Bragaglio: “Il campus alla Randaccio? Un progetto pasticciato, andava studiato meglio”

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    Il progetto del campus universitario nell’ex caserma Randaccio, approvato la scorsa settimana dal consiglio comunale, sarebbe nato "all’insegna di un pasticcio". E’ quanto sostiene il consigliere comunale del Pd Claudio Bragaglio che accusa l’amministrazione comunale di superficialità e improvvisazione. Bragaglio si sofferma in particolare sul tema della residenzialità degli studenti universitari fuori sede, evidenziando come il progetto della giunta Paroli non abbia valutato adeguatamente le nuove strutture che sorgeranno in città e più in generale come il documento sia stato redatto senza il doveroso approfondimento.

     

    Ecco il testo completo della lettera di Bragaglio:

     

    Egregio Direttore,

    il dibattito in Consiglio sulla trasformazione della caserma Randaccio in un’area per l’Università è avvenuto all’insegna d’un ”pasticcio” che ha sollevato molte tensioni anche nella stessa maggioranza. Improvvisazione, superficialità e mancanza di documentazione: come hanno giustamente rilevato i consiglieri del Pd, e  in particolare il capogruppo Del Bono.

    Intanto precisiamo per l’ennesima volta che la destinazione universitaria di quell’area (Campus incluso) è sempre stata da noi proposta e sostenuta. La consigliera Bisleri ha ben ricostruito, al riguardo, la linea di continuità con le iniziative di Martinazzoli e Corsini, per la sdemanializzazione delle aree militari (Gnutti, Campo Marte, Polveriera di Mompiano, Ottaviani e Randaccio…).

    Secondo punto acquisito è la condivisione della richiesta dei finanziamenti al Ministero (10 milioni) per un intervento che, a cose fatte e finite, si avvicinerà ai 30 milioni di euro.

    “Pasticci”, anche nella formulazione tecnica della delibera, poi emendata, giustificati dall’urgenza di concludere l’iter per i termini del bando.

    Si dà il caso, però, che il trasferimento della Randaccio era noto da tempo, che il Protocollo tra Ministero e Comune è stato approvato ben otto mesi fa,  che il bando ministeriale è dell’aprile scorso. E non è che fosse obbligatorio attendere l’ultimo momento per la deliberazione!

    In particolare vorrei qui soffermarmi sul punto riguardante la residenzialità, pur sapendo che è solo un aspetto per quanto importante d’un “Campus”. Un argomento di cui mi sono occupato come Assessore alla casa, sia per la realizzazione di un paio d’interventi, che nell’ambito della riqualificazione della torre Cimabue, in previsione del possibile diretto collegamento con il metrobus. Altri aspetti – in particolare la biblioteca – sono già stati liquidati dal Consiglio, ritenendo ben più utile investire risorse per potenziare le biblioteche delle varie facoltà, piuttosto che fare costosi doppioni. Sulla necessità, poi, d’una mensa universitaria nel centro storico, v’è unanimità di consensi.

    Il tema della residenzialità universitaria è stato affrontato già dalle precedenti Giunte di Centro Sinistra, dal rettore Preti e dall’Eulo, tenendo presente le caratteristiche della nostra provincia. Non a caso v’è una limitata richiesta da parte degli studenti bresciani. Possibili incrementi sono ipotizzabili per studenti provenienti da altri Paesi. Come stranieri, sia stabilmente a Brescia, sia  interessati agli scambi, ma per limitati periodi (modello Erasmus, per intenderci).

    La delibera parla di saturazione dell’attuale recettività. Ciò riguarda la situazione attuale, ma non sono considerate le prossime strutture.

    Senza comprendere in questa sede la pur importante realtà dell’Università Cattolica, la popolazione universitaria delle “Statali” s’è stabilizzata, dal 2006, tra i 14.500 ed i 15 mila studenti. Di cui, poco più di tre mila provenienti da altre province lombarde, mille stranieri e mille provenienti da altre regioni.

    Le domande di residenzialità in questi anni sono state al di sotto di 450 unità (di cui solo 250 annuali), a fronte d’una disponibilità già acquisita di 330 posti, in otto strutture già disponibili (per l’attività meritoria dell’Eulo, con le convenzionate come il Franciscanum,…), cui si aggiungeranno altre due entro il 2014 (tra cui quella della Fondazione Lucchini), per un totale di circa 500 posti. Dei posti finora disponibili, più del 50% sono occupati da cittadini stranieri.

    Di tutto questo quadro analitico non s’è fatto cenno da parte della Giunta, al fine di poter meglio definire il progetto e le possibili varianti. Dati neppure richiamati nella Relazione tecnica.

    Le Raccomandazioni approvate dal Consiglio (una di maggioranza, l’altra di opposizione) pongono l’esigenza d’un confronto che modifichi l’impostazione proposta. Ma, mentre i Consiglieri di Centro Destra e l’Assessore aprivano al contributo delle minoranze, il Sindaco Paroli non trovava di meglio che polemizzare con il PD. E più d’uno dei consiglieri di maggioranza sono intervenuti per dire che non erano più disponibili a votare al buio i provvedimenti di Giunta. Valga per tutti l’intervento del consigliere Toffoli.

    Va quindi fatto un confronto vero. Quello finora negato. Per un “Campus” integrato nella città. E, non come avviene in altri Paesi, per una “città universitaria” separata dalla città, con un’idea di “hortus conclusus”. Ed il fatto che la trasformazione riguardi una caserma porrà anche complessi problemi architettonici e come progetto d’area nella quadra del Carmine.

    Il rapporto tra spazi universitari e città a Brescia si va sempre più definendo “a rete integrata”. Quando negli anni ’70 si discusse dell’ubicazione delle sedi  si scontrarono (anche nella sinistra) due opposte linee: da una parte il  “polo unico universitario” a nord della città (all’insegna del decongestionamento del centro storico), dall’altra l’università reticolare inserita nel tessuto urbano (all’insegna dell’integrazione, della qualificazione urbana e valorizzazione dei contenitori storici, d’una mobilità con mezzi pubblici, compreso il Metrò).

    Prevalse –  fortunatamente – quest’ultima. E non a caso, dopo Medicina (zona Ospedale) ed Ingegneria, le scelte di Economia e Giurisprudenza nel centro storico.

    Ora c’è l’impegno prioritario – bipartisan – per il finanziamento adeguato. Ma va pur detto che c’era tutto il tempo per definire un progetto migliore e per sostenere, con motivazioni ben più convincenti, la richiesta d’un finanziamento davvero necessario e – da Brescia – meritato.

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