Nuove scoperte rupestri in Valcamonica. Centro studi: “Serve potenziare la ricerca”

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Il 2012 è stato un anno di notevoli scoperte e sviluppi nel quadro dell’arte rupestre camuna, anno in cui sono emerse nuove aree di ricerca e si sono approfondite le conoscenze sulle tematiche in studio.

In primis è stata rinvenuta una stele a Cevo, in Valsaviore, in un’area sinora senza alcuna segnalazione: la stele dell’età del Rame (III millennio a.C.) mostra un denso insieme istoriato riferibile alla sfera simbolica femminile. Nella faccia principale figurano in alto una schematizzazione del volto (tipo “chapeau de gendarme”) sopra due dischi concentrici (che potrebbero rappresentare i seni) un fascio di linee a volta rovesciata (probabile ventre-utero) pendagli a occhiale ed un pettiniforme (elementi frequenti nel decoro femminile dell’epoca), un fitto insieme di rettangoli a linee parallele o quadrettature (probabili figurazioni di terreno coltivato). Sul retro sono rappresentati un disco, coppelle ed un segno rettangolare con lunghe frange. Si è ancora lontani dal poter interpretare convincentemente tale ricorrente simbologia, ma la stele permette precisazioni non lievi nel definire i valori religiosi-cosmologici dell’età del Rame alpino, nel caso riferite ad entità femminili, “antenate” rivestite di attributi sacri o divinità (la stele è presentata nel catalogo della mostra “L’età del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi” in corso a Brescia).

Parimenti per l’aspetto maschile, invero preponderante nell’arte rupestre del Rame, che trova una parallela nuova attestazione in località Boscatelle (Riserva naturale Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo). Su roccia affiorante, su un punto impervio e nascosto del versante occidentale, è stato rinvenuto un tipico insieme figurato di armi (10 pugnali,1 ascia ed una lama attribuibili al 2900-2500 a.C.): le armi sono in disposizione ordinata, a comporre una sagoma triangolare che ricorda una grande lama di pugnale, come per i coevi monumenti funerari dell’area Sion-Aosta. Si abbinano elementi topografici (rappresentazioni di terreni coltivati e/o costruzioni) e figure di oranti schematici, probabilmente più antichi (IV mill.). Si conferma il grande valore delle armi nella simbologia maschile dell’epoca, la prima ad esprimere concezioni di sfera protoindoeuropea.

Infine si aggiungono diversi altri nuovi pannelli, in località Foppe di Nadro e Boscatelle, relativi al variegato mondo dell’età del Bronzo (II millennio a.C.), del Ferro (I millennio a.C.) e della fase storica (dall’età romana al Basso Medioevo). Risaltano le immagini del Ferro con numerose figurazioni di capanne-granaio, con probabile valenza funeraria, guerrieri, generalmente con scudo e spada, cavalieri ed armi, particolarmente asce del VII-V sec., con forte valore simbolico, ma anche enigmatiche figurazioni a stella, a meandro, cerchi e reticoli. Una piccola scena, in tecnica filiforme presenta un cacciatore armato di lancia accanto ad una coppia di cervi, un grande stelliforme sembra suggerire particolari moduli di misurazione calendariale ed una nuova iscrizione in caratteri “nord-etruschi” precisa gli influssi d’area padana negli ultimi secoli del millennio. Completano croci, date e segni di confine ad attestare la presenza istoriativa in più fasi di epoca cristiana.

In sintesi si registrano dettagli di primario interesse per l’analisi delle grandi epoche istoriative delle Alpi Centrali, contesto che mantiene le aspettative insite nel riconoscimento nella World List dell’UNESCO: l’arte rupestre della Valcamonica conferma la possibilità di una rilettura dettagliata e approfondita di aspetti salienti della vita preistorica, indicativa non solo del mondo alpino, ma di una vasta regione del Continente.

Su questa base una considerazione: “Solo la ricerca potrà maturare questa prospettiva, se non confinata come lo è ora, ad una terza linea senza supporto, se sostenuta adeguatamente per quanto sa scoprire e comunicare, se valutata per quanto può dare alla valorizzazione del patrimonio archeologico, quindi all’ economia di innesco culturale – commenta il direttore del centro camuno di studi preistorici Umberto Sansoni, – Una prospettiva ora tanto vicina potenzialmente per i risultati ottenibili, quanto lontana nella realtà abituali delle scelte politiche”.

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