Non mi ricordo, stasera presso la chiesetta dell’ex Convento a Darfo Boario Terme

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Stasera presso la Chiesetta dell’ex convento a Darfo Boario Terme andrà in scena Non mi ricordo con Giuseppe Manieri e Ginetta Maria Fino. Quello che i due portano in scena non è uno spettacolo come tanti. E’ un spettacolo unico, o forse non è neanche uno spettacolo. Come Paolini, Celestini, Enìa, Perrotta, ecc., Ginetta Fino lavora sul teatro di memoria, ma in questo caso la storia da ricostruire grazie ad un puzzle fatto di vecchi documenti, lettere scritte durante il servizio di leva, ricordi sbiaditi, tracce audio è quella di Pino, suo marito che ha completamente dimenticato il passato dopo un drammatico incidente. Una storia intima e sofferta che i due portano in scena con naturalezza.

Nel 1996, Giuseppe Mainieri, detto Pino, ha un grave incidente in moto. Il medico che lo opera comunica, crudamente, alla moglie Ginetta e al figlio Tiziano che il cervello di Pino “è stato shakerato” nell’impatto e il paziente, in coma profondo, probabilmente non si risveglierà mai più. Pino invece si risveglia dal coma, ma non ricorda quasi più nulla della sua vita. Lo spettacolo è la storia di Pino, raccontata da Pino medesimo e da sua moglie, alla ricerca di se stesso e dell’amorevole e paziente opera di Ginetta che cerca di restituirgli/ricostruirgli la memoria. Ginetta recupera le trecentocinquanta pagine di lettere che Pino le ha inviato durante il servizio di leva tra il 1974 e il 1975 (alcune lette da Ginetta nello spettacolo), affinché gli restituiscano alcuni di quei ricordi perduti nell’incidente. Il 19 marzo 2003, per i venticinque anni del matrimonio, Ginetta e Pino celebrano nuovamente la loro unione (il video della cerimonia viene proiettato all’interno dello spettacolo). Tre testimoni, il figlio e il nipote di Pino e la sorella di Ginetta, testimoniano la “realtà” del primo matrimonio, quello del 1978, che Pino non ricorda più.

La storia di Pino e Ginetta, raccontata dagli stessi protagonisti, è interessante sotto tanti punti di vista. Ci atteniamo a quelli di ‘studio’ e semiotici: il rapporto tra e realtà sociale; il rapporto tra memoria, testimonianza e comunità.
Lo spettacolo però va, ovviamente, molto al di là di tutto questo, e spinge lo spettatore a interrogarsi sulla vita e sul senso dello stare e del vivere insieme.

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