Rinnovarsi senza perdere l’anima ( Castenedolo )

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    di Alessandra Tonizzo – Gemellato con Gradacac (Bosnia-Herzegovina): questo si legge sul cartello all’ingresso di Castenedolo, paese di 11.000 anime nella pianura bresciana orientale, a 9 km dalla città. E mentre percorriamo la lunghissima via Brescia, nel traffico lento della prima mattina, il pensiero dei Balcani si mischia alla pubblicità martellante ai bordi della strada: centri commerciali, supermercati, discount vogliono farci sapere che sì, sono aperti per noi ogni domenica. Arrivati in centro, capiamo che il paese è diventato una propaggine cittadina in cui la vita tranquilla – i baretti in piazza, l’alimentari di fiducia, le quattro chiacchiere con il parroco – costituisce il pendant di una comodità impagabile, a due passi dal pigia-pigia quotidiano. Le frazioni di Castenedolo (Alpino, Bettole- Taetto, Capodimonte, San Giustina-Finiletti- Rodenga, Macina-Bodea), ognuna nel proprio isolamento agreste, restano a documentare le origini di un territorio mutato: già attorno al 1960, infatti, lo sviluppo artigianale e industriale della zona, unitamente alla scarsa redditività della terra, portarono al progressivo abbandono dei vigneti, e al conseguente declino di molte parti della collina. La splendida collina morenica di Castenedolo, sbocconcellata pian piano per estrarne l’argilla, e la piana circostante, ghiotta mira degli escavatori di ghiaia. Ma le attività agroalimentari locali cercano di resistere, il panorama si reinventa, la comunità si allarga. Per le stradine acciottolate, difatti, incontriamo una signora straniera, ci confessa che qui il clima per chi vuole lavorare e vivere serenamente c’è, anzi, in anni di prove e rinunce le sembra quasi d’essere arrivata su un altro pianeta, respirare aria nuova. Lo stesso effetto che farebbe a noi Castenedolo se, passeggiando tra le sue borgate, incontrassimo per caso personalità delle istituzioni, della scienza, del giornalismo: succede, durante l’anno, quando il paese si apre al confronto culturale, e trovarsi gomito a gomito con un cosiddetto vip può non essere una casualità. Eppure questo paese non perde la propria anima, le sue piccole tradizioni che si fanno sfumature per chi è solo di passaggio: l’incedere lento, l’attenzioneal vicino, il dialetto che lega.

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