Mille Miglia, il commissario Aci Piantedosi: il marchio? Vedremo chi saprà valorizzarlo al meglio

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(a.t.) Matteo Piantedosi è il terzo commissario nominato da Roma, in meno di un anno, per gestire l’Aci Brescia dopo la tormentata vicenda che ha portato alla destituzione dei vertici dell’ente di via Enzo Ferrari. Prima di lui sono arrivati a Brescia il generale Baldassarre Favara e il prefetto Vincenzo Grimaldi. Ma tutti hanno lasciato in corsa. E a Piantedosi è toccato il difficile compito di fare in modo che la Mille Miglia 2013 prendesse il via. Sempre a lui, ora, spetterà decidere se il prossimo anno la gara potrà essere assegnata direttamente a 1000Miglia Srl o se dovrà essere organizzato un bando. Oltre che portare al più presto al voto l’ente di via Enzo Ferrari.

Lei è il terzo commissario che si è succeduto alla guida dell’Aci Brescia in pochi mesi. Che situazione ha trovato a Brescia?

Una situazione oggettivamente complessa, a causa di vicende precedenti al mio insediamento che hanno determinato una vera rincorsa contro il tempo. In pochi mesi, infatti, abbiamo dovuto lavorare molto, innanzitutto per sbloccare questioni in fase di stallo.

L’ente è ancora commissariato. Ma per il primo commissario, Grimaldi, non ce n’era motivo. I conti dell’ente sono in ordine o no?

Il bilancio d’esercizio 2012 sarà a giorni sottoposto all’approvazione dell’assemblea dei soci. Il consiglio di amministrazione ha predisposto la bozza che è già a disposizione di chi dovrà esprimere la valutazione finale.

Quando l’ente di via Ferrari tornerà a nuove elezioni?

Al più presto: conto che possa avvenire alla scadenza del commissariamento, nel prossimo autunno, e comunque dopo avere superato gli adempimenti di bilancio e aver definito le linee guida per il futuro. Parlo di linee di indirizzo sulle quali l’ente potrà proseguire il suo percorso e lavorare ad esempio alla organizzazione della Mille Miglia 2014.

Parliamo della Mille Miglia. Ha mai seguito la corsa da appassionato prima di arrivare a Brescia? Cosa pensa dell’edizione 2013?

Prima domanda, no! Come ho avuto modo di raccontare già in altre occasioni, conoscevo superficialmente la Mille Miglia e non avevo idea della sua straordinarietà, tanto meno immaginavo la complessità della organizzazione. In meno di un anno, sono passato da neofita ad appassionato. E’ stata un’esperienza di lavoro in cui ho messo la stessa energia e il consueto spirito di servizio, ma è stata anche un’opportunità di crescita culturale e di apprendimento di altri modelli gestionali. Quanto all’edizione del 2013, penso di essere obiettivo nel dire che quest’anno – soprattutto date le circostanze – è stato fatto l’impossibile. In pochi mesi, come dicevo, abbiamo recuperato sui ritardi pregressi. Sono soddisfatto anche sulla base dei ritorni in termini di media, di opinione, e del “sentimento” degli addetti ai lavori che abbiamo registrato. Sono stati positivi, ed in certi casi anche propositivi per il nuovo corso… Al riguardo stiamo preparando un report per gli inizi di luglio che, in modo assai più preciso, potrà rappresentare anche visivamente i risultati conseguiti.

Lei ha ereditato le decisioni dai suoi predecessori, ma nell’ultima edizione della kermesse (anche attraverso la nomina di Andrea Dalledonne) ha avuto un ruolo importante…

