“Il caos inimitabile”, la terza fatica del bresciano Michele Sgarro

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Due fiumi impetuosi che scorrono vicini , senza mai mescolarsi le acque e , men che meno, offrirsi un "ponte" di comprensione. Il più irrequieto e irriverente sorge a Pescara il 12 marzo del 1863 e diventa inimitabile , l’altro nasce in Sicilia, nel Caos  del 26 giugno del 1867 , a Girgenti : il più anziano diventerà "profeta" o, meglio, vate d’Italia dell’Isonzo, di Caporetto e di Vittorio Veneto , l’altro premio Nobel nel 1934, in piena apologia fascista. Acqua pazza e acqua savia che non si sono mai congiunti , nemmeno in una piccola ampolla orgogliosa. E allora un nostro bresciano di 51 anni si è immaginato questo incontro/scontro epocale: Michele Sgarro , nel suo terzo romanzo, inventa una storia fantastica, con alle spalle lo scenario del Vittoriale degli italiani, ancora da divenire tale, perchè siamo nel ferragosto del 1928 , dieci anni dopo la fine della grande guerra. Fantasia autentica impregnata di personaggi veri che mettono in scena una ottima commedia pirandelliana, fatta di caos inimitabile ( da qui il titolo: IL CAOS INIMITABILE  ndr ) : musica, baccanali, parole tronfie e battute sarcastiche, sensualità e fascino femminile discreto o perverso,  fanno delle 244 pagine un tutt’uno con la voglia dello scrittore di riportarci alle origini di una  cultura verista, risorgimentale e decandente. Con lo scopo, però, quasi autobiografico, di contrappore due personalità  agli estremi di una esistenza normale: una impostata sulla vita da vivere e scrivere sempre al limite della sopportazione e della depravazione, e l’altra al limite della crudezza e della rassegnazione, da scrivere per mancanza di coraggio a viverla fino in fondo. Un’atmosfera surreale, e uno scrivere in maniera "antica" , accompagna il lettore per stanze e giardini, cuori e menti di altri tempi, dove l’estetismo e l’estatismo, quindi il bello della irrazionalità, violentano il pragmatismo e il cervellotico ruminare di pensieri intrisi di realtà nuda e cruda. Forse l’unica cosa, in modo del tutto retorico, che accomuna i due è questa : l’immortalità del loro scrivere per gli altri. Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello tornano a noi in modo sobrio e sorprendente e tutto questo grazie ad un "ragioniere" che ha dovuto subire la violenza della matematica, unica opinione da lui ritenuta indiscutibile. Il libro si trova da Resola Libreria  di corso Garibaldi a Brescia e dal Librarycafè di Rezzato Via Europa 11 per chi adora ancora l’odore dei libri e un buon caffè, su www.caosfera.it per chi ama le tecnologie moderne.

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