Il diavolo fa i coperchi ma non le pentole

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di Giorgio Costa* – Quando sento parlare di IMU, penso di essere diventato vecchio. Adesso tutto corre veloce, ogni giorno bisogna evolversi, pena l’impossibilità di capire cosa succede intorno a te. Una volta era tutto più semplice e, anche senza essere economisti, si potevano gestire le famiglie, le imprese e le pubbliche amministrazioni col semplice buon senso; oggi gli economisti fanno i politici, i politici fanno gli economisti e del buon senso se ne è persa traccia.

Per far calare lo “spread” e ridurre gli interessi del debito pubblico, così che le imprese e le famiglie paghino meno interessi su credito e mutui, aumentiamo le tasse, dicono i “soloni”. Cioè, in sostanza: per pagare di meno dovete pagare di più. Togliamo l’IMU sulla prima casa e raddoppiamola sui capannoni e negozi. Ma la parola d’ordine non era “lavoro, lavoro, lavoro”? Non doveva ripartire l’edilizia? Non si doveva favorire l’aumento dei consumi? L’IMU rischia di far cadere il governo? Allora regaliamogli una scatola del “Monopoli” per ricordargli che una sola costruzione a “Parco della Vittoria” rende più di tutto “Vicolo Stretto”.

Avere il coraggio di ripensare le proprie posizioni è segno di intelligenza, non di debolezza, sia per chi pensa che toccare la spesa pubblica significhi necessariamente una riduzione del welfare e dei servizi, sia per chi pensa che una qualsiasi patrimoniale sia frutto del demonio. Alzare il velo dai conti pubblici purtroppo fa paura a tutti, perché ormai in Italia non facciamo più le pentole, ma siamo bravissimi a fare i coperchi. Siamo maestri a tenere ben chiuso il vaso di Pandora degli 800 miliardi di spesa pubblica, con siringhe pagate 10 euro in una ASL e 50 in un’altra, con le assunzioni bloccate ma consulenze a gogò, con immobili pubblici inutilizzati e affitti passivi miliardari.

Sarebbe lunghissimo e forse poco utile fare l’elenco dei coperchi da alzare, dei problemi da risolvere e non da coprire e nascondere; dalle concessioni per il gioco d’azzardo agli sprechi della politica per corruzione, incompetenza o ignavia, ma ricordare il sano buon senso è necessario. Un imprenditore serio, che si ritrovasse con la sua azienda nella situazione dello Stato italiano, o abbandonerebbe (cosa che i nostri amministratori non si sognano di fare) portando i libri in tribunale, o si rimboccherebbe le maniche per rincominciare da capo, tagliando i privilegi, limando i costi, reinvestendo quel poco che gli rimane, bussando alle banche con seri progetti di ristrutturazione, anche mettendo in discussione, con umiltà, quanto fatto fino a quel momento.

Fra pochi giorni a Brescia ci saranno le elezioni per il nuovo sindaco. In questo numero, Dodicimesi ha intervistato cinque candidati alla poltrona di primo cittadino e ve ne propone i programmi. Abbiamo la fortuna che sono tutte persone serie, oneste e competenti, ma, per carità, chiunque venga eletto si dedichi alle pentole e non ai coperchi.

* Direttore Bsnews.it

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