Osservatorio Aub sulle aziende familiari del vino: in dieci anni fatturati cresciuti del 73 per cento

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E’ stato presentato oggi a Borgonato (Bs), nel corso di un incontro organizzato da UniCredit Private Banking presso la sede della Guido Berlucchi, lo studio “Le aziende familiari del settore vitivinicolo” realizzato dall’Osservatorio AUB (AidAF, UniCredit, Bocconi).

L’obiettivo dello studio è quello di delineare i tratti distintivi delle aziende vitivinicole italiane con fatturato superiore ai 10 milioni di euro, indagando il ruolo delle famiglie proprietarie nella gestione e nello sviluppo delle attività imprenditoriali di un settore che in Italia vale oltre 8 miliardi di euro l’anno.

I risultati dell’analisi sono stati illustrati da Guido Corbetta dell’Università Bocconi e discussi da Arturo Ziliani, vice presidente della Guido Berlucchi, Albiera Antinori, vice presidente della Marchesi Antinori, Vittorio Moretti, presidente Holding Terra Moretti, Dario Prunotto, responsabile del Private Banking di UniCredit, Riccardo Masoero, responsabile Industries Marketing di UniCredit e Gioacchino Attanzio, direttore generale di AidAF (Associazione italiana delle Aziende Familiari).

Tra le risultanze più significative dell’indagine, condotta sulle 174 aziende vinicole italiane con fatturato superiore a 10 milioni di euro, la dicotomia nella struttura proprietaria, con il 54 per cento delle aziende controllato da una famiglia proprietaria e il 42,5 da cooperative e consorzi.

Le aziende familiari del settore vinicolo denotano un’elevata concentrazione (56 per cento) di aziende che operano da più di 25 anni, e di dimensione relativamente piccola (il 56,1 per cento fattura meno di 25 milioni) rispetto ai concorrenti di altri paesi, in contro tendenza rispetto alle dinamiche di aggregazione in atto nel settore.

In termini di governance, tre aziende su quattro hanno una leadership individuale (contro il 64,5 per cento del dato relativo all’intero bacino delle aziende familiari italiane) e oltre un quarto è guidata da un leader con più di 70 anni (contro il 18,6 per cento), dati che inducono a ritenere che molte dovranno affrontare nei prossimi anni il tema del passaggio generazionale.

Sotto il profilo economico-finanziario, le imprese familiari del vitivinicolo hanno registrato nel decennio 2001-2010 una crescita del fatturato del 73 per cento (in linea con il dato complessivo), in buona parte riconducibile alla quota di fatturato realizzata all’estero (47%) che ha consentito di mitigare gli effetti della crisi economica. A partire dal 2008 si è inoltr registrato un cambiamento della struttura patrimoniale, con una forte riduzione del rapporto di indebitamento (2,7 punti nel triennio) e il corrispondente incremento dei mezzi propri.

Lo studio evidenzia infine come vi sia una relazione diretta tra il livello di internazionalizzazione delle aziende vitivinicole e la loro performance: le realtà che esportano oltre il 70 per cento del fatturato denotano ritorni sugli investimenti e sul capitale proprio addirittura quadrupli rispetto alle aziende con una quota di export inferiore al 20 per cento.

Dario Prunotto, responsabile del Private Banking di UniCredit in Italia, ha evidenziato “come l’Osservatorio AUB rappresenti una fotografia accurata e basata su un’analisi rigorosa del mondo dell’impresa familiare italiana. La conoscenza approfondita del tessuto imprenditoriale e, nello specifico, delle aziende familiari ci ha condotti a un progressivo affinamento del modello di servizio specificatamente destinato a questo segmento di clientela. In particolare – ha aggiunto Dario Prunotto – nel focus appena realizzato sulle aziende familiari appartenenti al settore vitivinicolo, è emerso come, nell’ultimo decennio, abbiano avuto brillanti performance con un aumento del fatturato pari al 73% , principalmente riconducibile all’intensa quota realizzata all’estero, che ha quindi consentito di ridurre gli effetti negativi della crisi economica in questo settore. Si è infatti constatato come esista una relazione diretta tra internazionalizzazione e performance, ovvero laddove l’export è maggiore i tassi di crescita sono più elevati. Abbiamo rilevato inoltre – ha concluso Dario Prunotto – un’importante presenza di leader con oltre 70 anni di età a capo di quasi il 27% delle aziende familiari del settore vitivinicolo, un modello di leadership individuale e una forte presenza di membri della famiglia all’interno del CdA, peraltro con effetti positivi sulle performance aziendali come evidenziato dal focus”.

“Siamo lieti di aver ospitato l’incontro di AUB – dichiara Arturo Ziliani, vice-presidente della Guido Berlucchi, enologo e delegato alla produzione. La nostra è un realtà relativamente giovane: mio padre, pioniere in Franciacorta assieme a Guido Berlucchi, sigillò le prime bottiglie di Franciacorta solo 51 anni fa, eppure da allora la Guido Berlucchi ha fatto tantissima strada diventando negli anni uno dei simboli dell’orgoglio nazionale e contribuendo a cambiare radicalmente le sorti di un territorio. Oggi io e i miei fratelli, che sono con me alla guida dell’azienda, ci ritroviamo in uno scenario fortemente competitivo e con una grandissima eredità che vogliamo continuare a far fruttare. L’export in particolare, come evidenzia anche lo studio, è per noi una delle principali risorse per il business su cui puntare: nonostante il nostro mercato di riferimento rimanga quello domestico, già oggi Paesi come gli Stati Uniti – in cui stiamo investendo notevoli risorse – Germania, Belgio, Svizzera, Regno Unito e Giappone ci stanno dando grandissime soddisfazioni. Ed è in questa direzione che andranno molti dei futuri investimenti”.

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