Franciacorta si può fare di più

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    di Alessandra Tonizzo – Il nostro viaggio verso la Franciacorta inizia consultando il servizio dedicato lo scorso anno da 12 Mesi alla terra delle bollicine, la zona collinare a vocazione spumantistica situata tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo: continuità, tradizione, innovazione, natura, turismo, imprenditoria erano e restano le parole chiave di un territorio stupendo, in cui si vive bene, sebbene resti sempre pendente un laconico “però”, un retrogusto brut che non deve mettere radici, se non nell’umida terra. Quella dei vigneti che, mentre ci accingiamo a visitare la Franciacorta, fa a suo modo notizia sui giornali, con le preoccupazioni sulle condizioni di lavoro della manovalanza in tempo di raccolta (lavoratori provenienti per lo più da Polonia e Romania), l’ombra del caporalato. Arriviamo a Rovato, 18mila abitanti circa, per capire come qui sia messa in scena la massima espressione del cambiamento territoriale: da collinare e anticamente cosparso di boschi, il terreno della Franciacorta è stato trasformato con l’impianto di numerosi vigneti prima (il nuovo corso della vitivinicoltura della Franciacorta inizia a tutti gli effetti al principio degli anni ’60, con la nascita delle prime cantine), e con comparti industriali poi (dall’edile, al tessile, al chimico e metalmeccanico). Nella terra del “manzo all’olio”, la produzione del vino Curtefranca c’è, ma fa comunque discutere il suo status di “capitale” dell’intera zona, mentre sullo sfondo si agitano dibattiti sull’annoso problema delle discariche, sull’antenna di 30 metri che campeggia dal Monte Orfano, sul rapporto con la sensibile presenza di stranieri e la difficile gestione del traffico. Una manciata di chilometri e siamo ad Erbusco, nella regione agricola della Franciacorta, in prossimità del fiume Oglio – che ne segna il confine con la provincia di Bergamo e, pochi chilometri a sud, del lago d’Iseo –, terra rimasta fedele a se stessa, ma il cui centro storico paga il dazio ai centri commerciali, svuotandosi di attività (la concorrenza è alle stelle) e abitanti autoctoni (le abitazioni sono molto care). Qui si respira di più l’aria delle cantine, dei pregiati vini – dai Franciacorta (Millesimato, Rosé, Satèn, Riserva) al Curtefranca doc, fino agli Igt e i vini fermi – anche se mancano direttive precise, fatte di punti d’informazione e accoglienza, a chi vuole gustare questo paese, non solo in formato “mordi e fuggi”. A soli tre chilometri incontriamo Adro: 7mila abitanti e una spiccata vocazione agricola, vitivinicola per l’appunto. Proprio nel cuore della Franciacorta, ad Adro, sacro e profano di mescolano: è paese meta di pellegrinaggio cristiano, con il suo Santuario della Madonna della Neve, nonché ideatore della manifestazione Miss Franciacorta che, da tre anni, cerca d’essere il trade union della zona, sopperendo alla sensazione di dispersione che suscita il suo centro. Con circa 6mila anime, Corte Franca resta uno dei gioielli della Franciacorta, luogo fuori dal tempo per il suo paesaggio – ravvivato dal Monte Alto –, in cui natura e ritmi lenti sono le priorità. Mentre c’è chi mormora che si sia costruito troppo, le frazioni di Borgonato, Colombaro, Nigoline e Timoline hanno subito una recente trasformazione, creando un riassetto, ancora in atto, che ne determina equilibri diversi:c’è chi rinasce (come Timoline, con scuola, posta, municipio e mercato), chi perde il suo “primato” (è il caso di Borgonato, prima maggior punto di riferimento zonale) e chi langue (Colombaro soffre ancora la carenza idrica nei mesi estivi, Nigoline lo svuotarsi di attività e popolazione). Il nostro viaggio termina a Iseo, sulla sponda sud-orientale dell’omonimo lago, luogo in cui acqua e terra convivono in uno scambio fertile e scenografico – vigne, uliveti, la Riserva naturale Torbiere del Sebino –, portando in Franciacorta un turismo meno di nicchia che cerca d’essere il traino dell’economia locale. L’anima esteriore d’Iseo – un po’ troppo statica e retrò – cozza con i suoi fermenti interiori, fatti di mostre, palazzi storici e convivialità. L’estate è finita, e con essa il tempo di valutazioni e pagelle, ma quei “però” in sospeso li ritroviamo quasi tutti, e sono troppi per una zona così suggestiva, così nota; tanto che ci sentiamo di dire: “Franciacorta, si può fare di più”.

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