Allarme sicurezza, Silp: organico e risorse della polizia insufficienti

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Il Presidente del Silp Luigi Sepe lancia un allarme sicurezza: riportando dati dal Viminale, afferma come Brescia risulti maggiormente insicura tanto da essere in classifica come terza città in Lombardia e la ventiduesima in Italia per le intrusioni dei ladri nelle case. Dall’altro lato, la Silp denuncia  il fatto che l’organico della polizia e le risorse sono insufficienti per monitorare la situazione e operare nella direzione della prevenzione.

 

DI SEGUITO IL COMUNICATO INTEGRALE

È possibile che la crisi economica abbia provocato l’aumento dei reati predatori tra cui i furti in abitazione, e tanto è grande l’allarme sociale creato anche da un singolo furto in un singolo paesino della nostra provincia, tanto è poca la possibilità d’azione e di risoluzione del caso per le forze di polizia. Il rapporto tra recessione e ondata delinquenziale è evidenziato anche da un recente sondaggio da Censis e Confcommercio: oggi il 90 per cento degli imprenditori dichiara di non sentirsi sempre sicuro nella zona in cui opera. Non è trascurabile l’aspetto di questo crimine che negli ultimi tempi ha assunto un volto diverso, cruento e inquietante per le persone coinvolte, legato al fatto che a volte le irruzioni anche a mano armata per rubare nelle abitazioni avvengono con le persone presenti quindi, un furto che si trasforma in rapina con l’aggiunta del sequestro di persona, cittadini legati e chiusi in stanze per ore fino all’arrivo dei soccorsi.

L’amara e sconfortante constatazione è che la quasi totalità dei fascicoli contro ignoti trattati dalla procura della Repubblica negli ultimi anni sono stati archiviati. Vale a dire che nel 99 per cento i furti non hanno una soluzione giudiziaria e quindi i cittadini depredati restano senza risposta. I dati di natura giudiziaria evidenziano nella fattispecie risvolti che incidono e coinvolgono profondamente l’aspetto legislativo che deve consistere, a nostro avviso, in una rapida inversione di rotta circa le pene e i benefici di legge a riguardo, che rivedano nella loro complessità il giusto peso nella restrizione della libertà personale in rapporto alla misura cautelare. 

Il problema dei furti nelle abitazioni esiste ed è grave, al di là di quello che possono dire le statistiche, ed è indubbio che l’allarme sociale che sta creando questo fenomeno sta modificando il modo di vita con cui i bresciani vivono nelle loro realtà territoriali e nelle proprie case. Il fenomeno è complesso, difficile da estirpare perché gli autori di questo genere di reati, nella maggior parte dei casi sono esponenti di bande itineranti ben organizzate, spesso composte da persone straniere provenienti dall’Est Europa magari legalmente presenti sul territorio, e la sponda gardesana è tra le più colpite.

Brescia, rispetto al recente passato risulta maggiormente insicura tanto da risultare in classifica come terza città in Lombardia e la ventiduesima in Italia per le intrusioni dei ladri nelle case. Dai recenti dati messi a disposizione dal Viminale emerge che i furti in abitazione si sono impennati (oltre il 21% in un solo anno) come quelli commessi su auto (circa il 47%), anche gli scippi e le frodi informatiche hanno subito la stessa sorte aumentando esponenzialmente il senso di insicurezza percepita dalla collettività. Nel caso dei furti in appartamento è difficile individuare elementi comuni e tracce sulle quali sviluppare un’indagine.

Indagare su un furto in abitazione non è impresa semplice. Pertanto, la prevenzione e il controllo del territorio sono elementi imprescindibili, di fondamentale importanza che richiedono un’equilibrata distribuzione delle risorse umane che purtroppo, a Brescia e provincia sono scarse come ripetiamo da anni. La Questura di Brescia ha una pianta organica ferma al 1989 costituita da meno di 400 dipendenti quando ne dovrebbe prevedere quasi 500, i colleghi andati in quiescenza e quelli riformati dal servizio per inabilità fisica non sono mai stati sostituiti. Solo in parte si coprono i disavanzi legati ai trasferimenti. Non lascia speranze nemmeno la situazione cronica di carenza e inefficienza inerente gli strumenti e i mezzi adoperati tra cui gli autoveicoli per pattugliare le strade, auto che vengono utilizzate senza sosta che hanno in media 200 mila kilometri. Il logoramento provoca guasti e mette a rischio la vita di chi deve fare inseguimenti ad alta velocità su vetture che meriterebbero la rottamazione. Così tra officina e posti mancanti la pianificazione salta.  Quindi, possiamo tranquillamente sostenere che Brescia e tutta la sua provincia non sono un’isola felice inoltre, non va tralasciata la considerazione che tra pochi mesi verrà inaugurata una nuova autostrada, la Brebemi e che la sua apertura connessa al flusso di persone e merci che l’accompagneranno, insieme all’auspicato sorgere di nuove attività economiche e lo svilupparsi di quelle esistenti, potrebbe portare ulteriori problemi sotto il profilo della sicurezza.  

