L’omicida di Calvisano ha sparato per soldi: una fidejussione all’origine della tragedia

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(a.c.) Soldi. Tre, quattro colpi di pistola, l’assassinio del fratello della ex compagna, la sera della vigilia di natale: il tutto per questioni legate al denaro.

A distanza di un paio di giorni dalla tragedia andata in scena a poche ore dal natale, e risoltasi velocemente grazie alla rapida costituzione dell’omicida presso i carabinieri di Castel Goffredo, si è fatta parzialmente luce anche sul movente che potrebbe avere spinto Vito D’Angelo a fare fuoco contro l’ex cognato, fratello della ex compagna Barbara Zanella.

Secondo quanto riportato da Bresciaoggi in edicola stamane, D’Angelo, nato a Taranto ma residente al nord dall’età di sei anni, avrebbe raggiunto Luca Zanella nella sua stalla di San Francesco di Calvisano per scaricare (con la pistola) la sua rabbia per una fidejussione mai firmata dalla sua ex compagna. Barbara Zanella, quando i due stavano ancora insieme, non avrebbe potuto firmare la fidejussione di cui D’Angelo aveva bisogno (per lanciare un’attività imprenditoriale) a causa di una precedente fidejussione firmata dalla donna per affari di famiglia. 

Se per il movente e la dinamica dei fatti non ci sono più misteri, rimane un’arma da trovare: D’Angelo avrebbe detto di averla lanciata dall’auto in corsa mentre si recava a Castel Goffredo. I carabinieri la stanno cercando dalla mattina di natale, ma fin’ora nessuna traccia.

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