L’alta Valle Camonica (Edolo, Ponte di Legno)

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    di Roberto Giulietti – Per molti anni milanesi, ber­gamaschi e bresciani si sono ritrovati a Ponte di Legno sulla pista del Corno D’Aola, sul Serodine in Tonale o sul ghiacciaio del Presena. Era quasi scontato, per gli appassionati dello sci, arrivare in Alta Valle Camonica dopo ore di macchina per sciare sulle più belle piste da disce­sa della Lombardia. Impianti sempre pieni, code interminabili sulle strade e sulle piste. Come funghi spuntavano condomini che occupavano i molti spazi ancora liberi e che dovevano ospitare un numero di turisti sempre maggiore, an­che durante il periodo estivo.

    Erano gli anni del “boom economico” dove tutto sembrava dover continuare a crescere e non dover finire. Eppure molto è cambiato da allora e ritornando in quegli stessi posti molti anni dopo, parlando con gli operatori del turismo, con gli amministratori e con i dalignesi, è impossibile non accorgersene. E allora se si sorvola sulla pedonalizzazione del centro, sulla riqualificazione urbana e viabilistica necessaria e quindi quasi scontata, sull’apertura e sulla chiusura di qualche attività commerciale, Ponte di Legno e tutto il suo comprensorio sembra essere cambiata “dentro”. O meglio, si sta adeguando ai cambiamen­ti che il complesso mercato del turismo non chiede ma pretende. Sono finiti gli anni in cui non occorreva promuovere il proprio territorio per far arrivare i turisti, dove bastava la neve per rendere bellissime le piste da sci, cunet­te comprese; dove chi voleva imparare a sciare doveva fare la “scaletta”. Oggi se si vuole che i bambini imparino a stare sugli sci, come ci ha confermato un maestro, si devono avere i tapirulan sulle piste. Da anni poi la neve è quasi un optional, es­senziale è il freddo che consenta durante la notte l’innevamento artificiale, saranno poi i “gatti delle nevi” a rendere le piste lisce come un biliardo. Di certo oggi quello che non può mancare è il marke­ting territoriale e per potersi proporre in termini concorrenziali in un mercato globale come quello del turismo, servono scelte strategiche e numeri.

    Ecco perché nel 2004, anno di avvio del piano di rilancio del sistema turisti­co dell’Alta Valle Camonica, sono state individuate quattro priorità che preve­devano la realizzazione di una cabinovia che collegasse Ponte di Legno e il To­nale; l’ammodernamento e il potenzia­mento degli impianti di risalita esisten­ti con l’introduzione, dove mancava, dell’innevamento artificiale; la creazio­ne di nuove piste da discesa (vedi Temù) ed infine la creazione di infrastrutture complementari, leggi parcheggi. Un investimento di 80 milioni di euro (60 in Lombardia e 20 in Trentino) che ha consentito l’ampliamento del demanio sciabile dell’Alta Valle Camonica (Temù, Ponte di Legno, Tonale e Vermiglio) fino ad arrivare agli attuali 100 km di piste con 44 impianti di risalita in grado di sod­disfare una capacità ricettiva che ha rag­giunto i 48 mila passaggi orari. Numeri che oggi consentono al comprensorio di competere con le primarie stazioni scii­stiche europee, ma non solo.

    L’analisi dei bilanci delle tre società di gestione degli impianti segnala, infatti, come al potenziamento del demanio sciabile abbia corrisposto una significa­tiva crescita del turismo “bianco” già a partire dalla stagione 2007.

    L’incremento di turisti invernali ha gene­rato poi un parallelo sviluppo del sistema ricettivo ma, a detta di alcuni operatori e soprattutto a Ponte di Legno, non ancora adeguato al livello degli impian­ti. Infatti, al Tonale molti sono stati gli hotel che hanno adeguato i loro standard alle nuove richieste del turismo interna­zionale. A soffrire sembrano essere gli alberghi senza particolari eccellenze e che negli anni non hanno fatto adeguati investimenti. Di certo scontano le diffi­coltà di un mercato italiano in difficoltà per la crisi generale e un mercato estero (soprattutto dell’Est) non particolar­mente ricco e poco propenso alla spesa. Per quanto riguarda poi il settore delle “seconde case”, con il potenziamento e l’ammodernamento del comprensorio sciistico, gli operatori immobiliari hanno registrato riscontri più che positivi, con i prezzi che non sembrano aver sentito la crisi, una domanda che tiene e un’offerta che forse inizia ad essere eccessiva.

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