Timido recupero dell’attività produttiva delle imprese manifatturiere bresciane

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Nel secondo trimestre del 2013, l’attività produttiva delle imprese manifatturiere bresciane – secondo le rilevazioni del Centro studi di AIB –  ha mostrato un timido recupero, interrompendo una serie di quattro rilevazioni congiunturali consecutive negative. Sembrerebbero quindi evidenziarsi i primi segnali di una prossima inversione del ciclo  economico,  già percepiti nei primi tre mesi dell’anno. I livelli produttivi rimangono comunque depressi ed una loro tonificazione si registrerà verso la fine dell’anno, grazie soprattutto al sostegno della domanda estera che compenserà la persistente debolezza di quella interna.

 

Nel dettaglio, la produzione industriale in provincia di Brescia ha registrato un modesto incremento sul trimestre precedente (+0,5 per cento), mentre il tasso tendenziale (ossia la variazione dell’indice nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso) risulta negativo per la settima rilevazione consecutiva (-5,0 per cento). Il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2013, è pari a -3,2 per cento. La distanza dal picco di attività pre-crisi (primo trimestre 2008) è molto elevata e si attesta intorno al 30 per cento.

Le previsioni – prosegue il Centro studi di AIB – per i prossimi mesi, tenuto conto anche della pausa estiva, propendono per il sostanziale mantenimento degli attuali livelli produttivi: i progressi attesi per il made in Brescia saranno comunque condizionati dall’orientamento tuttora restrittivo dell’offerta di credito e dalla fragilità dei consumi delle famiglie. Su tale scenario gravano poi alcune incognite, legate all’effettiva consistenza della domanda estera (che potrebbe essere più debole di quanto auspicato, dato il generalizzato rallentamento che sta investendo le economie dei Paesi emergenti), alla piena attuazione ed efficacia delle politiche di sblocco dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, nonché al contenimento dello spread sui titoli di Stato, il cui aumento si ripercuoterebbe sulla provvista bancaria e quindi sulla disponibilità e il costo del credito a imprese e famiglie.

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