Riordino Province, Orlando (Pd): “E’ un primo passo che va nella direzione giusta”

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È positivo il giudizio del segretario provinciale del Partito Democratico bresciano rispetto alla “Riforma Delrio” sul riordino delle Province approvata definitivamente ieri dalla Camera dei Deputati: “Prima ancor del merito, il valore principale dell’approvazione della riforma sta nel fatto che, finalmente, stiamo dimostrando che con un po’ di buona volontà e di forte determinazione le riforme in Italia si possono fare; dopo alcuni decenni di proposte, di discussioni, di tentativi finiti male, il percorso di aggiornamento dell’assetto istituzionale italiano è partito e sta cominciando a dare i primi risultati concreti. Va dato atto al Governo, in particolare al premier Renzi e al Ministro delle Riforme Boschi, che l’impulso dato fin dai primi atti è stato straordinario, dimostrando per altro una forte sintonia con le aspettative dell’intero Paese”.

“Nella riforma – prosegue il segretario Orlando entrando nel merito – ci sono cose convincenti, come il numero e la qualità delle funzioni che restano in capo ai nuovi enti di secondo livello o il risparmio sulle indennità degli amministratori (calcolato, a livello nazionale, in 318 milioni di euro), altre che invece dovranno essere meglio calibrate quando si affronteranno le riforme costituzionali, in particolare il Titolo V. In quella sede andrà meglio definita la ripartizione delle competenze tra Regioni, comuni ed altri enti sovra-comunali (visto che l’obiettivo sarà arrivare ad una vera e propria abolizione, anche in Costituzione, delle Province) e soprattutto dovrà essere fatta, a mio parere, una riflessione supplettiva sulle aree metropolitane. Oggi, nella riforma, ne sono state individuate 10 e Brescia non è tra quelle; ed è un prolema, perché una Provincia come la nostra (più grande, con più abitanti e con un tessuto produttivo più ricco di molte regioni esistenti) meritava un’attenzione maggiore e un riconoscimento dal punto di vista istituzionale più rilevante. Del resto, sono il primo a sostenere che la nostra difficilmente potrebbe essere considerata un’area metropolitana: abbiamo una città capoluogo di medie dimensioni e una grande ed estesa provincia, nulla a che fare con metropoli come Roma, Milano o Napoli che hanno poco territorio intorno… Ecco perché serve un di più di riflessione, per dare il giusto peso ad una realtà importante come la nostra”.

Ma c’è un altro aspetto della “Riforma Delrio” che sta suscitando polemiche, quello relativo al numero di consiglieri nei comuni che è stato aumentato: “Su questo aspetto voglio essere molto chiaro – afferma Michele Orlando – le critiche che sento in proposito le trovo assolutamente demagogiche e fuori luogo. I Consigli Comunali sono i luoghi dove si esercita la democrazia nei vari territori, dove sono rappresentate le istanze dei cittadini, dove vengono prese le decisioni più importanti che riguardano i paesi: ridurre eccessivamente il numero dei consiglieri significa ridurre gli spazi della democrazia e i contributi per prendere decisioni migliori. È vergognoso sostenere che così facendo si alimenta ancora una volta la casta: ma lo sanno che un consigliere mediamente, nei nostri comuni, prende circa 200 euro lordi all’anno? Ma di quale casta stiamo parlando? Qui c’è da garantire una giusta rappresentanza democratica e il provvedimento approvato va nella giusta direzione”.

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UN COMMENTO

  1. Un conto è la rappresentanza democratica, altro è l’immenso potere affidato per legge agli Esecutivi ed ai Sindaci che ha ridotto le aule consiliari a semplici luoghi di rassegnata ratifica di decisioni già prese. E poi c’è la ridefinizione complessiva delle competenze ma anche delle risorse degli Enti, che dovevano essere statuite in toto prima di "riconfezionare" le province e lanciare le aree metroplitane. La demogogìa, caro Orlando, abita a casa sua cioè in casa piddina. Ci risentiamo dopo le Europee…

  2. Condivido la valutazione del segretario Orlando sulla legge Delrio. Come pure – sul rapporto mortificante tra Consigli ed esecutivi le considerazioni preoccupate del “pentastellante” (che seguo sempre con curiosità). A mio parere la questione che oggi ci si pone non è tanto l’elezione indiretta del nuovo livello intermedio tra regione e comuni (che ci può state), ma la definizione di compiti e funzioni assegnati con la modifica costituzionale del Titolo V. Una sfida positiva anche per il M5S. Anch’io vedo il rischio della demagogia. Per questo ritengo che l’abolizione sic et simpliciter delle province (cmnq si chiamino) sia una follia amministrativa. Non parlo di quelle false che meritano l’abolizione, ma di quelle che sono indispensabili in realtà come le ns (su temi come viabilità, ambiente, scuole superiori,…). A meno di fare la fine che abbiam fatto in sanità: quella d’un insopportabile centralismo regionale! Si può chiamare diversamente, ma un livello intermedio tra regione e comuni, su determinate materie e servizi, è semplicemente indispensabile!

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