Ambiente, Pro Lombardia Indipendenza: Brescia è la terra dei fuochi lombarda

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Disparità di trattamento tra nord e sud, soprattutto in materia ambientale. Questo l’allarme lanciato da Pro Lombardia Indipendenza, che già in altre occasioni aveva organizzato presidii vicino alle aree bresciane contaminate. Il partito fa appello a ministero e sindaco, affinché non sia solo la Terra dei Fuochi campana ad essere oggetto di attenzione, ma anche la zona Caffaro e la cava ex Piccinelli di Brescia ad essere considerate come "urgenti".

DI SEGUITO IL COMNICATO INTEGRALE

«La Terra dei Fuochi (area tra Napoli e Caserta) è il progetto prioritario del mio ministero, qui si è stuprato il territorio e di questo stupro è responsabile tutto il Paese e quindi tutto il Paese si deve fare carico di questo problema». Su Bagnoli (ex area siderurgica del napoletano): «Abbiamo i 48 milioni e da parte del ministero non c’è nessun ritardo sulla bonifica». Quanto alle risorse stanziate: «Intanto mettiamoci questi, poi se ci sarà necessità troveremo anche gli altri». Questo ha dichiarato il ministro dell’ambiente del governo Renzi in visita a Napoli, il 27 marzo 2014. Per la cronaca, il decreto legge 136/2013 del governo Letta prevedeva già disposizioni urgenti per il risanamento delle aree della Campania identificate come “Terra dei Fuochi”, tra le quali lo stanziamento di 50 milioni di euro per effettuare screening sanitari sulla popolazione interessata e la velocizzazione delle bonifiche. Per la cronaca, questa volta giudiziaria, il risanamento dell’area di Bagnoli in questo mese di aprile arriva a processo, con l’accusa che ipotizza che le bonifiche non siano state realizzate, nonostante lo Stato abbia già speso 107 milioni di euro.

Intanto, Brescia continua a convivere da decenni con il sito di interesse “nazionale” Caffaro e la cava ex Piccinelli. La Caffaro è un’azienda chimica in liquidazione dal 2009 che per decenni (a meno di un chilometro dal centro della città) ha contaminato suolo, sottosuolo e acque con PCB, diossine, mercurio e arsenico, tutti pericolosissimi elementi cancerogeni (e infatti i cittadini bresciani si ammalano sempre più di tumore, malattia che è diventata ormai la prima causa di morte nel bresciano): servirebbero oltre cento milioni di euro per la bonifica, eppure l’8 febbraio 2014 al museo di scienze naturali si sono udite dichiarazioni sconcertanti: un dirigente del Comune di Brescia ha affermato che troppe critiche sono state rivolte all’azienda Caffaro e che dovrebbero essere i privati a farsi carico della bonifica dei parchi contaminati; l’assessore all’ambiente Fondra ha biasimato l’immobilismo degli ultimi dieci anni dimenticando che prima della giunta Paroli il centrosinistra ha governato la città dal 1993; infine una dirigente del ministero dell’ambiente incredibilmente ha avuto il coraggio di vantare la messa a disposizione di 1 milione di euro in aggiunta ad altri 7 milioni già stanziati a favore di tutte le emergenze ambientali (e non solo del sito Caffaro) nella provincia di Brescia.

La cava ex Piccinelli è un’altra area ad altissimo rischio ecologico, dove da più di vent’anni sono ammassati duemila metri cubi di fusti contenenti rifiuti radioattivi. Pochi giorni fa, il 31 marzo, Il Fatto Quotidiano ha rivelato che l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) ha certificato per la prima volta che il 6 ottobre 2013 “si è verificata la parziale sommersione di uno spessore di 10-20 centimetri dei volumi radiocontaminati” presso la cava ex Piccinelli; solo una settimana prima, il 24 marzo, l’assessore Fondra ammetteva che la falda poteva essere contaminata ma che la situazione era sotto controllo e che il Comune non aveva nessun progetto concreto per la bonifica (solo vaghe intenzioni) e servirebbero molti milioni di euro. Così si esprimeva Fondra: “Il Comune ha facoltà di intervenire ma solo in caso di emergenza, ma per ora i dati escludono questo scenario”. Peccato che nel consiglio comunale del 6 settembre Fondra avesse promesso che avrebbe sollecitato l’intervento del Ministero dell’ambiente e avrebbe cercato di reperire le risorse necessarie per la messa in sicurezza e la bonifica: dopo 7 mesi il nulla.

Brescia, pur essendo una delle città più inquinate del mondo, non gode evidentemente dell’attenzione che lo Stato italiano riserva a Napoli e alla Campania: nessun ministro promette bonifiche veloci e decine di milioni di euro; nessun governo ha mai chiamato in causa il “Paese” in nome della salvezza di Brescia; l’inquinamento di Brescia non è un problema del “Paese” e neppure degli amministratori locali che se ne lavano le mani, ma solo dei bresciani a cui non resta altro che ammalarsi e morire.

Brescia, città operosa abituata al sacrificio del lavoro, pruduce le risorse necessarie per bonificare i siti più pericolosi e inquinanti (Caffaro e cava ex Piccinelli) ma non ha a disposizione queste risorse perché la quasi totalità di ciò che produce è trasferito a Roma e non torna più indietro: ad esempio, solo nel 2012, al netto di ciò che lo Stato italiano ha restituito ai bresciani sotto forma di trasferimenti e servizi, Brescia ha vantato un credito di oltre 1 miliardo di euro verso lo stesso Stato italiano. Soldi indispensabili per bonificare il nostro ambiente martoriato ma che uno Stato rapace ci nega per alimentare le sue clientele, i suoi sprechi e le sue inefficienze.

Al Sindaco Del Bono e alle associazioni ambientaliste diciamo che non è elemosinando qualche milione di euro a Roma che risolveremo le croniche emergenze ambientali di Brescia, ma solo denunciando il ladrocinio di questo Stato che per noi si è trasformato ormai in omicidio di Stato a danno di tanti nostri concittadini.

Noi indipendentisti lombardi non ci stancheremo mai di rivendicare l’indipendenza della Lombardia come unica soluzione anche per i drammi ambientali di Brescia: non vogliamo morire di cesio 137, diossine, pcb. non vogliamo morire di stato italiano.

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