Comitato all’attacco: “Bimbo in manicomio per ‘salvare’ suora accusata di pedofilia”

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Alcuni giorni fa i membri del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e di Pronto Soccorso Famiglia – secondo si legge in un comunicato intitolato "Bambino di sette anni in manicomio per ‘salvare’ la suora accusata di pedofilia" – sono stati contattati da una mamma disperata a causa del ricovero “coatto” del figlio di soli sette anni nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Brescia. L’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena ha depositato oggi il mandato “per riaprire il caso sull’episodio di pedofilia riferito dal bambino nei confronti di una suora di un asilo di Brescia, per fare luce sul comportamento delle istituzioni sociali e sanitarie locali e soprattutto per restituire il bambino alla sua famiglia”.

Alcuni anni fa Gianni (nome di fantasia) avrebbe ricordato con dovizia di particolari alcuni episodi di abuso, che sarebbero stati commessi – secondo l’accusa – da una suora nell’asilo che frequentava. “La mamma – prosegue il comunicato a firma del vicepresidente Silvio De Fanti – a quel punto si è rivolta alle istituzioni ma il bambino non stato creduto, e soprattutto non sono state avviate le procedure standard volte ad iniziare le indagini e a proteggere il minore”. Anzi le istituzioni, stando a quanto riferito dal Comitato hanno affidato il bimbo ai servizi sociali, attribuendo a ragioni familiari la causa dell’allontanamento da casa. “Alla fine Gianni è stato allontanato dalla famiglia – riferiscono nel comunicato – ed è stato ricoverato in una casa famiglia. 

A questo punto le cose sono precipitate e il bambino sembra essere andato in escandescenze contro questo provvedimento, chiedendo di tornare dalla mamma. “Le istituzioni – continua De Fanti – invece di cogliere le ovvie motivazioni dello stato del bambino, lo hanno trasferito in un reparto di psichiatria con un “grave disturbo esplosivo del comportamento e dell’umore”, "sedandolo pesantemente con un potente antipsicotico”. Il Comitato ha altresì accusato i medici dell’ospedale civile di Brescia di aver somministrato al bambini farmaci in dosaggi non idonei alla sua giovanissima età. Secondo il Comitato, invece, le ragioni del disagio del bambino sono scritte nella stessa lettera di dimissioni firmata dalla psichiatra per il trasferimento alla struttura psichiatrica. Secondo i professionisti dell’ospedale di Brescia il bambino presenterebbe una “disorganizzazione del pensiero” e andrebbe quindi trasferito in una struttura psichiatrica ad alto contenimento per minori. Struttura che però, stando a quanto denunciato dal Comitato, “accoglie pre-adolescenti e adolescenti, maschi e femmine, di norma tra i 12 e i 18 anni, con eventuale possibilità di anticipo a 8 anni, sulla base di specifici bisogni clinici o sociali. Quindi non è neppure adatta per un bambino di soli 7 anni”.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani – nello stesso comunicato – annuncia che “continuerà la battaglia per questo piccolo con tutti i mezzi e in tutte le sedi possibili finché non sarà fatta luce su tutta la vicenda e il bambino non sarà restituito alla sua vita normale”.

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