Caso Matisse, Bragaglio (Pd) all’attacco: il contratto con Artematica affidato al presidente della Cdo di MIlano?

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Con una nota il consigliere comunale del Pd Claudio Bragaglio torna sul caso Matisse, attaccando ancora i vertici della Loggia e di Brescia Musei. L’accusa, in particolare, è quella di aver affidato la revisione del contratto con Artmatica a uno studio legale milanese, che – sostiene Bragaglio – farebbe capo al presidente della Compagnia delle opere del capoluogo lombardo.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

Se vengono restituiti alla città, con decisione del Tribunale, 550 mila euro, il merito va al PD e alla battaglia sviluppata in Loggia e nella città contro la truffa di Artematica.

Va altresì rilevato che l’affaire Matisse è solo agli inizi. Perché non è il caso isolato d’un malgoverno cittadino, ma si iscrive in un percorso che – con sindaco Paroli – ha sempre più sospinto Brescia dentro quel sistema di potere formigoniano che sta esplodendo in Lombardia.

Questo il vero punto politico da considerare.

Ho già avuto modo di rilevare che nella vicenda Matisse si è evidenziata una “filiera” di esponenti che a vario titolo e con diverse responsabilità, dalla Loggia alle entrature venete di Artematica, avevano un preciso collegamento con la CDO. Un dato di fatto, diciamo.

In un comunicato stampa il presidente della Fondazione, dott. Fausto Lechi, rifiuta ancora l’accesso ad atti che considero essenziali per capire molte cose di questa travagliata vicenda. Egli mi attribuisce “difetti di comprensione”. Succede. Ma altrettanto garbatamente, lo invito a superare il mutismo dei suoi imbarazzati “difetti di informazione”. Si sforzi, almeno, di farmi capire. Anche se mal consigliato dai suoi avvocati, sono sicuro che saprà fare di meglio. In ogni caso, con tutta calma, l’aspetto amichevolmente al varco.

Ancora troppi i perché irrisolti. Perché proprio Artematica a Brescia, che era già un’azienda così malconcia? Perché il cambio della consulenza dello Studio legale per il contratto (di cui la Giunta pare che neppure fosse al corrente)? Perché il segreto blindato sullo Studio legale e sui suoi pareri? Perché il nuovo contratto Matisse azzera di fatto controlli e rendicontazioni?

Lechi mi dice: lo Studio legale non si è espresso con pareri “scritti”. Intanto con la Interpellanza presentata con la collega Albini si fa riferimento a pareri (scritti o meno), documenti o contributi a vario titolo. Poi Lechi aggiunge che “l’assistenza legale ricevuta dalla Fondazione nella fase di redazione del contratto non si è estrinsecata in quella forma”. Già, ma in quali altre forme, con che valutazioni? Nulla. Segreto.

S’immagini, dott. Lechi, se mi formalizzo, se è parere o non parere: ci dica pure il merito del contributo di valutazioni che ha ricevuto. In qualunque forma abbia preferito. Non è proprio un bel vedere quello d’un presidente di Fondazione che sembra preferire il gioco del rimpiattino!

Intanto un’altra risposta attendiamo dal dott. Lechi. Da tempo è diffusa l’indiscrezione che lo Studio legale incaricato dalla Fondazione, in sostituzione dello Studio bresciano che ha seguito la stesura del Contratto Inca, sia stato quello dell’avv. Guido Bardelli di Milano. Così, tale nominativo, è rimbalzato sul Corriere della Sera di oggi.

Si rimane in attesa di conferme. Ma se così fosse, il silenzio impenetrabile che incomprensibilmente ha avvolto questa collaborazione, si manifesterebbe nei suoi aspetti più preoccupanti. Che cosa si voleva nascondere? L’appartenenza alla CDO? Non certo si voleva tutelare, mi parrebbe, la riservatezza amministrativa o la privacy. Quali le ragioni politiche? Eventuali ragioni, peraltro, di cui il Presidente della Fondazione non avrebbe certo dovuto ergersi a scudo. E eventualmente per proteggere chi, il Sindaco o il precedente Direttore? In ogni caso, sempre con calma, attendiamo conferme.

