Il nuovo Procuratore generale Dell’Osso: subito una sede distrettuale antimafia a Brescia

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L’aveva chiesta quando era Procuratore Vicario della Direzione Nazionale antimafia (leggi la notizia), l’ha ribadito ieri alla presentazione nella veste di nuovo Procuratore Generale davanti agli organi di stampa. Inizia nel solco della coerenza il nuovo incarico bresciano di Pierluigi Maria dell’Osso, che torna a chiedere che a Brescia venga insediata una sede della Dia.

Negli ultimi vent’anni Dell’Osso nella Procura Nazionale Antimafia, fondata assieme ad altri 19 colleghi, ha coordinato le procure distrettuali di Brescia e di Milano e la lotta alla ‘ndrangheta. Per questo motivo sa bene quanto sarebbe importante per la nostra città la creazione di una sede della Dia, e quanto sarebbe importante in una logica di presidio del territorio lombardo visto che in tutta la regione solo Milano può contare una sede Dia. 

Dell’Osso farà il possibile per centrare il suo obiettivo, ma da solo non potrà fare molto. Le sue parole riportate stamane sulle colonne di Bresciaoggi: «Non farò promesse di risultati con riferimento a ciò che non dipende da me, mi impegnerò a fare tutto ciò che è in mio potere fare. La sezione Dia io la farei domani… così come l’implementazione cospicua degli organici e degli uffici giudiziari a Brescia, nessuno escluso e con la Procura in testa. Che mi impegnerò strenuamente in questa direzione, è cosa che posso, voglio e debbo promettere. Poi dipenderà dalla sensibilità e dalla possibilità di chi dovrà decidere. ci sono studi e procedimenti che abbiamo avviato che ci indicano di mutamenti della ‘ndrangheta e di un fervore di attività che riguarda macroaree cui Brescia non è assolutamente estranea». 

Che l’insediamento di Dell’Osso arrivi proprio ora è molto importante anche per quanto riguarda l’appuntamento con Expo: «Come membro e componente della commissione prefettizia per l’alta sorveglianza e vigilanza sui rischi d’infiltrazioni mafiose nei lavori dell’Expo – ha spiegato ieri il Procuratore Generale – ho un chiaro quadro delle problematicità. Si tratta di un evento che attrae fortemente per i suoi risvolti economici la malafinanza tout court, e anche le consorterie criminali italiane e straniere che vedono nell’evento grandi possibilità di acumulare ricchezze illecite e magari anche di riciclare. Se l’Expo è l’Expo di Milano, lo è anche della Lombardia».
(a.c.)

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