Il 2013 sarà un altro anno di grave difficoltà per le famiglie. E l’aumento del gas non aiuta

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La Cgil rivela come, in base ai suoi indicatori, il 2013 sarà un ulteriore anno di grande difficoltà per i nuclei familiari alle prese con la crisi in corso e il suo aggravarsi. L’aumento vistoso, oltre ogni previsione della presenza di lavoratori e lavoratrici licenziati e disoccupati presso gli sportelli del patronato INCA, dell’ufficio Vertenze, oppure di Sunia e Federconsumatori,  in questi primi giorni di inizio anno nuovo sono la conferma di difficoltà occupazionali e sociali in aumento.

 

"Se l’attuale sistema degli ammortizzatori sociali può rappresentare un sostegno ai redditi per contenere le conseguenze negative sulle situazioni dei nuclei familiari colpiti dalla crisi – si legge nella nota stampa –  non altrettanto possiamo dire degli strumenti fin qui predisposti per fronteggiare le spese dovute per affitti, mutui, bollette per le diverse forniture di energia, gas, acqua, diventate insostenibili per redditi improvvisamente ridotti". Cgil e Federconsumatori sostengono che ad aggravare la crisi sociale e le difficoltà di troppi nuclei familiari già in sofferenza, su cui insistono politiche inefficaci di contenimento del debito pubblico, interviene ora, più in generale l’inflazione,  e, in particolare, l’ennesimo aumento della bolletta del Gas, un aumento già grave dal punto di vista della crisi sociale e assurdo dal punto di vista tecnico. "Nei due anni peggiori della crisi, nonostante il precipitare del costo delle forniture sul mercato internazionale,  la bolletta del gas italiana è aumentata del 23,7%. La promessa di prezzi ribassati, sostenuta nel processo di liberalizzazione che ha accompagnato il servizio di fornitura del gas, si è dimostrata infondata per l’incidenza di tasse e oneri aggiuntivi sui prezzi complessivi e dei sistemi adottati per il calcolo di questi ultimi, rivelandosi ad esclusivo vantaggio delle imprese, degli stipendi elevati dei loro dirigenti  e delle entrate dello Stato. Ad esempio è incomprensibile il motivo per cui, su un bene essenziale, l’IVA debba rimanere al 21% e non scendere al 10%. Il tutto a scapito delle condizioni dei nuclei familiari chiamati a pagare le utenze ad un prezzo più elevato che in tutti gli altri Paesi. Questa situazione è inaccettabile; chiede politiche e provvedimenti efficaci di revisione delle tariffe per forniture e servizi essenziali e soprattutto interventi per affrontare la crisi sociale e occupazionale che insiste sulle tante situazioni di sofferenza". Cgil e Federconsumatori di Brescia invitano cittadini e cittadine ad effettuare controlli rigorosi delle bollette e a segnalare le difficoltà per tempo.

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