Direi semplicemente che abbiamo valorizzato al meglio le potenzialità esistenti della società con nuovi professionisti che, per dirla con una metafora, sono entrati in corsa e hanno corso al massimo. Dopo le dimissioni dell’amministratore delegato, l’avvicendamento ai vertici della società si è reso necessario. Rivendico il merito di avere trasformato un momento critico in una grande opportunità: i consiglieri Andrea Dalledonne e Marco Makaus, che ho voluto immettere – grandi esperti, ciascuno nel proprio settore – si sono integrati bene con il presidente Roberto Gaburri e con Valerio Marinelli, di cui ho voluto la riconferma. Ne è emerso un team vincente e caratterizzato da elevati livelli di competenza, esperienza e, aggiungerei, di passione. Che in un progetto come le Mille Miglia non può mancare. Il risultato è stato un mix armonico. Ho visto il direttore del brand, Makaus parlare per ore durante le fasi della corsa e commentare ciascuna auto, accanto allo storico presidente Gaburri, e Dalledonne, uomo tradizionalmente di numeri, attentissimo analista, rivelatosi prezioso per il risultati poi raggiunto, entusiasmarsi al tripudio di bandiere e alla corsa delle auto anche sotto l’acqua. Il tutto senza concessioni a inutili e costose sovrastrutture e tenendo i conti sotto controllo.

Uno dei nodi è quello di conciliare l’esigenza dell’Aci di trarre profitto dal marchio, con quella di distribuire valore al territorio. Come si conciliano queste due esigenze? Secondo lei l’affidamento a una società in house è la soluzione giusta?

Non direi che si tratti di un “nodo”, quanto di un “must”. Le due esigenze non solo devono conciliarsi, ma la loro sintesi intelligente è in fondo l’obiettivo cui tendere . Il marchio Mille Miglia ha un valore enorme oltreché simbolico, che stiamo anche facendo valutare in termini economici. Quanto alla formula in house , è stato il modello 2013: in questi giorni, stiamo analizzando con grande attenzione varie ipotesi di lavoro per il futuro. Confido che la scelta che verrà, sarà la migliore ed in grado di rispondere alle reali esigenze di valorizzazione del marchio.

Lei avrebbe fatto una gara per l’assegnazione dell’organizzazione della corsa? La considera una via obbligata almeno finché il marchio rimarrà nella disponibilità diretta dell’Aci, che è un ente pubblico?

Non perdiamo di vista l’obiettivo. Le formule in senso astratto non mi appassionano, ma le regole e il metodo sono anche per Aci e per Mille Miglia fondamentali per il raggiungimento del fine che è appunto e ci tengo a ribadirlo: la valorizzazione del marchio, la promozione di un brand che è anche una eccellenza territoriale. Un made in Italy di successo che non deve farci temere confronti. Come al solito parlano i fatti: quest’anno, il 70% dei partecipanti alla corsa sono stati stranieri, e anche in termini di sponsorizzazione e di collaborazione i partner principali sono stati stranieri. Ciononostante, il marchio è saldamente nelle mani “ bresciane” dell’Aci. Quindi conciliare la brescianità e l’internazionalità delle Mille Miglia si può.

Tecnicamente considera possibile cedere il marchio a una fondazione partecipata da Aci Brescia e che questa definisca caratteristiche e garanzie da richiedere all’organizzatore?

Qualsiasi modello organizzativo futuro dovrà indubbiamente articolarsi tenendo conto della valenza storica del marchio. Tecnicamente rilevo che le Fondazioni sono “ patrimonio di destinazione”. L’Aci di Brescia in questa ottica metterebbe un enorme valore nel piano, quello appunto del marchio stimabile e, per difetto, in diversi milioni di euro. La domanda che pongo è esistono altri soggetti in grado di concorrere con patrimonio di pari valore? Se la risposta è negativa, allora sarà Aci Brescia a tutelare il valore storico e culturale del brand in qualsiasi modo.

Da non bresciano, che Mille Miglia si immagina per il futuro?

Da non bresciano.. ma ormai da vero appassionato, mi piace immaginare una Mille Miglia ancora più entusiasmante. Un testimonial itinerante di una storia di successo imprenditoriale italiana.  

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UN COMMENTO

  1. …l’A.C. Brescia e Brescia perdono l’occasione di sfruttare al meglio le proprie potenzialità, ma non è ovvio che una gara d’appalto è l’unica soluzione per garantire tutte le parti? A.C. Incassa, Brescia si gode un grande evento, la MM viene organizzata da seri professionisti (che si fanno il giusto loro tornaconto)!

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