Di fronte all’esito delle indagini a carico di ignoti, totalmente fallimentare, in posizione speculare si colloca anche la ritrosia delle persone a recarsi in Questura o in Caserma per sporgere denuncia dopo un’intrusione in casa. Su tale aspetto, occorre affermare che lo spirito civico non c’entra nulla, e la poca fiducia nelle forze dell’ordine non è l’elemento cruciale. Ci sono reati per i quali la mancata denuncia deriva da tutt’altro. La spinta a denunciare varia a seconda del calcolo costi-benefici che le persone derubate fanno: «se penso di non avere la minima speranza di riavere la merce rubata non perderò ore allo sportello denunce». Quindi, per tale tendenza è necessario riuscire a sviluppare nuovi e migliori metodi comunicativi  in modo tale da affrontare quello che rappresenta un vero è proprio allarme sociale in strumenti e linee guide fondamentali come sistema di protezione, un connubio costante tra cittadini e forze dell’ordine. Pertanto, iniziamo a dire che la denuncia non va mai evitata anche solo per il fatto che spesso capita di ritrovare la refurtiva di più colpi ed è estremamente importante avere riferimenti chiari sulla popolazione che li ha subiti, senza dimenticare che sono le denunce a dare la dimensione del problema. Bisogna che tutti facciano la loro parte. È giusto sollecitare i cittadini a non rinchiudersi e a non isolarsi, a collaborare con le forze di polizia, a segnalare sempre quando notano auto e persone sospette nei pressi delle abitazioni proprie o dei vicini e quando suona un allarme, fornendo dati utili a riguardo.  

Uno dei problemi che nessuna forza politica ha mai affrontato è l’efficienza delle forze dell’ordine. C’è una cattiva distribuzione delle risorse, ci sono studi noti al Viminale su questo e sul difficile  coordinamento delle forze che produrrebbe risparmi per miliardi. È un assoluto tabù di cui nessuno parla se non qualche sparuta sigla sindacale della Polizia di Stato tra cui il SILP CGIL, un argomento divenuto il fulcro centrale delle battaglie quotidiane. L’altra grande questione ha a che fare con il contrasto all’immigrazione clandestina. Abbiamo un sistema di controlli degli irregolari che è inefficiente e frustrante per chi se ne occupa. Le promesse sulla sicurezza sbandierate da tutti i politici in campagna elettorale non si sono tradotte finora né in riforme, né in risorse. Anzi, su questo fronte la spending review rischia di avere effetti devastanti. Il blocco del turn over nella Polizia come nei Carabinieri fa salire l’età del personale, che quindi è meno idoneo a rincorrere ladri o passare la notte per strada. Abbiamo una delle polizie più vecchie d’Europa, con un età media di 45 anni. Senza rimpiazzi, il buco nero negli organici ha toccato oltre il 10 per  cento, circa 27 mila donne e uomini in divisa, quanti basterebbero per presidiare un’intera regione. Inoltre, sussiste una grande carenza di incentivi: gli operatori fronteggiano ogni genere di problemi, nonostante l’accumularsi di ritardi nel pagamento delle ore prestate per turni di lavoro, spesso massacranti, in regime di straordinario, per le missioni e per servizi di ordine pubblico. Eppure, i sistemi per garantire una maggiore efficienza in riferimento alla sicurezza percepita ci sono, basta eliminare gli sprechi operativi. Ogni giorno oltre 2 mila operatori svolgono servizi di scorta. Personale che potrebbe essere in buona parte recuperato per indagini e controllo del territorio. C’è poi la battaglia degli stadi: oltre 2900 partite di calcio l’anno, che impongono schieramenti massicci per contenere le tifoserie violente che insieme ad altre manifestazioni di protesta, i servizi di ordine pubblico impegnano, da quanto emerge dalle statistiche recenti, 800 mila tra poliziotti, carabinieri e finanzieri. Altri 251 mila servono per i centri di identificazione degli extracomunitari, una spesa che si aggira attorno agli 800 milioni di euro, fondi sottratti al presidio del territorio. La sicurezza deve essere vista come un investimento così come fanno le banche: ogni anno gli istituti di credito spendono 800 milioni per migliorare la protezione e le rapine continuano a diminuire. In definitiva, un piano di sicurezza partecipata, d’altronde non si può, per tutto ciò che è sta fin qui sostenuto, delegare tutto alle forze dell’ordine.

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