Ma se lo Studio incaricato è stato quello, si tratta dello studio dell’attuale presidente della Compagnia delle Opere di Milano. Perché proprio quello, quando a Brescia vi sono fior di professionisti?

 

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  1. Battaglia sacrosanta di Bragaglio contro la pervasività di una associazione che è riuscita a trasformarsi da confessionale a confindustriale, che dal credo in don Giussani è passata al credo nelle sorelle Giussani, sì quelle di Diabolik.

  2. Bragaglio.. Bragaglio.. dica anche, per esempio, che il Prof. Avv. Bardelli è uno dei più quotati amministrativisti a livello nazionale e internazionale.

  3. Bah.. caro Bragaglio con i suoi mille "eventualmente" e i suoi diecimila dubitativi non fa onore alla ricerca di nessuna verità. Veramente un modo di fare politica che eventualmente giudicherei pessimo, per usare il Suo fraseggio.

  4. Mi permetta NouvelObs un ringraziamento per avermi attribuito i “mille dubitativi”, perché in verità sono spesso criticato per “il vizio” opposto. Ne farò tesoro. Ma le suggerisco (se posso) di tenersi pure lei stretto quel suo ironico “eventualmente” nel giudicare pessima la mia politica. Che pessima lo sia davvero, o meno, lo si vedrà anche dai risultati. Compresi quelli che riguardano la vicenda che si sta srotolando con Matisse. Con calma e pazienza, sollevando dubbi ed interrogativi, basta saper dove si vuole arrivare. E mi permetta di chiudere con un mio ricordo antico: sia lode al dubbio.

  5. O pofferbacco e perchè non siamo andati a vedere fino in fondo i contratti di patto della ex ASM con i milanesi,fatti da un noto studio, che mi pare non legato a nessuno ??? che ha regalato ad una società in perdita un capitale monetario ed umano ??? anche questi consulenti cadono dal cielo ?????o sono stati imposti da una nota filiera che comanda questa città dal dopo guerra e che oggi si trova alleata con gli esponenti che oggi si stracciano le vesti,come se questi giochi non li avessero mai fatti ????

  6. Diabolik? Ma va là…non basta presumersi, bisogna pure esserci tagliati. Mi ricordi invece uno che non volendo (o non sapendo ) aprire la cassaforte di oggi (Inca-Matisse) rovista nei cassetti già ben aperti di ieri (A2A, Goldin…). Più che Diabolik, direi: un Pietro Gambadilegno. Stessa arguzia, stessa destrezza, stessa fortuna.

  7. Ora mettiamo sullo stesso piano le dimensioni dell’ex ASM con la mostra di Matisse? 500.000 euro a fronte di decine di milioni di euro di mancati utili ogni anno! Che acume!

  8. Mi piace constatare che la sintesi, senza mai raggiungere il traguardo, riporti al punto di partenza come nel "Gioco dell’oca". E’vero: il potere a Brescia, dal dopoguerra ad oggi, è sempre stato saldamente in mano a pochi "eletti" (non dal popolo…) capaci di barcamenarsi, adeguarsi, adattarsi, spalleggiare questo o quel politico vincente del momento, questa o quella "compagnia", questo o quell’imprenditore o finanziere in auge, tenendo ben salda la barra del rigoroso mantentimento di enormi interessi. Poichè, come dice il Duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi, "questa o quella (in queso caso soluzione politica del 2013) per me pari sono", auspico la vittoria al ballottaggio di un candidato grillino, magari solo per far provare qalche emozione ai vari Corsini, Fermi, Del Bono, Paroli, Rolfi, Castelletti ed Onofri…

  9. "per me pari sono "…giusto ,tutti sullo stesso piano .Ci piacerebbe che qualcuno guardasse nella filiera dell’appalto concorso di S.Polino,scritto da chi???gestito da chi???dove si dice che le imprese vincenti, hanno fatto tutte gli stessi sconti??? Magari per vedere che anche a Brescia esiste uno stretto collegamento con le Coop ed alcune aree politiche???,come con Penati ??? Si dice che qualche "gamba" di qualche Associazione Temporanea di Imprese non avesse i requisiti e nessuno ha controllato ???? Quando parliamo di Banda Bassotti, troviamo una classe politica pronta a tutto pur di spartirsi i proventi !!!! Caro Pinocchio ….

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