Prolungamento metrò, Bragaglio: una decisione va presa, io punterei alla Valtrompia

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Con una lettera aperta l’ex assessore e consigliere del Pd in Loggia, Claudio Bragaglio, interviene per tracciare una linea sul futuro del metrò cittadino e un suo possibile prolungamento. Prolungamento che, per il democratico, dovrebbe partire con il vettore della Val Trompia, “considerato anche il rilevante carico passeggeri tra i comuni della Valle” che oggi conta oltre 10mila passaggi giornalieri.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA:

Sulla stampa le cifre del Metrò, illustrate in sede di Commissione consiliare dall’assessore Manzoni. Meritata la soddisfazione per i risultati ottenuti, anche se con preoccupazione per alcune cifre pesanti: circa 20 mln per il bilancio della Loggia.

Nondimeno, però, nella sfida del futuro per la riorganizzazione del trasporto pubblico riemerge la questione del prolungamento del Metrò. Per ora, molte e contraddittorie le opzioni in campo. Per non dire delle fantasie per linee d’un Metrò a raggiera!

Di recente la riproposta dell’assessore regionale, Alberto Cavalli, per la direttrice di Montichiari. Altri puntano verso ovest, sulla linea per Iseo, o verso est per Rezzato. Mentre s’accumulano i faldoni di documenti per l’originaria estensione in Val Trompia.

Troppe opzioni per non dar luogo alla certezza d’una paralisi decisionale. Mentre sullo sfondo si staglia l’apologo dell’asino di Buridano – con le sue cuoia tirate per fame – incerto nella scelta tra i troppi mucchi di fieno.

Contro la fattibilità del prolungamento segnalo due autorevoli interventi. Riflessioni serie, per molti aspetti anche condivisibili, ma che meritano a mio parere anche una qualche obiezione. Il primo del dott. Roberto Moreni, dirigente di valore in Comune, e poi “in cantiere” per il Metrò, che ritiene “irrealistica” l’estensione. Il secondo, dell’arch. Alessandro Benevolo che, sulla rivista “Città e Dintorni”, svolge un’analisi approfondita, con un richiamo a Rennes. Una conurbazione urbana che, pur essendo simile a Brescia, evidenzia però “una differenza abissale” nell’uso diffuso del mezzo pubblico. Realtà su cui aveva richiamato l’attenzione anche l’avv. Onofri con l’interessante convegno promosso nel 2011 dalla sua “Officina della città”.

Benevolo obietta – con ragione – che il Metrò possa diventare esso stesso una “rete” e ritiene quindi fondamentali le modalità della sua connessione con la rete leggera (Bus, Lam, Bike). Ma ai “metrottimisti” (tra i quali m’annovero) riserva poi la doccia fredda sull’eventuale prolungamento. Su alcune sue obiezioni (penso allo sfioccamento verso la Fiera Eib) mi sentirei di convenire, mentre invece mi pare non venga valutata nello specifico l’estensione in Val Trompia.

Le obiezioni economiche hanno oggi un fondamento evidente. Ma, a mio parere, la questione vera è di prospettiva. Anche per poter conseguire quei “grandi numeri” nel trasporto pubblico indispensabili per lo stesso riequilibrio finanziario. Ben sapendo che rinviando sine die la scelta tra le opposte opzioni significa precludersi ogni possibile soluzione anche per il futuro.

Infatti considerando il percorso del Metrò, partito nell’85 – e va reso omaggio alla progettualità di Piero Padula – ma realizzato 25 anni dopo, si tratterebbe fin d’ora di dare corso ad un “accordo programmatico” che poi vivrà nei suoi lunghi tempi scanditi dai bilanci dei vari enti coinvolti.

Ma una decisione va assunta per attivare complessi meccanismi realizzativi e per allocare le necessarie risorse finanziarie (Stato, Regione…). Brescia può svolgere un ruolo decisivo proprio per realizzare quanto stabilito dal sindaco Del Bono nel suo Programma. Così per la “Giunta dei sindaci” e la futura Provincia che manterrà competenze sui trasporti. Così per “Brescia Mobilità” e per i nuovi soggetti (Agenzie TPL) istituiti dalla legge 6/2012 della Lombardia.

