Partecipazione alla città, Bragaglio: ripartire dai Consigli di Quartiere

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"L’iniziativa sulla partecipazione, promossa a San Polo dalle Acli con l’intervento dell’assessore Fenaroli, ritengo sia quanto mai meritevole di attenzione.  Come lo sono le posizioni, seppur diverse, espresse  dai consiglieri Gamba (M5S) e Maione (PDL). Nonché le proposte delle Acli stesse, motivate da Rossini e Mantovani, da sempre molto attente a questo tema". Così Claudio Bragaglio commenta l’iniziativa dedicata ai Quartieri lanciata dalle Acli.

DI SEGUITO IL COMUNICATO INTEGRALE

I quartieri nella storia bresciana hanno radici profonde. A fronte della soppressione delle Circoscrizioni, imposta dal ministro Calderoli. La Giunta Paroli aveva evidenziato il problema, con una delibera del 24.10.11, e pure individuato due possibili percorsi,  poi entrambi disattesi dall’allora assessore Rolfi. Ma il tema irrisolto, a mio giudizio, è non solo il “che fare”, ma anche il “quando”.

Mi spiego meglio. Le Circoscrizioni sono rimaste attive, anche come organi di decentramento, fino alle elezioni. Seppure con i limiti che sappiamo.

Ora ci si trova in una fase critica di vuoto totale. Anche nel rapporto con l’associazionismo di territorio, come ha ben ricordato l’ex presidente Lini.

Se il periodo ipotizzabile per la costruzione d’un nuovo assetto può essere d’un anno si tratta intanto di definire, nell’immediato, le soluzioni da adottare (deleghe, avocazione, surroga,..) per la temporanea attribuzione di alcune competenze abrogate con la modifica dello Statuto, votata dal centro destra il 5.4.13. Infatti con tale modifica ci si è limitati a stabilire la “possibilità” di costituire “Consulte articolate su base territoriale”. Ma rinviando il tutto ad un nuovo Regolamento. Nel frattempo la partecipazione territoriale sui procedimenti amministrativi (pareri su bilancio, opere pubbliche, servizi, assegnazione di contributi…) è stata statutariamente soppressa.

Sul piano politico, il rischio è quello di sovraccaricare con un eccesso di aspettative il futuro della partecipazione civica. Con la moltiplicazione anche di possibili soluzioni che finiscano però per dilatare troppo nel tempo la conclusione del percorso. Mentre nel frattempo rimarrebbe mortificata l’effettiva partecipazione dei cittadini e dell’associazionismo.

L’urgenza, a mio parere, della partecipazione dei cittadini (e non solo d’una discussione “sulla partecipazione”)  è data proprio dal cambio di fase politica rispetto agli anni ’70. Allora si trattava di dare regole al crescere d’una partecipazione che era già in campo.

Oggi, di fronte all’evidenza d’una crisi profonda, si tratta, viceversa, di darsi nuove regole che rimotivino da subito la partecipazione stessa. La scelta fatta dalla nuova Giunta Del Bono, a favore dei Consigli di Quartiere, è sicuramente la più valida ed opportuna.

Restano da approfondire alcuni punti.

1) La saldatura tra partecipazione e decentramento è essenziale. A tale proposito i nodi da sciogliere riguardano la conferma (o meno) delle cinque circoscrizioni, da intendersi come “municipalità”. Consapevoli della differenza che vi dev’essere tra quartieri (partecipazione) e municipalità (decentramento di servizi e co-decisionalità amministrativa).

2) Il numero dei 31 quartieri, con relativi Consigli, può essere ridotto per accorpamento? A mio parere solo in minima parte. L’identità dei vari Quartieri ha tratti distintivi. Anche perché una “sintesi” ha ragion d’essere più a livello circoscrizionale, come sede di servizi e di rappresentanza dei presidenti dei Consigli.

3)  Per evitare un vuoto partecipativo, molto rischioso, sarebbe forse opportuno definire una Road Map, che preveda entro i primi mesi del 2014 una decisione consiliare, in modo da poter attivare gli organismi della partecipazione nei mesi successivi. Con le elezioni (e modalità da definirsi), considerando che molte forze hanno escluso nomine fatte solo dall’alto, dal Consiglio Comunale.

