I tanti “no” di Legambiente all’Alta Velocità. “Piuttosto affianchiamola alla linea già esistente”

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Sia nel  tracciato  a  nord di 57 KM, quello che attraversa le colline moreniche,  i vigneti e gli  allevamenti che in quello a  sud, lungo di quasi 70 km, che attraversa anch’esso vigneti ed allevamenti; sarebbe un grave danno  ambientale, con un consumo di suolo di oltre mille ettari, un costo economico pauroso (il più alto d’Europa di 37 milioni di euro a KM) e di dubbia utilità trasportistica. Questa in sintesi la posizione di Legambiente della Lombardia. Il quadruplicamento in sede, a fianco della linea esistente, sarebbe la soluzione più logica, più funzionale e di minor impatto ambientale. Quasi tutti i 65 Km dell’attuale tracciato (storico) prevedono già gli spazi per altri due binari. L’esperienza europea conferma che non c’è bisogno di raggiungere la velocità di 300 Km/h. Il modulo tecnico dei 230 km/h, peraltro è già stato  adottato sulla  tratta TAV tra Milano e Treviglio della stessa Milano-Brescia-Verona. I risparmi economici sarebbero consistenti, la lunghezza del tracciato si accorcerebbe di 10 km rispetto al tracciato a nord e di 20Km rispetto a quello a sud,(con meno costi e meno consumo di suolo) e la possibilità  di utilizzare la nuova linea  anche per i viaggiatori delle medie distanze, dove si sviluppa l’80% della mobilità dei passeggeri. Meno espropri,meno costi e  meno inquinamento acustico, come avverte la Germania che ha fatto l’Alta velocità in territori popolati e densi di attività economiche e agricole come quelli italiani, sono strategici e permetterebbero di salvare le delicate colline moreniche ed i territori mantovani allo stesso tempo. La revisione del progetto si rende necessaria anche alla luce della grave crisi economica che suggerisce di utilizzare le poche risorse pubbliche disponibili  e degli istituti di credito per imprese,  istruzione, servizi sociali, e ricerca  piuttosto che per grandi opere costosissime, di dubbia utilità e di eccessivo impatto ambientale. Abbiamo già  un esempio negativo quello della TAV Torino-Milano. Aperta da tre anni, con una  capacità una di 300 treni al giorno viene utilizzata solo da 12 treni. Mentre i pendolari di Vercelli, Novara, Chivasso e Magenta subiscono disagi e ritardi ogni giorno sulla linea storica a pochi km c’è una linea TAV inutilizzata. Sarebbe bene non ripetere questa amara esperienza.

 

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UN COMMENTO

  1. Seguo sempre e con attenzione gli interventi di Legambiente, ma credo che questa volta, sul tracciato della TAV abbiano preso una cantonata clamorosa!
    La linea ferroviaria Milano Venezia è stata realizzata nel 1835, nei quasi due secoli che sono trascorsi le aree urbanizzate sono cresciute a dismisura ed ora la tratta esistente si trova inglobata nei centri abitati di molte comunità, penso alle prime che mi vengono in mente, a Rezzato a Lonato e a , in particolar modo voglio soffermarmi su quest’ultima è letteralmente tagliata da un viadotto ben visibile, che ormai la popolazione con lo scorrere del tempo ha "digerito"; il pensiero di un raddoppio di tale infrastruttura mi fà rabbrividire, inoltre immaginatevi la sequenza di espropri di immobili, case e capannoni che andrebbero effettuati lungo la tratta in questione, è cronaca di questi giorni a Brescia.
    Mi spingo addirittura a dire che forse sarebbe meglio spostarle entrambe, eventualmente lasciando sulla tratta "antica" solamente i treni locali, notoriamente più lenti e meno impattanti.
    p.s. Cosa ne penserà il neoeletto Sindaco di Desenzano?

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