Oggi, a mio parere, anche le condizioni politiche locali sono migliori rispetto al passato, potendo acquisire anche importanti scelte maturate dalla Giunta Paroli. Ed, in particolare, la svolta positiva impressa nel 2010 dalla Lega, con Rolfi e con Gallizioli alla presidenza della commissione Metrò.

Tra le varie opzioni anche a me sembra auspicabile quella della Val Trompia, considerato anche il rilevante carico passeggeri tra i comuni della Valle (già oggi la portata è di circa 10 mila passeggeri per giorno medio). In ogni caso, ed al di là del confronto sulle diverse opinioni, s’impongono scelte. Infatti la necessaria riorganizzazione dell’intermodalità e della rete allargata della mobilità – con gli evidenti riflessi anche sullo stesso equilibrio finanziario – non potrà prescindere dalla struttura “gravitazionale” che assumerà in prospettiva proprio il “sistema conurbano” del Metrò.

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  1. Concordo pienamente con il prolungamento verso la valle trompia (almeno fino a sarezzo). Considerando che Brescia è relativamente piccola, gli attuali tempi di percorrenza dalla valle trompia a brescia, sono sproporzionati se raffrontati all’attraversamento della città, perciò per chi oggi arriva dalla VT non è conveniente parcheggiare all’attuale capolinea. Diverso sarebbe invece poter accedere alla Metropolitana già a Sarezzo. la convenienza in tempi e costi sarebbe enorme per tantissimi utenti.

  2. Urpo, non vorrei che da "metrottimista" storico il compagno Bragaglio fosse lui pure divenuto un seguace di Renzi. Nello specifico, quello del Metrobus, gli eccessi di ottimismo guascone e le pirotecniche iniezioni di speranza si scontrano implacabilmente con i numeri: alla sola gestione el Metrobus mancano all’appello nelle casse comunali qualcosa come 21 milioni di euro l’anno, non solo quest’anno quindi. E con la certezza di un ulteriore aggravio di costi futuri dovuto alle manutenzioni tecniche. Di quale prospettiva si possa oggi parlare, dall’intermodalità ad un sitema conurbano, evocando peraltro risorse inesistenti (Stato, Regione, Comune) ci è realisticamente ignoto. Fossi in Bragaglio proverei però a chiedere un piano di fattibilità, un vero business plan, ad Ettore Fermi così almeno, come nel Gioco dell’Oca, torniamo al punto di partenza e ricominciamo a sognare…a sperare…a sognare…a sperare…

  3. Non c’è nulla da fare …..i politici (di solito si intendono coloro che dovrebbero agire per il bene della polis) bresciani sono totalmente sordi al buon senso ; continuano ad insistere per metropolitane, autostrade, raccordi e corde molli…non vedono altro. Non vogliono capire che l’ambiente bresciano e ormai inadatto alla vita sana …ora che, loro malgrado, il problema dell’acqua potabile (?) inquinata (dal sempre benedetto sviluppo industriale) è emerso in tutta la sua gravità non si pongono minimamente il problema di trovare una soluzione ma persistono in faraoniche soluzioni che possono solo aumentare l’indebitamento delle generazioni future e che però danno loro l’ebbrezza di diventare realizzatori di tanti ponti sullo stretto di Messina. Non ne possiamo più di questi megalomani incompetenti che hanno lasciato che Brescia sia diventata la terza città più inquinata d’Europa. Continuate a votarli…..

  4. Fermiamolo e fermiamoli intanto che siamo in tempo. Sulla mobilità non servono altri debiti ma serve trasportare la gente ottimizzando quello che si ha già. Esempio Valle Trompia:corsia preferenziale bus non fori e strafori e mutui e tanto altro che segue.

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