Discarica di Buffalora, Capra (Pd) all’attacco: il sindaco blocchi A2A o lo faranno i cittadini

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Il consigliere del Pd del Comune di Brescia Fabio Capra ha depositato un’interrogazione urgente al sindaco per citicare “l’ennesima ferita che si produrrebbe al territorio” e conoscere i risvolti della presentazione in Regione da parte di A2A della domanda di Valutazione impatto ambientale per la realizzazione – nella ex discarica ASM di Buffalora – di un impianto di trattamento delle ceneri della combustione di rifiuti. Per Capra, il capogruppo Emilio Del Bono e per tutti i consiglieri del Pd – si legge in una nota – “la decisione di A2A è grave e irresponsabile, viste le note criticità ambientali che pesano sull’intera zona est della città. E’ paradossale – continua il comunicato – che, da una parte, il Sindaco si dichiari a favore della realizzazione del parco delle cave e, dall’altra, non si adoperi per fermare il degrado ambientale che sta minando la salute dei cittadini, in particolare di Buffalora. Pertanto, considerata la vicina scadenza per la presentazione delle osservazioni in Regione, il Gruppo del PartIto Democratico sta già analizzando la documentazione tecnica allegata alla Via, riscontrandovi numerose inesattezze e illogicità. E, nonostante il poco tempo a disposizione, il Pd si adopererà per rispettare il termine del 5 settembre e presenterà sue puntuali osservazioni contro l’impianto di A2A”. Quindi il Pd conclude con una dichiarazione perentoria in campo ambientale: “No a nuove discariche! No al nuovo impianti di A2A! Sì alla bonifica dei siti inquinati. Sì ad un Parco delle Cave di valore ambientale e naturalistico”. E ricorda quando, nel 1990, centinaia di cittadini sbarrarono il cancello della costituenda discarica di Rsu in via Chiappa fino a che Asm fece retromarcia. “Perché non si ripeta la protesta”, conclude il comunicato, “Capra si augura che il Sindaco chieda ad A2A di ritirare la domanda e il progetto su Buffalora”.   

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  1. Han già detto (a quanto pare in giunta ieri) che anche il Comune la vuole bloccare. Sveja!!! La domanda da farsi è perché A2A ha voluto fare questa cosa di "semi" nascosto, in piena estate e senza comunicare al Comune le intenzioni!?

  2. Ci risiamo!A2A vuole la discarica a Buffalora e statene certi che la farà con o senza Capra (Fabio )perché Paroli e Rolfi sono d’accordo come sono d’accordo su quella di boscostella .A2A fa ciò che vuole a brescia,perché certe iniziative non le propone a Pisapia a Milano dove il prode Tabacci non batterebbe ciglio?Perché il ventre molle é qui.Ma li avete visti a Ponte di legno sotto lo sguardo vigile della bionda Becallossi a farsi le fusa.

  3. Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano"

    PRO CURA DI TARANTO – ILVA
    Anche se dalle intercettazioni emerge il contrario, noi all’ipotesi di giornalisti corrotti dall’Ilva non ci crediamo. È vero che nelle carte dei giudici si legge di un dirigente intercettato che diceva: "La stampa dobbiamo pagarla tutta". E il "responsabile relazioni istituzionali" Girolamo Archinà rimpiangeva i bei tempi in cui teneva "tutto sotto coperta", mentre ultimamente "la linea della correttezza e della trasparenza" non ha pagato e auspica di "ritornare tutti a nascondere tutto". Però i soldi ai giornalisti no, sono matematicamente impossibili. Per un semplice motivo: per controllare i giornali e le tv che contano non c’è bisogno di pagare. Vengono via gratis.

    IL GIP DI TARANTO TODISCO
    Solo uno sprovveduto, o uno straniero abituato ai cronisti del suo paese, metterebbe mano al portafogli per ammansire una bestia già addomesticata di suo. La chiave per capire come funzionava con l’Ilva, così come con tutti i grandi gruppi italioti, è quella del giovane Riva, Emilio, che parlando col padre Fabio dopo un incontro con Vendola fa onore al nome del nonno: "Facciamo un comunicato stampa fuorviante tanto per ‘vendere fumo’, dicendo che va tutto bene e che l’Ilva collabora con la Regione".

    MASTR APASQUA CHICCO TESTA

    EMILIO RIVA – ILVA
    Ecco, di fumo l’Ilva ne ha venduto, anzi regalato parecchio: ai tarantini morti e malati; ai politici e ai giornalisti che (fatte salve le solite lodevoli eccezioni: ricordo per tutti il libro di Carlo Vulpio, "La città delle nuvole", anticipato dal Fatto) se li bevevano d’un fiato. Senza bisogno di pagarli. E non perché i giornalisti italiani, per loro natura, siano privi di olfatto e polmoni. Ma perché hanno un editore che di mestiere fa l’inquinatore o l’amico o il finanziatore degli inquinatori.

    Se, dalla Fieg, si levano palazzinari, banchieri e finanzieri del ramo rifiuti-energia (ovviamente sporca), resta poco o nulla nulla. E allora le puzze diventano Chanel n. 5. E i carcinomi afflizioncelle di stagione. Soprattutto per i titolisti e gli editorialisti, quelli che non leggono nemmeno le cronache dei loro giornali per non disturbare le loro opinioni (cioè quelle dei padroni). Il Giornale: "Meglio rischiare il cancro domani che morire di fame oggi" (cos’è: una gara a cronometro?).

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