Al via davanti al Tribunale di Brescia la mobilitazione su detenuti, tortura e droghe leggere

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(a.c.) Le prime 400 firme sono state raccolte in sole quattro ore. E’ partita col piede giusto a Brescia la campagna di mobilitazione per la presentazione di tre proposte di legge: l’introduzione del delitto di tortura nel nostro codice penale, la fine del sovraffollamento nelle carceri (le più problematiche d’Europa) e la modifica della legge Fini-Giovanardi sulle droghe per arrivare alla depenalizzazione delle droghe leggere.

A farsi propomotori in città della raccolta firme sono Francesca Baruffaldi, rappresentante della Funzione pubblica della Cgil, ed Eugenia Foddai, membro del "Comitato per la chiusura del carcere lager di Canton Mombello". 

La prima proposta di legge, Introduzione del reato di tortura nel codice penale, vuole sopperire ad una lacuna normativa grave. In Italia manca il crimine di tortura nonostante via sia un obbligo internazionale in tal senso. Il testo prescelto è quello codificato nella Convenzione delle Nazioni Unite.

La seconda, Per la legalità ed il rispetto della costituzione nelle carceri, vuole intervenire in materia di diritti dei detenuti e di riduzione dell’affollamento penitenziario, rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla legge Cirielli sulla recidiva, imponendo l’introduzione di una sorta di “numero chiuso” sugli ingressi in carcere, affinché nessuno vi entri qualora non ci sia posto. Insieme alla richiesta di istituzione di un Garante nazionale per i diritti dei detenuti, viene anche proposta l’abrogazione del reato di clandestinità.

La terza proposta, Modifiche alla legge sulle droghe: depenalizzazione del consumo e riduzione dell’impatto, vuole modificare la legge sulle droghe che tanta carcerazione inutile produce nel nostro Paese. Viene superato il paradigma punitivo della legge Fini-Giovanardi, depenalizzando i consumi, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti, diminuendo le pene, restituendo centralità ai servizi pubblici per le tossicodipendenze.

La mobilitazione, condivisa a livello nazionale da molte organizzazioni ed associazioni (A Buon diritto, Acat Italia, Adu, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenutoignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere), proseguirà nelle prossime settimane anche in altri luoghi della città. 

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