Private equity e Borsa: prove di avvicinamento alle Pmi

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    Private equity e piccole imprese: prove di avvicinamento. Imprese e quotazione in Borsa: proviamo a conoscerci ed a far crescere la sensibilità sul problema, soprattutto in stagioni di crisi in cui esser più o meno finanziariamente strutturati può fare la differenza. Questo l’obiettivo del seminario promosso da Aib sull’innovazione nella finanza aziendale. “Un incontro finalizzato – ha detto Francesco Franceschetti, presidente piccola industria AIB – soprattutto a guidare gli imprenditori che decidessero di aprire il capitale ai fondi o alla Borsa”. I modelli a Brescia non mancano e le testimonianze sono arrivate dalla tavola rotonda che ha chiuso una giornata in cui è emersa anche la proposta di un fondo di fondi locali, ovvero un fondo di investimento dentro al quale ci stia anche il Fondo di investimenti per lo sviluppo delle imprese italiane, il più grande fondo italiano di capitale per lo sviluppo, costituito per dare impulso alla crescita patrimoniale delle pmi. Il private equity investe poco a Brescia. E quando lo fa interviene sulle imprese medie e medio – grandi del comparto automotive e manifatturiero, i settori forti del Bresciano, trascurando completamente le pmi”. E’ uno degli aspetti più rilevanti messo in luce dalla ricerca “Le operazioni di finanza straordinaria nel bresciano”, ricerca realizzata da Clarium, società bresciana di advisoring, di cui è amministratore delegato paolo Chiari, presentata in occasione del convegno. L’indagine ha preso in esame il triennio 2008-2010, distinguendo anzitutto le operazioni di fusione e acquisizione compiute da controparti industriali da quelle effettuate da fondi e private equity. Queste ultime sono state in tutto solo 15 per un valore complessivo superiore ai 360 milioni di euro (10 operazioni nel 2008, 3 nel 2009, 2 nel 2010). Molto più numerose invece, 169 in tutto, le operazioni di carattere industriale: 80 nel 2008, 59 nel 2009, 30 nel 2010 per un valore complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro. Le 184 operazioni di finanza straordinaria valgono quindi più di 2 miliardi di euro. Nel triennio, emerge ancora dalla ricerca illustrata dal vicepresidente del Terziario AIB – i capitali di private equity sono intervenuti principalmente con l’obiettivo di modificare la proprietà dell’impresa, assumendo quindi il controllo societario, concentrando i volumi di investimento sulle aziende con fatturati compresi tra i 30 e i 250 milioni di euro, ignorando completamente le imprese sotto i 10 milioni di fatturato. Il manifatturiero si conferma settore d’elezione anche per le operazioni tra controparti industriali, assorbendo nel triennio circa il 55% degli 1,6 miliardi complessivi. Dopo la presentazione della ricerca, l’incontro è proseguito con interventi di Gabriele Cappellini del Fondo Italiano d’Investimento, Barbara Lunghi responsabile mercati pmi di Borsa Italiana, Angelo Facchinetti di Hopa, Flavio Gandolfi di BAI, Paolo Bertuzzi di Turboden, Luca Roda, alla guida dell’omonima azienda, e Alfredo Sala di Gefran.

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