Serata in ricordo di Martino Gerevini all’AAB

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Venerdì 11 ottobre l’AAB ricorda Martino Gerevini, un artista, un amico, un socio fortemente impegnato a favore dell’associazione di cui è stato presidente per molti anni. Tutte le pubblicazioni dell’AAB, dagli inviti, al notiziario e ai cataloghi, hanno una apprezzatissima linea editoriale, di grande raffinatezza ed immediatamente riconoscibile, ideata da Martino Gerevini.   

L’artista, scomparso nel 2012 a 77 anni per un improvviso malore, era nato in provincia di Mantova (a Castiglione), ma si è formato alla Tipografia Apollonio a Brescia dove ha lavorato e collaborato per mezzo secolo, divenendone direttore per lunghi anni.

Fausto Lorenzi, nella introduzione al catalogo “SempliceMente”  della  mostra di Martino Gerevini organizzata dall’Associazione Artisti Bresciani nella primavera del 2008, lo ricorda come un operatore visuale a largo spettro che “non conosce la frattura fra arte applicata e sperimentazione, anzi, proprio l’aggancio a problemi tecnici, formali e linguistici specifici dell’attività tipografica è stata per lui una griglia attraverso cui filtrare anche l’esplorazione di una soggettività più lirica e misteriosa, irriducibile a una fredda meccanica formale”.

“È assai probabile  – dice di lui Mauro Corradini – che la misura e l’ordine dell’attività tipografica, in cui Martino Gerevini esprime una parte non piccola della sua percezione visiva delle cose e del mondo, abbiano inciso sulle scelte artistiche, specifiche, che sono state l’altro "volto" del suo operare; ed in entrambe, davvero notevole, il bisogno di equilibrio, il bisogno di quel rigore che ha reso le sue pagine tipografiche e le sue opere di pittura così ferme e serene”.
 Ci è sembrato naturale promuovere l’incontro per ricordare il nostro Gerevini  all’AAB nel periodo in cui sono esposte le opere  di Horatio Garcia Rossi, un grande esponente dell’arte programmata e cinetica, un artista che – afferma Paolo Bolpagni – stimola i fenomeni della visione, ne studia l’instabilità e la mutevolezza, sperimenta le facoltà cinetiche dell’opera.

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