Come ho sostenuto nell’incontro delle Acli, mi sembra preferibile si dia corso in tempi utili  a nuove esperienze partecipative dei cittadini, dell’associazionismo e dei comitati – magari in forme perfettibili in “fase costituente” – piuttosto che inseguire una defatigante “geometria perfetta”. Con il rischio dell’essicazione delle realtà partecipative ancora in vita, che invece meritano – fin da subito  –  di essere valorizzate. Cruciale, oltre la discussione sulle “forme”, è il confronto – come ha sottolineato Fenaroli – sui problemi reali dei cittadini e le soluzioni da mettere in campo.

Claudio Bragaglio

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UN COMMENTO

  1. Ussignurrrrr !!! Ma qui piuttosto di andare avanti si TORNA INDIETRO !! Perchè allora non rispolverare i COLLETTIVI – LE COMUNI – LE ASSEMBLE DI GESTIONE – LE CASE DEL POPOLO ……..Ma se tutte quelle esperienze SONO STATE FALLIMENTI … perchè ritornare indietro ??? Mahhhhhhhh

  2. Martina 52, faccia lei una migliore proposta per dare una risposta (oltre il suo spiritoso: ussignurrr!) alla rappresentanza dei cittadini (e dei loro problemi) sul territorio e nei quartieri. Stellini, il passaggio (nel 2007) da 9 a 5 Circoscrizioni, fu condiviso, poi contrastato (con sei mesi di paralisi del Consiglio), poi condiviso dall’altalena del centro destra. Riforma che fu poi rimpianta dai 5 presidenti di Lega e PDL. In ogni caso è stata la legge finanziaria del 2007 (Prodi) che, nel tentativo di salvare le circoscrizioni (poi distrutte da Calderoli), cercò di ridurre i costi e stabilì il limite minimo di 30 mila abitanti per circoscrizione. Per quanto riguarda i “costi della politica” con la riforma da me proposta essi vennero ridotti da 500 mila a 270 mila euro.

  3. In veste di consigliere di Circoscrizione ( ruolo che ho ricoperto fino a 2 mesi fa) io c’ero quando Lei propose la riforma del decentramento portando le Circoscrizioni da 9 a 5. Ero fortemente contraria alla Sua proposta , soprattutto la "composizione" dei confini circoscrizionali ( da Voi studiata , in modo neppure troppo velato, in modo da conquistarne il maggior numero possibile), gridava vendetta. L’amministrazione Paroli – Rolfi ha proseguito su questa strada , "snobbando " l’urgano decentrato Circoscrizione. Le assicuro che lavorare ( senza neppure il riconoscimento di un simbolico rimborso spese ) con un Territorio di 45 000 ab, non è stato facile. Ha ragione, il colpo di grazia è stato dato da Calderoli , ma se vuole essere intellettualmente onesto ( e Lei di solito lo è) , diciamo che anche da parte del c-sin ( con il governo tecnico vi è stato più di un anno per poter cambiare il decreto Calderoli)non c’è stata la Volontà DI MANTENERE le Circoscrizioni anche nei comuni con almeno 150000/ 180000 ab. E guardi il risparmio che la SUA riforma avrebbe prodotto si è tradotto in un disagio per molti cittadini. Stesso dicasi per l’eliminazione delle Circoscrizioni . Il gioco non è valso e non varrà la candela. Vorrò vedere , senza la mediazione dell’organo decentrato Circoscrizione, dove andranno ad esternare i loro problemi li Soggetti deboli ( anziani, portatori di handicap…..) che sapevano di trovare in tanti ( non tutti e prescindendo dall’appartenenza politica_ partitica)consiglier i il primo contatto con la politica. Non sarebbe stato opportuno invece abolire DA SUBITO, le Province? Ma poi i Partiti come facevano a piazzare i propri uomini? comodo , prima ridurre e poi abrogare le Circoscrizioni dove tante Persone hanno (gratis) speso il loro tempo per la Collettività. Come non ha portato fortuna al c- sin la riduzione delle Circoscrizioni, così anche il c.dx non ha VALUTATO quanto importante fosse per i Cittadini avere "il politico a portata di ……mano"

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