Strage, il senatore Pellegrino: “Ma la verità storica è chiara, fu un attentato neofascista”

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“Dal punto di vista storico i fatti sono acclarati” e per gli attentati “a partire dalla primavera del 1969 sino al 1974, cioè sino alla strage di Brescia” si è trattato “di una stagione eversiva innescata da una matrice chiara” con “la manovalanza per lo più fascista”. Lo dice in una intervista al Messaggero il senatore Giovanni Pellegrino, dal ’90 al 2001 presidente della commissione Stragi, aggiungendo che “almeno fino al tentato golpe Borghese è chiara anche la presenza di mandanti istituzionali, che a un certo punto si ritirarono lasciando soli i neofascisti”.
Nonostante ciò per Piazza Fontana, ma vale anche per l’attentato di piazza della Loggia per il quale ieri sono stati assolti i 4 imputati, già prima di lasciare l’incarico Pellegrino aveva suggerito di procedere all’archiviazione dei processi ancora aperti: “Ci furono molte polemiche ma io lo feci per mettere al riparo la verità storica ormai acclarata dalla verità giudiziaria ormai impossibile da ritrovare”. E anche perché “eventuali assoluzioni avrebbero fatto pensare che di quelle stragi non si sa nulla ma non è così”.
Quanto alla verità giudiziaria “fino a quando il mondo è stato diviso in due blocchi non è stato possibile arrivarci. Io – ricorda Pellegrino – ho parlato dell’esistenza di un patto di indicibilità. Anche Moro, secondo me, sapeva come erano andate le cose. Ma svelare la verità, in una democrazia fragile come era la nostra almeno fino al 1974, avrebbe favorito la reazione dell’estrema sinistra”.

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