Casasco (Api) strizza l’occhio ad Aib: le associazioni di categoria devono fare squadra, in particolare su A2A

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     (a.tortelli) Le associazioni di categoria bresciane devono fare squadra. Soprattutto per quanto riguarda il futuro di A2A. A dirlo è stato – nel corso di una conferenza stampa che si è conclusa pochi minuti fa – il presidente di Apindustria Brescia Maurizio Casasco. “A2A”, ha sottolineato, “è gestita ottimamente da Graziano Tarantini, ma è evidente che sulla questione dei rapporti tra Gestione e Sorveglianza e sui passaggi decisivi le associazioni non possono più permettersi di essere assenti come è avvenuto in passato. Su questo tema come sulle infrastrutture, il Pgt e i rapporti con l’università”, ha aggiunto il presidente di Api, “le associazioni – penso a noi, Confindustria e Associazione artigiani, ma anche agli altri – devono prendere in mano il timone. Oggi in particolare sono felicissimo di collaborare con Aib sui temi bresciani. E ribadisco che questioni come quelle del futuro di A2A non possono essere lasciate soltanto alla politica: Api non rivendica posti, ma è convinta della necessità di dare una rappresentanza comune agli interessi del mondo produttivo. E per l’ex municipalizzata di via Lamarmora questo, prima o poi, potrebbe anche passare attraverso una divisione chiara tra competenze milanesi e bresciane, con la convinzione che per noi il settore ambiente sia il più importante. Allargando il campo”, ha concluso Casasco, “in passato noi purtroppo siamo rimasti fuori da partite come Brebemi, Fiera e aeroporto: su alcune di queste ci piacerebbe oggi avere un ruolo”.

    Ma gli spunti bresciani offerti oggi dal presidente dell’associazione che raccoglie le piccole e medie imprese bresciane (oltre il 5 per cento del totale nazionale di Api) sono diversi. Presentando il convegno di sabato (dalle 10, nella sala convegni di via Lippi 30, sul tema “Dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori. Quali politiche per rispondere alla crisi?”, interverrà anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi), Casasco ha sottolineato la necessità di rivedere la mission della sua associazione. “Un associato”, ha detto, “mi spiegò che 30 anni fa entrò in Api perché in quel modo poteva usufruire del telefax. Oggi ho difficoltà a spiegare perché un’azienda dovrebbe iscriversi. Non possiamo più continuare soltanto a vivere di quote e di qualche servizio (energia, sindacale, sicurezza e via dicendo): dobbiamo capire quali sono le reali esigenze delle imprese”. A seguire l’annuncio che “a Brescia presto daremo vita a un ‘centro studi e servizi’, un osservatorio nazionale che però abbia anche applicazioni concrete”.

    Quindi, entrando nel vivo della questione, Casasco ha spiegato che “le Pmi hanno la necessità di essere difese, a partire dalla questione del credito. Il governo si preoccupa tanto delle grandi banche, ma noi – a differenza delle big dell’imprenditoria – con queste non abbiamo rapporti privilegiati e quello dell’accesso al credito resta un problema da risolvere. Bisogna puntare sul sostegno agli istituti del territorio, come Ubi e le Bcc, perché sono quelli che danno un sostegno determinante alle piccole e medie imprese”. Ancora, il presidente di Api ha posto l’accento sulla questione dei tempi dei pagamenti. “All’estero”, ha detto, “pagano a 30-40 giorni, in Italia a 110-180 e la pubblica amministrazione ha tempi ancora più lunghi. Ma nel frattempo le piccole imprese muoiono. Per tale ragione bisogna mettere in campo soluzioni come la cartolarizzazione del credito a tassi regolamentati e puntare di più sull’export. Su questo versante”, ha aggiunto, “noi stiamo già lavorando a un’iniziativa, che potrebbe tenersi nel primo semestre 2012, per mettere in contatto le aziende bresciane con quelle della Baviera”.

     

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    1. Ma possibile che non ci si renda conto che A2A ormai è "andata"?Il settore anbiente?ma il "grano" è in quello energetico!!
      Chi ha tirato i fili dell’operazione erano Bazoli,Formigoni,Corsini ecc…ormai…aspetteremo le Grandi Inchieste del Corriere-dorso bresciano…aspetteremo…aspetteremo………..

    2. ma che imprenditori sono? vogliono contare? e perché’? ma si rendono conto che e’ una società’ quotata? vogliono spartirsela con la politica? e non ci sono già’ due imprenditori come il presidente della associazione artigiani e l’ex presidente dell’aib in consiglio? vecchi metodi, povera Brescia

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