Brescia città provinciale, anche sulle scale del metrò

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di Elisabetta Bentivoglio – In fatto di buone maniere i bresciani che viaggiano sul metrò lasciano alquanto a desiderare. A distanza di un anno e mezzo dalla messa su rotaia dei treni, sembra che il bon ton sia ancora un argomento sconosciuto alla maggior parte dei frequentatori che, forti del proverbio latino “verba volant, scripta manent”, continuano a mantenere comportamenti contrari alle regole non scritte di buona educazione.

Qualche esempio? Mettersi in fila sulle scale mobili (e non) senza mantenere la destra impedendo il passaggio a chi vuole salire a passo spedito, accalcarsi davanti alle porte del treno per entrare il più velocemente possibile senza attendere l’uscita dei passeggeri, ma anche utilizzare gli ascensori come mezzi defaticanti per salire e scendere ai binari senza pensare che il loro utilizzo è riservato al trasporto di persone con disabilità cronica o temporanea, o occupare solo la parte centrale della banchina in attesa dell’arrivo del treno lasciando testa e coda semivuote.

Regole non scritte che la maggior parte dei bresciani che viaggiano sul metrò ignorano, o fanno finta di ignorare. Ma se le persone anziane possono avere la scusante di non aver mai viaggiato in metropolitana, cosa peraltro piuttosto improbabile visto che tutte le principali città italiane e europee sono dotate di una rete metropolitana, giovani e adulti non hanno scuse. Eppure, sono proprio loro i primi a trasgredire. Basta fare un viaggio in orario di entrata e uscita da scuola per accorgersi che i più grandi “maleducati metropolitani” sono proprio gli adolescenti.

Facendo un giro sul web però ci si accorge che tutto il mondo è paese e i bresciani sono sì gli ultimi, ma non gli unici maleducati sotto terra. In realtà ciò che ci distingue, in negativo, rispetto a chi da decenni viaggia in metrò, è la quantità dei “maleducati”. A New York, in una delle città con la rete metropolitana più diffusa e antica del mondo, per ovviare al problema, nel 2010 il trentenne graphic designer Jason Shelowitz, ha lanciato una campagna di guerriglia artistica diffondendo in tutte le stazioni della subway manifesti gialli e neri con il decalogo delle regole di comportamento da seguire sulle scale mobili, le banchine e i vagoni.

Shells ha individuato i comportamenti più fastidiosi dei viaggiatori sotterranei per poi stilare un decalogo di atteggiamenti virtuosi e stamparli su manifesti da sostituire agli annunci ufficiali (quelli che segnalano le deviazioni o chiusure temporanee su una linea) della compagnia di trasporti locale. Il risultato è stato una campagna di affissione illegale e autofinanziata dal nome Subway Etiquette composta da 400 poster (10 per ogni comandamento) che hanno cambiato il modo di viaggiare dei newyorkesi ed educato i turisti al rispetto delle regole non scritte. Oltre alle più comuni, Shell ha aggiunto anche una serie di “regole” che, indipendentemente dalla metropolitana, andrebbero rispettate in qualsiasi luogo pubblico, vale a dire: non mettersi le dita nel naso e non starnutire in faccia al vicino, non scambiare corridoi e banchine per discariche e non viaggiare con cibi o materiali maleodoranti che possono dar fastidio al resto dei passeggeri.

Chissà se un giorno anche i pannelli grigi e spogli che ricoprono i muri della metropolitana di Brescia saranno riempiti e colorati da “avvisi virtuosi” in grado di trasformare i suoi viaggiatori in perfetti gentlemen metropolitani. New York insegna, Brescia impara.

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  1. Il sottoscritto la prende quotidianamente. Oltre a concordare in toto con l’autrice, rilancio: questi frequentatori maleducati sono gli stessi che senti vantarsi di viaggi a Londra, che tornano dal Regno Unito con le pacchiane magliette con la scritta "keep the right"… Però appena ritornano in Italia si "dimenticano" molto in fretta il savoir-fair britannico… Non che a Milano siano tutti bravi, ma almeno a far scendere la gente prima di salire ci arrivano…

  2. Ma cosa possiamo aspettarci da un paese in cui le persone si costituiscono non come cittadini di uno stato, ma come appartenenti a una famiglia, un clan, una tribù? Relazioni sociali da beduini, appunto.

  3. SENZA PARLARE DI CHI USA IN CONTINUAZIONE IL CELLULARE,PARLANDO AD ALTA VOCE AD UN PALMO DA TE,IN ALCUNI DISCORSI NO PRIVACY.BRAVA REDAZIONA,MIPIACCION O QUESTE REALI OSSERVAZIONI,VOGLIAM O PASSARE PAROLA ANCHE ALLE SCUOLE?GRAZIE.

  4. Bravissima Emanuela,a Londra,come in tante altre città Europee esiste;innanzitutto una cultura diversa,inoltre in questo caso uno strettissimo rapporto tra mezzi pubblici e polizia.Se ti beccano sprovvisto di titolo di viaggio,sei perseguito anche con 48 ore di fermo oltre all ammenda E…LO FANNO VERAMENTE.

  5. per tutte le azioni quotidiane dell’italiano (non solo del bresciano) … pensate che saremmo il quarto mondo se fossimo un popolo avvezzo all’etica, morale ed educazione? una delle principali forme di apprendimento è per emulazione. Sndate voi a spiegare alle educande giovani generazione i buoni principi con consiglieri regionali che si compano mutande, diabolik, orsacchiotti pagandoli con le nostre tasse …

  6. Vorrei solo fare un’osservazione: in realtà, all’inizio i bresciani ci avevano provato a lasciar scendere prima gli altri passeggeri e poi a salire loro. Quando però si sono resi conto che il tempo di apertura delle porte è fissato e incontrovertibile (insomma, quelle porte si aprono e chiudono come falci indipendentemente da tutto e tutti) e qualcuno ha cominciato a perdere il treno per il solo fatto di aver fatto prima scendere gli altri, allora la buona abitudine è stata troncata. I bresciani non si accalcano alle porte perché sono maleducati, ma perché hanno paura di non riuscire a salire per tempo. E in ogni caso, nel sangue bresciano ci sono almeno cento anni e più di tram, bus e filobus: lasciamo il tempo al tempo e anche noi impareremo le buone maniere.

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