateneo bresciano fa parte avendo versato una quota da 25mila euro, ndr), tra cui l’appalto – senza gara pubblica – allo stesso della realizzazione del nuovo portale”, con lo spostamento del sito su una piattaforma Cms. Le cifre di cui riferisce il rappresentante degli studenti sono quelle citate in apertura d’articolo: “un impegno certamente gravoso”, commenta, “ma non si sa quanto corrispondente alla cifra pattuita”. Il nodo, però, è anche quello della farraginosità della gestione attuale.“Il portale web nella sua staticità – si legge nell’intervento di Curcio – viene per il momento gestita tramite il Cms proprietario Ariadne, quindi per un’eventuale manutenzione bisogna fare riferimento ad un’azienda esterna, che con il nuovo portale viene sostituita dal Cineca nella manutenzione ordinaria”. Mentre dell’inserimento dei contenuti si occupa una specifica redazione, le funzioni di iscrizione on line agli esami vengono affidate al Sica (che cura anche la gestione ordinaria e straordinaria del server), quelle delle tasse a un’altra azienda esterna e, ancora, l’U-Gov a un software sviluppato dall’Università di Pavia. Un elenco a cui vanno aggiunti il consorzio Garr (che si occupa della gestione esterna della rete) e il Cilea (gestione webmail). “Una suddivisione dei compiti che rende la gestione tutt’altro che efficace ed efficiente”, attacca Curcio, “sarebbe stato molto più auspicabile innanzitutto fare chiarezza sulle varie competenze, e dove possibile accorparle e solo dopo", conclude, "deliberare un accordo che prevede la ‘modica’ cifra di 120mila euro per la creazione di un portale web che rischia solamente di essere risucchiato in questo enorme vortice”.

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    1. Inutili e strumentali? Le tasse sono alte e questi spendono quasi mezzo miliardo delle vecchie lire per il sito????? Dai!!!!!!!!!

    2. SICURAMENTE TRA I SOLDI SPRECATI DALLA PA, QUESTA VOCE NON è POI COSì SCONVOLGENTE; DOPOTUTTO VISTO IL NUMERO DI SERVIZI FRUIBILI ATTRAVERSO IL PORTALE LE CIFRE NON SONO SPAVENTOSE.

    3. Be’, se sono "sprecati" sono "sprecati" sia che siano tanti, sia che siano pochi. Delle due, l’una: se servono per un servizio all’atezza, non sono "sprecati"; se vengono usati per un servizio non all’altezza, è invece uno spreco inutile…

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