Il sogno della Val Trompia

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    di Alessandra Tonizzo – Incolonnati nel traffico, ci dirigiamo verso quella che fu la Valle D’Oro del bresciano, la terra solcata dal fiume Mella che, con tutti i suoi 50 chilometri d’estensione, reclama a sé una storia nuova, capace di reinventarsi dopo i fasti degli anni ’60- ’70: la Val Trompia. Ce la mette tutta, questa terra, avanzando a spizzichi e bocconi tra industria matura e innovazione, isolamento e nuove speranze. A un anno di distanza dal nostro viaggio nella valle, troviamo gente disposta a vincere la timidezza di una vita cinta dalle montagne  – Monte Colomdi bine, Muffetto, Guglielmo, Dosso Alto le cime principali di questa zona prealpina –, parlandoci apertamente di una realtà sfaccettata, che guarda forzatamente oltre la crisi. Scopriamo così le grandi speranze di Sarezzo – paese d’origini molto antiche, 13mila abitanti e un panorama alto-collinare suggestivo, con alture coperte di vegetazione boschiva e diversi torrenti – realtà interessata da una forte crescita edilizia la cui economia è basata soprattutto sull’industria e sul terziario; il paese, oggi, mira a fare da perno rispetto alle zone limitrofe, complice la sua struttura ariosa, la piazza di nuova costruzione, il clima disteso. A Gardone Val Trompia, nel bene e nel male, si respira un’aria diversa, non fosse altro per il titolo di città che la contraddistingue dal 2001: ai grandi numeri (12mila abitanti) corrispondono le grandi aspettative degli abitanti, tra integrazione (1.600 stranieri), servizi (sede della Comunità Montana di Valle Trompia, a Gardone c’è un presidio ospedaliero e diversi enti nell’ambito di volontariato, sport, cultura) e necessità di riscatto per quei giovani che, da anni, guardano oltre alla Beretta Con Marcheno s’inizia ad inerpicarsi verso l’alta valle. Con poco più di 4mila abitanti, il piccolo paese, tagliato in due dalla statale rumorosa e trafficata, registra dati emblematici: -86%, dal ’90 al 2000, nei settori agricoli, +700% nel settore istituzionale. Crescono i servizi ma langue il commercio, e i giovani… migrano. Quest’ultimo, putroppo, rischia di essere il leit motiv per gli ultimi paesi del nostro viaggio in Provincia, contrassegnati dalle disillusioni della nuova generazione che, ad esempio, a Collio si è stancata di ascoltare i racconti di una stazione turistica che non c’è più. Infrastrutture, negozi, iniziative: chi abita qui reclama vita, e descrive il proprio paese natale come un treno il cui macchinista, da tempo, si è dato alla fuga, ma i cui binari, se ben oliati, funzionano ancora. Forse è a San Colombano, verdissima frazione di Collio, che il sogno dell’alta Val Trompia si fa sentire più forte, perché velato della magica parola “turismo”, capace di dare slancio all’economia locale e lustro all’intera zona. Eppure, dicono, qui si vive alla giornata e ci si sente fuori dal mondo, complice una viabilità discutibile che fa anelare la discussa autostrada. Anche Bovegno, dall’alto delle sue torri medievali – ricordi della funzione difensiva dell’antico insediamento –, aspetta e spera. Nella conca il cui giace il paese – conca da cui si dipartono alcune valli laterali, come la Valle di Graticelle, la Val Sorda e la Valle della Meola –, si guarda con ugual fiducia e sospetto alle proposte per far decollare le potenzialità del paese, tra cui l’impianto per il progetto turistico di Montecampione.In Valle Trompia, insomma, non manca la materia prima per sognare, servirebbe solo una bella spinta per realizzare la voglia di crescita che giace nel cassetto

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